LA CRISI AFGHANA E L’EUROPA DEI MURI

Fonte Foto: https://www.reuters.com/world/europe/greek-pm-turkeys-erdogan-will-discuss-afghanistan-friday-2021-08-20/

La crisi afghana intimorisce i Paesi europei e la Grecia alza un muro di 40 Km al confine con la Turchia per fronteggiare una nuova possibile ondata migratoria. 

La crisi afghana spaventa l’Europa e diversi Paesi hanno deciso preventivamente di prepararsi a respingere un’ondata migratoria della portata di quella del 2015, quando le frontiere europee dovettero accogliere un afflusso di migranti senza precedenti a causa della crisi siriana e libica.

Mentre i Talebani avanzano, decine di migliaia di afghani tentano di scappare dal Paese. Secondo il Dipartimento di Stato americano, sono circa 82mila le persone evacuate da aerei americani. Oltre 4.400, invece, sono gli afghani che sono riusciti a mettersi in salvo salendo su aerei italiani.

Ma la situazione resta critica e la maggior parte dei profughi prova a scappare via terra, dirigendosi principalmente verso i Paesi limitrofi, in particolare in Pakistan e Iran, dove si sono già rifugiati 6 milioni di afghani

Alcuni Stati europei vedono in questa crisi una bomba ad orologeria che rischia di esplodere da un momento all’altro, investendo anche i confini europei. Pertanto, lungo la frontiera orientale e sudorientale dell’Europa sono stati innalzati diversi muri al fine di contingentare gli ingressi e respingere i migranti irregolari.

Si tratta, tuttavia, di scelte fortemente criticate dalle Ong, in quanto potenzialmente lesive dei diritti umani. Il primo di questi muri è stato alzato in Grecia, al confine con la Turchia, lungo il fiume Evros. Si tratta di una barriera di 40 chilometri, che va ad ampliare una precedente recinzione di 12,5 chilometri, dotata di sistema di videosorveglianza e presidiata da forze armate. Il ministro per la Protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, ha dichiarato: “I nostri confini rimarranno sicuri e inviolabili”.

Quella del governo greco è una scelta orientata non solo al potenziamento della frontiera europea, ma volta anche a ridare credibilità, sul piano nazionale, all’esecutivo di Kyriakos Mitsotakis, messo a dura prova dalla crisi economica e sociale dovuta alla pandemia del Covid, dall’elevato tasso di disoccupazione e dagli incendi che nell’ultimo mese hanno devastato il Paese. 

Parallelamente, la Turchia sta ultimando la costruzione di una barriera di quasi 300 chilometri al confine con l’Iran, una recinzione ai confini del Paese che si aggiunge agli oltre 200 chilometri di filo spinato già esistenti tra Bulgaria e Turchia. Nell’Europa dei muri, tuttavia, non preoccupano solo i migranti afghani. 

Lituania e Polonia, infatti, hanno iniziato ad innalzare delle barriere ai propri confini al fine di respingere i migranti provenienti dalla Bielorussia di Alexander Lukashenko. Ancora una volta, dunque, l’accoglienza dei migranti sembra essere un tema nell’ambito del quale l’Unione europea si mostra impreparata e divisa, lasciando agli Stati membri la possibilità – e l’onere – di organizzarsi autonomamente, sebbene ciò possa tradursi nel rischio di violare gli obblighi internazionali in materia di asilo. 

Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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