IRAN E AFGHANISTAN: UNA RELAZIONE TEMPESTOSA

Fonte Foto: https://iranintl.com/en/world/tehran-prepares-refugee-influx-afghans-iran-protest

Il conflitto in Afghanistan e la nascita del nuovo Emirato Islamico ha sconvolto il panorama mediorientale e internazionale. Qualsiasi attore regionale con interessi geopolitici nel paese si trova ora nella posizione di dover formulare nuove strategie in questo momento di confusione più totale. L’Iran, vicino dell’Afghanistan e potenza influente nel paese, si fa strada sul territorio sfruttando i suoi proxies e prendendo scelte di convenienza, con l’obiettivo di estendere la sua influenza sul teatro afghano.  

Legami duraturi

Lo scenario recente in Afghanistan ha provocato tensione e grande preoccupazione sul piano internazionale e regionale. La rapida conquista delle province afghane da parte dei Talebani e la conseguente presa della capitale, Kabul, hanno fatto sorgere svariati dubbi sulla sicurezza interna e sulla gestione generale del paese, ormai in un continuo stato di instabilità ed incertezza sociale e politica.

Come è noto, l’Afghanistan ha sempre avuto incontri e scontri con i suoi vicini regionali, in particolare con l’Iran, con il quale condivide materialmente un lungo confine e numerosi aspetti etnici, culturali ed economici. 

L’Iran coltiva molteplici interessi nella regione e rincorre da tempo il desiderio di aumentare la sua sfera di influenza, sfruttando qualsiasi occasione per ampliare la sua egemonia e limitare la presenza americana in Medio Oriente.

La situazione odierna in Afghanistan sembra essere, dunque, un’occasione perfetta per colmare la brama di controllo e di espansione iraniana. 

Nonostante le differenze ideologiche tra questi due paesi, Teheran ha sempre avuto “rispetto” per la resistenza dei Talebani, i quali condividono alcuni punti di vista con l’Iran, tra cui visioni radicali e ostilità nei confronti degli Stati Uniti. 

Tuttavia, il rapporto tra Iran e Afghanistan non è mai stato del tutto trasparente, ma piuttosto pragmatico e formale. Sin dalla rivoluzione iraniana del 1979, svariati episodi hanno avuto un impatto importante sulla minoranza sciita in Afghanistan e dopo il ritiro sovietico dal paese, l’Iran è stato un attore chiave nel fornire supporto, militare ed umanitario, ai gruppi afghani sciiti. 

Il rovesciamento del regime talebano nel 2001 ha alimentato le speranze dell’Iran di una potenziale ascesa nella regione. L’instabilità in Afghanistan, prima e dopo il 2001, è stata sempre percepita come una grave minaccia per l’Iran che, da quel momento, ha preferito implementare una strategia di supporto verso la ricostruzione politica ed economica dell’Afghanistan. A tal proposito, si ricorda come l’Iran, dal 2002 al 2007, ha concesso circa 560 milioni di dollari destinati alla ripresa afghana.

L’Iran ha sfruttato anche le sue capacità di soft power sul piano culturale per supportare le comunità sciite del paese e per insediarsi in questi gruppi, diventando uno dei paesi su cui l’Afghanistan fa più affidamento dal punto di vista economico e sociale.

Gli eventi che hanno rafforzato il legame di questi due paesi sono tanti, così come gli interessi economici che entrambi hanno nella regione e i problemi umanitari condivisi, molti dei quali causati da conflitti irrisolti e dalle conseguenze di questi ultimi sulla popolazione.

La milizia sciita afghana

Per acquisire un controllo regionale sempre più efficace e per poter supervisionare le comunità sciite in Medio Oriente, l’Iran ha istituito una nuova milizia proveniente dall’Afghanistan: la brigata Fatemiyoun

La milizia sciita filoiraniana è formata da rifugiati afghani in Iran e da alcuni membri appartenenti alla minoranza sciita Hazara in Afghanistan.   

Secondo un report sui diritti umani, l’Iran, in maniera molto astuta, avrebbe offerto a questi rifugiati condizioni economiche e sociali vantaggiose riguardanti la cittadinanza e la protezione legale, così da ricevere in cambio la loro fedeltà alla brigata sciita. Le milizie sono state dispiegate in numerosi conflitti, in particolare in Siria, e sono considerate una minaccia regionale, visto lo stretto legame con l’Iran.

