LA FINTA TREGUA A GAZA

Fonte Foto: Mohammed Al Hajjar

A tre mesi dal cessate il fuoco tra Hamas e Israele il livello di tensione resta alto nell’enclave palestinese.

Nella giornata di ieri l’esercito israeliano ha colpito le postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta alle manifestazioni che sono avvenute durante la notte lungo la barriera di separazione tra Israele e la Striscia di Gaza. I palestinesi hanno lanciato esplosivi e bruciato pneumatici con lo scopo di spingere Israele ad allentare le restrizioni su Gaza. Il ministero della salute a Gaza ha dichiarato che 11 palestinesi sono stati feriti negli scontri.

A partire da quando il fronte islamista Hamas ha iniziato a controllare Gaza nel 2007, a seguito della vittoria alle elezioni, ci sono stati quattro pesanti scontri con Israele, l’ultimo dei quali risale a questo maggio. Dal 2017, inoltre, è stato imposto da Israele su Gaza un terribile blocco che limita il movimento di merci e persone al suo interno ai danni dei due milioni di persone che abitano in quest’area.  

A fine aprile di quest’anno le tensioni tra le comunità palestinesi e le forze di sicurezza israeliane si sono acuite, causa le operazioni di sgombero forzato che hanno interessato il quartiere di Shaykh Jarrah e i disordini avvenuti alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme Est. A fine maggio poi, grazie alla mediazione dell’Egitto, è stato pattuito un cessate-il-fuoco tra Hamas e Israele.  

Tuttavia, il livello di violenza a Gaza, nonostante la tregua e l’annuncio israeliano questo mese di una ripresa degli aiuti del Qatar, non è certo diminuito. Ancor prima dei recenti episodi, infatti, il 17 giugno dei missili israeliani hanno colpito diversi siti appartenenti a gruppi armati legati a Hamas a nord-ovest di Gaza City. È stato preso di mira anche un edificio dell’amministrazione civile a est di Jabaliya e un campo agricolo a est della città meridionale di Khan Younis

Oggi le proteste dei palestinesi a Gaza non sono destinate a fermarsi “L’occupazione non godrà della calma a meno che l’assedio alla nostra amata terra non venga revocato”, ha detto Abu Omar, un portavoce dei manifestanti secondo quanto riportato da Al-Jazeera. Intanto preoccupano le dichiarazioni del primo ministro israeliano Naftali Bennett che ha dichiarato domenica scorsa: “Opereremo a Gaza secondo i nostri interessi”. 

La situazione è tutta in divenire. Quello che è certo che Gaza continua a consumarsi una terribile umanitaria, a cui la comunità internazionale fa fatica a rispondere, e che uno dei conflitti eterni del Medio Oriente è diventato, da un po’ di tempo a questa parte, di nuovo caldo e non c’è alcun piano di risoluzione effettivo all’orizzonte.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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