POPOLI INDIGENI D’AFRICA: IL PRIMO RICONOSCIMENTO DELLA CORTE AFRICANA DEI DIRITTI UMANI E DEI POPOLI

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In occasione del World Indigenous Day celebrata il 9 agosto, vale la pena ricordare gli sforzi compiuti nel continente africano in materia di tutela dei diritti umani dei popoli indigeni.

La definizione continentale di “popolo indigeno” si deve all’attività creatrice della Corte africana dei diritti umani e dei popoli, elaborata nel giudizio reso sul caso African Commission on Human and Peoples’ Rights v. Republic of Kenya (Application No.006/2012).

Il referall della Commissione lamenta la lesione di alcuni diritti sanciti nella Carta africana dei diritti umani e dei popoli ai danni della comunità degli Ogieks, un gruppo etnico di minoranza stanziato nella foresta Mau del Kenya. Nel caso di specie, si lamenta la violazione degli articoli seguenti: in generale l’articolo 1 della Carta, per il venir meno dell’obbligo di riconoscimento, da parte degli Stati membri,  dei diritti, dei doveri e delle libertà enunciati, e dell’impegno ad adottare misure legislative e non per dar loro attuazione; l’articolo 2, circa il divieto di discriminazione, in particolare “senza distinzione di razza, sesso o etnia”, nella garanzia di tali diritti e libertàl’articolo 4, che sancisce il diritto di ogni essere umano al rispetto della sua vita e all’integrità fisica e morale della sua persona; infine, l’articolo 17, da cui discendono il diritto di ogni persona di prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e, al paragrafo terzo, l’obbligo di promuovere e proteggere la morale e i valori tradizionali riconosciuti dalla comunità, in quanto «costituiscono un dovere dello Stato nel quadro della salvaguardia dei diritti dell’uomo».

La ricorrente sostiene che gli Ogieks vivono nella foresta da tempo immemorabile ed il loro modo di vivere come comunità di cacciatori-raccoglitori è indissolubilmente legato alla foresta che è la loro terra ancestrale. Pertanto, richiede che il governo keniota provveda: al riconoscimento dello status di “popolo indigeno”, l’applicazione di misure cautelari, come l’interruzione dello sfratto avviato ai danni della comunità dalla foresta Mau; il riconoscimento del carattere storico al territorio sui cui risiede, il risarcimento per le perdite subite e l’adeguamento della legislazione keniota per la salvaguardia delle minoranze.  

Il convenuto, respingendo le accuse, lamenta innanzitutto il difetto di legittimazione processuale della Commissione, in violazione degli articoli 5 paragrafo 1 del Protocollo di Ouagadougou e dell’articolo 118 del Regolamento interno della Commissione africana; il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne, ex articolo 40 paragrafo 5 del Regolamento interno della Corte; la sussistenza di litispendenza, in quanto del caso risulta già essere investita la Commissione.

Inoltre, il governo keniota asserisce l’inesistenza di effettiva violazione dell’articolo 4 della Carta, in quanto si ritiene il diritto alla vita di per sé già garantito dalla Costituzione del Kenya. A giudizio del convenuto, inoltre, gli Ogieks non costituiscono un’etnia distinta, ma un misto di varie comunità etniche. Pur essendo stati, in passato, un popolo indigeno, si distinguono dalla comunità degli anni ‘30, per aver assunto lo stile di vita degli altri kenioti.

La Corte, dunque, interpellata circa la legittimità della richiesta di qualificazione della comunità Ogieks, e avendo appurato il voto normativo in materia, poiché la stessa Carta africana non fornisce una definizione di “popolo”, chiarisce che la questione sollevata ruoti attorno alla verifica che tale nozione adottata dalla Carta possa coprire non solo la popolazione di uno Stato, intesa come elemento costitutivo dello stesso, ma anche i gruppi etnici e le comunità identificate come facenti parte della popolazione stessa.

In virtù della garanzia offerta dalla Carta circa i diritti dei popoli all’uguaglianza, all’autodeterminazione politica, economica e sociale oltre che culturale, allo sviluppo, alla proprietà e alla libera disponibilità delle risorse naturali e ad un ambiente soddisfacente e globale, attesta che tale nozione possa essere altresì comprensiva del “popolo o della comunità indigena”. 

