COREA DEL SUD: COS’È IL SEMEN TERRORISM E PERCHÉ DEVE ESSERE CRIMINALIZZATO

Fonte Foto: https://nationalpost.com/news/world/south-korean-politicians-want-semen-terrorism-labelled-as-a-sex-crime

La mancanza di un opportuno riconoscimento giuridico riguardante particolari tipologie di molestie sessuali, sempre più diffuse nella Corea del Sud, sta spingendo alcuni legislatori nazionali a predisporre un disegno di legge che renda possibile, previa discussione e approvazione, emendamenti al codice penale.

Cos’è il semen terrorism

Nella Corea del Sud, ufficialmente Repubblica di Corea, con il termine semen terrorism, si tende ad identificare un tipo di comportamento che presuppone il consegnare segretamente, all’insaputa della vittima, liquido seminale su oggetti o effetti personali delle donne.

Il termine terrorismo, in questo particolare caso, non è fuorviante né tanto meno utilizzato in maniera impropria. Applicato al caso specifico, il termine assume una caratteristica del tutto funzionale alla chiarificazione ed identificazione formale di una serie di azioni criminali, deplorevoli e premeditate, dirette alla produzione di un danno nei confronti delle vittime con l’intento di suscitare sentimenti di turbamento e inquietudine.

Il semen terrorism e le azioni che lo caratterizzano sono, infatti, incentrate sulla commissioni di atti che presuppongono come scopo il diffondere una condizione psicologica di generale preoccupazione e turbamento nei confronti delle vittime, provando ad umiliarle ed offenderle in qualche modo. 

Mancanze giuridiche

Nell’ultimo anno sono stati numerosi i casi giuridici, portanti davanti ai tribunali nazionali, in cui diversi uomini sono stati accusati di aver eiaculato sugli effetti personali di alcune donne. Azioni commesse con intenti premeditati con il chiaro fine di offendere, pregiudicare ed umiliare le vittime.

Analizzandone la fattispecie, questi comportamenti manifestano un chiaro ed evidente coinvolgimento piscologico, dove i soggetti autori di tali azioni deplorevoli sono interessati a perseguitare e oltraggiare le vittime. 

I casi presentati davanti ai tribunali nazionali hanno messo in luce una condizione di preoccupante continuità di tali azioni, che non rappresentano casi isolati, piuttosto essi si dispiegano come comportamenti reiterati nel tempo. Ad allarmare l’opinione pubblica e i legislatori nazionali, quindi, è la totale assenza, dal punto di vista propriamente giuridico, di un’identificazione di questi comportamenti, i quali mancano di un chiaro riconoscimento e di un’appropriata legittimazione all’interno del codice penale.

Sebbene, infatti, il codice penale sudcoreano includa al suo interno una sezione dedicata esclusivamente ai crimini sessuali e, nello specifico, una sezione del Capitolo XXXII riguardante i ‘’Delitti in materia di Stupro e le  Condotte Infamose,’’ il semen terrorism e la sua pratica deplorevole non rientra nelle fattispecie elencate relative ai crimini di natura sessuale. Di conseguenza, l’assenza di un appropriato riconoscimento giuridico, rende la questione critica e spinosa, poiché espone il problema a fraintendimenti ed effettive mancanze di tutela. 

Quindi, in virtù dell’urgenza di criminalizzare questa pratica sempre più diffusa nella Corea del Sud, i legislatori stanno valutando la possibilità di aggiungere emendamenti al codice penale.

E’ importante, quindi, effettuare le giuste considerazioni poiché, certamente, il semen terrorism non può essere considerato alla stregua di un crimine di stupro o di una violenza fisica, ciononostante esso non deve essere escluso dalla categoria di offese rientranti nella identificazione delle molestie sessuali. 

La eiaculazione volontaria e segretamente commessa per umiliare e turbare le vittime, necessita di una collocazione ed un riconoscimento adeguato. Le critiche poste ad un’eventuale criminalizzazione formale e sostanziale di questa pratica, vertono sulle difficoltà materiali relative ad una valutazione di tali comportamenti deplorevoli come azioni rientranti nella categoria di ‘’aggressioni di tipo sessuale’’. 

Nel caso delle azioni che caratterizzano il semen terrorism, infatti, sussiste una mancanza di fondo dell’elemento coercitivo che, di norma, caratterizza le aggressioni di tipo sessuale. Nella Corea del Sud è la stessa legge penale che impone l’esercizio di una violenza o intimidazione affinché un reato sessuale sia considerato tale.

Tuttavia, sebbene sia innegabile la mancanza di coercizione, quest’ultima, ai fini identificativi, non deve essere considerata una caratteristica determinante applicata al caso concreto, né tanto meno una causa di esclusione della suddetta pratica da quelli che sono considerate molestie sessuali. La valutazione dell’aspetto materiale del fenomeno del semen terrorism, non può in alcun modo escludere la natura sessuale delle stesse azioni che lo determinano. 

Conseguenze

L’urgenza, quindi, di garantire un’identificazione e criminalizzazione di queste azioni viene manifestata da diversi legislatori nazionali. Attualmente, le azioni che rientrano nella pratica del semen terrorism vengono banalmente punite come azioni che danneggiano la proprietà o gli effetti personali.

Tutto questo comporta una carenza considerevole di efficienza da parte del sistema penale sudcoreano, causando problemi nell’identificazione del reato, di-sproporzionalità nella somministrazione della pena e assenza di tuteleper le vittime che subiscono questo genere di umiliazioni e offese. 

In ambito di legislazione interna si stanno compiendo importanti sforzi, è stato infatti presentato  in Parlamento un disegno di legge che criminalizza il fenomeno del semen terrorism. L’obiettivo è, rendere più estesa ed elastica la fattispecie di crimini di natura sessuale rientranti nella categoria di molestie e atti indecenti, prevedendo la possibilità di includere il ‘’contatto non fisico’’ attraverso la consegna di oggetti o sostanze che causano vergogna sessuale tra i reati a sfondo sessuale.

Si rimane in attesa della discussione in Parlamento del disegno di legge, il quale risulta essere manifestazione della volontà di una grande fetta della popolazione, che chiede maggiori tutele sotto questo punto di vista.

La protezione dei diritti delle donne contro i reati a sfondo sessuale deve essere infatti la priorità, soprattutto quando determinate pratiche deplorevoli risultano in continuo aumento e sistematicamente dirette contro le donne, per cui a livello locale si percepisce l’urgenza e la tempestività nella criminalizzazione di certi atteggiamenti. 

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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