Lo scorso anno, infatti, il Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva esaltato la possibilità di portare la brigata Fatemiyoun in Afghanistan al fine di salvaguardare la sicurezza del paese e aiutare il governo afghano nella lotta al terrorismo. Allo stesso tempo, però, si temeva che questa scelta avrebbe potuto causare un’ulteriore divisione settaria nel paese, già soggetto di molteplici scontri tra minoranze. 

La milizia Fatemiyoun viene comunque da molti definita come “cannon fodder”: una carne da macello o una forza sacrificabile, che può essere utilizzata militarmente per perseguire diversi interessi in scenari regionali differenti. I recenti scontri in Afghanistan sollevano infatti numerosi dubbi su un possibile ritorno dei membri della milizia nel paese, e su un possibile intervento armato per ottenere maggiore riconoscimento interno e internazionale.

La strategia iraniana

L’Iran ha sempre attuato una strategia ambigua con il suo amico/nemico Afghanistan: mentre cercava di ampliare la sua zona di influenza, allo stesso tempo proteggeva il paese, oggi governato dai Talebani, per salvaguardare e difenderne il confine. 

Tuttavia, un episodio che non può lasciare indifferente Teheran è la strage del 1998 a Mazar-i Sharif, a nord dell’Afghanistan, nella quale persero la vita nove diplomatici iraniani. I Talebani a quell’epoca avevano già conquistato la città di Mazar e governavano l’Afghanistan e per ottenere sempre più controllo, compivano atti aggressivi e brutali. Questo evento era stato una delle conseguenze del supporto di Teheran alla Northern Alliance, un’alleanza anti-talebana, costituita da minoranze etniche e religiose afghane. 

La strategia iraniana non può essere definita né difensiva né offensiva. Ancora oggi sono in ballo troppi interessi geopolitici ed economici in Afghanistan, e Teheran sembra voler prendere esclusivamente decisioni di convenienza. 

Infatti, nel corso degli anni e dopo la sconfitta del regime talebano, l’Iran ha preferito la cooperazione piuttosto che la repressione: ha supportato tacitamente il governo afghano per poter continuare a coltivare i propri interessi nel paese, mantenendo però rapporti pacifici con il gruppo islamico per evitare eventuali attacchi armati delle forze sunnite sul proprio territorio, facendo fronte comune per danneggiare gli interessi americani. I Talebani vengono supportatimilitarmente anche dall’Iran, che fornisce loro armi leggere, RPGs e, alle volte, anche addestramento militare sul proprio territorio. 

La situazione odierna è indice di grande preoccupazione per il governo iraniano, ormai consapevole della vittoria dei Talebani e della necessità di dover reagire all’instabilità sociale che presto divorerà molte regioni mediorientali.

Uno dei problemi fondamentali causati dal conflitto in Afghanistan è rappresentato dal flusso di rifugiati che ha messo sotto pressione le autorità iraniane.

L’Iran è uno dei paesi con più rifugiati al mondo: si registrano circa 780.000 rifugiati afghani e più di due milioni privi di documenti, residenti in Iran. La maggior parte vive in aree urbane, mentre molte famiglie si trovano in insediamenti attorno al paese. 

Da quando sono scoppiati gli scontri in Afghanistan, il governo iraniano si è preparato per offrire assistenza alle numerose famiglie che fuggono dal governo talebano. 

In seguito alla presa di Kabul, alcuni manifestanti afghani residenti in Iran, sciiti e appartenenti alla minoranza Hazara, hanno protestato per frenare l’ascesa dei Talebani, sostenendo come lo «Stato Islamico dei Talebani sia uguale allo Stato Islamico della Siria e dell’Iraq» e «debba essere assolutamente fermato».

Il timore della popolazione afghana e dei rifugiati è quello di assistere al crollo dell’Afghanistan, alla violazione dei diritti umani e dei diritti delle donne, e al ritorno ad un integralismo peggiore di quello già vissuto prima del 2001. 

In questo scenario confuso, la comunità internazionale è paralizzata di fronte alle immagini devastanti che mostrano il terrore di donne, bambini, attivisti e giornalisti che si trovano in Afghanistan in questo periodo buio.

Nelle prossime settimane gli attori regionali al centro dell’attenzione saranno Iran, Russia e Cina, i quali dovranno prepararsi al meglio quando la futura strategia dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan sarà annunciata.

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