IL COVID-19 HA DISTRUTTO I PROGRESSI DEL SISTEMA ECONOMICO SUDAFRICANO

Sono 278.000 i posti di lavoro in meno per l’industria finanziaria, 166.000 nei servizi sociali, e 83.000 nella produzione; numeri che emergono dal report del Statistics South Africa.

Uno scenario in discesa accompagnato dalla controtendenza del settore edile e agricolo che contano rispettivamente 143.000 e 69.000 nuovi posti di lavoro. 

Nel complesso la disoccupazione è salita al 44% (+2 rispetto allo scorso semestre) e, secondo le previsioni, potrebbe peggiorare in seguito alle misure restrittive introdotte dal governo per contrastare la terza ondata di contagi da Covid-19.

Il Sudafrica inizia a sentire il peso della crisi economica che si è ormai tradotta in frequenti episodi di violenza.

A luglio, infatti, nelle province di Gauteng e KwaZulu-Natal si sono verificati degli scontri che hanno causato 354 vittime e la chiusura di alcune aziende. Secondo la South African Property Owners Association i disordini hanno provocato perdite per oltre 50 miliardi di rand (3 miliardi di euro) e hanno messo a repentaglio oltre 150.000 posti di lavoro.

Questo quadro è aggravato da un sistema normativo inadeguato che ostacola sia l’assunzione che il licenziamento dei lavoratori.Il sistema di istruzione inoltre non fornisce le conoscenze allargando la frattura tra i più giovani e il mondo del lavoro. 

Dai dati della Banca Mondiale emerge infatti che il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni si attesta intorno al 63%. Nel complesso l’economia del Paese si è contratta del 7% nel 2020.

Il Sudafrica si presenta con un sistema economico duplice che si distingue per il più alto tasso di disuguaglianza al mondo: il 60% della popolazione guadagna meno di 42.000 rand all’anno (circa 6.000 euro), mentre il 2,2% della popolazione ha un reddito che supera i 360.000 rand all’anno (quasi 43.000 euro).

Il COVID-19 ha inoltre evidenziato la disuguaglianza anche sul piano dell’accesso ai servizi. Sul piano sanitario è emersa la disuguaglianza nella distribuzione nei servizi sanitari, in particolare tra fornitori pubblici e privati. Secondo i dati OCSE oltre il 70% dei letti di terapia intensiva disponibili si trovano nelle strutture private.

Una conseguenza diretta del fatto che oltre della metà della spesa sanitaria è destinata al settore privato, a cui ha accesso però solo il 16% della popolazione.

L’elevata disuguaglianza deriva dal pesante bagaglio storico dell’apartheid che ha cristallizzato il contesto socio-economico del Paese. Le disparità si trasmettono tra le generazioni lasciando poche possibilità di riscatto per i più poveri.

I buoni propositi, precedenti alla pandemia, come quello di investire nello sviluppo economico incentivando un sistema inclusivo, volto a ridurre le disuguaglianze, suona oggi come una promessa disattesa. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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