Alla luce di queste considerazioni, la Corte ritiene doveroso fare appello agli studi condotti dal Working group on indigenous populations/communities per addivenire ad una lista di requisiti tali da permettere l’individuazione di un popolo come “indigeno” finalmente applicabili al continente africano.

Il primo rapporto del 2003 del Working Group presso la Commissione africana ha individuato le caratteristiche principali della maggior parte dei popoli indigeni d’Africa: innanzitutto, la loro cultura e il loro stile di vita differiscono sensibilmente dalle culture e dalle società dominanti; in secondo luogo, si evidenzia il legame ancestrale con la terra, spesso individuata in regioni inaccessibili e remote, geograficamente isolate e marginalizzate sia politicamente sia socialmente.

A ciò si accosta una situazione di soggezione a dominazione e sfruttamento all’interno delle strutture politiche ed economiche nazionali che sono comunemente designate per riflettere gli interessi e le attività della maggioranza nazionale. La discriminazione, la dominazione e la marginalizzazione violano i loro diritti umani di popoli/comunità e minacciano la perpetuazione delle loro culture e tradizioni, ostacolando la loro legittima partecipazione ai processi decisionali relativi al loro futuro e alle loro possibili forme di sviluppo. 

Da questi presupposti, la Corte ricava i criteri per la qualificazione di una comunità o gruppo come indigeno: 

  1. L’essere presente su uno specifico territorio prima dell’occupazione di altri popoli;
  2. La volontaria perpetuazione di una distinzione culturale rispetto al resto della società; 
  3. L’autoidentificazione e la percezione di sé come comunità distinta; 
  4. L’aver fatto esperienza di una condizione di marginalizzazione, discriminazione, spoliazione.

Alla luce di ciò, appurata la sussistenza dei requisiti richiesti, la Corte riconosce alla comunità degli Ogieks lo status di popolazione indigena e, al tempo stesso, la sua appartenenza allo stato keniota, che deve riconoscerle uno status particolare e assicurarle una protezione speciale in ragione della sua vulnerabilità.

Nell’ordinanza successiva sulle misure provvisorie resa nel marzo 2013 la Corte impone allo Stato convenuto di rimuovere le restrizioni imposte sul territorio della foresta Mau e di astenersi da qualsiasi condotta che possa arrecare pregiudizio irreparabile, in attesa della determinazione del giudizio conclusivo della Corte, nonché la presentazione di un rapporto, entro quindici giorni dalla data di ricezione dell’ordinanza, sulle misure adottate per eseguire l’ordine.

La Commissione africana dei diritti umani e dei popoli, ci tiene a chiarire gli eventuali equivoci che possano insorgere in ordine all’applicazione nel contesto africano di un simile concetto: “popoli indigeni” non significa “primi abitanti di un paese o del continente” oppure nativi come intesi nelle Americhe o in Australia.

A tal riguardo, non vi è dubbio che i popoli d’Africa, poiché preesistenti alla dominazione europea, siano di per sé popoli indigeni, ma la definizione di “indigeno” ha una connotazione moderna, relativa esclusivamente al riconoscimento dei diritti umani di questi popoli, specialmente se posto in relazione all’esperienza di marginalizzazione ed isolamento da parte del gruppo sociale dominante.

L’altro importante equivoco consiste nel fare dello status di indigeno il capro espiatorio dello scontro fra tribù. La Commissione afferma che, in realtà, tali conflitti «non sorgono perché le persone rivendicano i propri diritti, ma perché i loro diritti vengono violati». 

Anche nell’attuale situazione pandemica la Commissione ha posto la dovuta attenzione alla realtà e alle esigenze dei popoli indigeni: lo scorso maggio si è risolta nell’adozione della Risoluzione sulla conduzione di uno studio sull’impatto del COVID-19 sulle popolazioni/comunità indigene in Africa. La risoluzione chiede innanzitutto agli Stati parti di coinvolgere i rappresentanti delle popolazioni/comunità indigene nel processo decisionale e nelle azioni che li riguardano in relazione al COVID-19 e, in secondo luogo, incarica il Working group sulle popolazioni/comunità indigene e sulle minoranze in Africa di condurre uno studio sull’impatto del COVID-19 sulle popolazioni/comunità indigene in Africa.

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