L’IMPORTANZA DELL’ALASKA COME AVAMPOSTO STRATEGICO AMERICANO

La visita del Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, rimarca l’importanza che lo Stato più a Nord degli Stati Uniti ricoprirà a livello strategico nei prossimi anni.

In un quadro in cui il cambiamento climatico e lo scioglimento della calotta polare sono pronti a ridisegnare gli equilibri geopolitici, la strategicità dell’Alaska diventa fondamentale per gli Stati Uniti per dare continuità alla teoria del controllo degli stretti e per la difesa della sicurezza nazionale in un’area in cui la corsa alle risorse artiche potrebbe generare la militarizzazione dell’area da parte di diversi Stati.

La rilevanza dell’Alaska per l’assetto difensivo statunitense non è di certo una scoperta: già negli anni ’40 il terrore dell’avanzata sovietica aveva indotto una estensiva militarizzazione del territorio.

Al termine degli anni ’60 la scoperta del più grande giacimento petrolifero nordamericano, collocato nel mare di Beaufort, fece sì che il 49esimo Stato degli Stati Uniti iniziasse a fornire un apporto energetico al Paese estremamente rilevante; ancora nel 2018 ha garantito il 7% del greggio consumato nel resto del territorio degli Stati Uniti.

Oggi, oltre al sempre rilevante apporto energetico, nonostante alcune delle aree per volere dall’amministrazione Biden non vengano sfruttate, l’Alaska rappresenta la porzione di terra più vicina alla Russia e permette di controllare le rotte marittime dirette in Asia. 

La visita del Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, in Alaska non ha fatto altro che confermare l’importanza della regione come piattaforma per la sicurezza nazionale statunitense. Il segretario ha affermato: “We are an Indo-Pacific nation, and we are an Arctic nation. Here in Alaska, those two critical regions intersect. This is where we can project power into both regions and where we must be able to defend ourselves from threats coming from both places”. Si è dichiarato impressionato da come a livello operativo vengano svolte le missioni e le esercitazioni in un territorio estremamente ostico. 

La visita del Segretario della Difesa rimarca l’inestimabile vantaggio strategico che oggi questa terra rappresenta. Vantaggio che ha quasi legittimato l’amministrazione americana a gestire il territorio artico con una certa distrazione che, anche se non ancora tangibile, potrebbe presentare il conto molto presto.

Inoltre lo scoppio della crisi afgana e l’incertezza del quadro geopolitico venutosi a complicare ulteriormente in Medio Oriente, rischia di monopolizzare l’attenzione della difesa e dell’amministrazione americana che non può più tanto cullarsi sul controllo degli stretti sottovalutando la crescita degli interessi in Artico che coinvolge sempre più attori.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ARTICO