LIBIA: IL DOPPIO GIOCO DI HAFTAR

Fonte Foto: Foreign policy

L’uomo forte della Cirenaica si sta preparando il terreno in vista delle elezioni del prossimo anno, intanto gioca le sue carte per accaparrarsi il sostegno della comunità locali.

Dopo più di un decennio dallo scoppio della crisi libica a inizio di quest’ anno si è insediato nel paese un Governo di Unità Nazionale (GNU) con un nuovo Consiglio di Presidenza e un’Amministrazione ad interim che condurranno il paese alle elezioni presidenziali che si terranno a dicembre del prossimo anno.

Tuttavia, ricompattare un paese dopo dieci anni di conflitto è un compito arduo, ancor di più se il paese è in questione è la Libia.

L’intervento internazionale del 2011, il cui fine è estromettere Gheddafi e creare uno stato di diritto nel paese, da avvio ad una terribile guerra civile che progressivamente si regionalizza e internazionalizza. Nel 2014 nasce un nuovo governo in Cirenaica, con capitale Benghazi, di stampo militare e gheddafista, che si oppone a quello islamista di Tripoli.

Intanto l’ISIS (Daesh) crea una sua affiliazione a Sirte e numerosi mercenari vengono ingaggiati dalle potenze regionali e internazionali per difendere i loro interessi strategici nel paese. Così i vuoti di potere diventano delle voragini su cui lucrano attori di diversa natura, interni ed esterni alla Libia.

Nel corso dello scorso anno il generale Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha messo a dura prova il Governo di accordo nazionale (GNA), unica entità internazionalmente riconosciuta durante gli anni della guerra civile, grazie al supporto fornita dai suoi alleati regionali nonché da parte di mercenari provenienti da diverse parti del mondo.

Il cessate-il-fuoco di ottobre scorso, dopo le sconfitte militari registrate dal Haftar nel tentativo di conquistare Tripoli, ha segnato l’inizio di una nuova fase del confitto che ha portato all’insediamento del nuovo Governo di unità nazionale e alla fine formale delle ostilità tra Tripoli e Benghazi.

A partire dall’inizio di quest’anno una serie di misure sono state prese dal neopresidente Muhammad al-Menfi e dal governo di transizione per ricompattare il paese: l’istituzione della Commissione di Riconciliazione Nazionale, incaricata di risolvere le controversie tra le comunità locali, il rilascio di dozzine di prigionieri appartenenti all’Esercito Nazionale Libico(LNA) nella città di Zawiya e i nuovi progetti abitativi in Cirenaica, regione tutt’oggi sotto il controllo delle milizie dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar.  

A marzo di quest’anno Al-Menfi ha incontrato un certo numero di parlamentari e sindaci in Cirenaica, nonché il generale Haftar che si è mostrato favorevole a partecipare ai lavori per le elezioni presidenziali del 2022 ma, secondo molti analisti, questa è solo una strategia per realizzare nel medio-lungo periodo i suoi obiettivi: ottenere la vittoria alle elezioni presidenziali del prossimo anno.

In aggiunta di recente le tensioni tra il governo di transizione e l’uomo forte della Cirenaica si sono rinnovate dopo che Haftar ha promesso promozioni militari alle sue milizie senza consultare o ottenere l’approvazione di Mohamed al-Menfi, capo del Consiglio presidenziale a cui spettano le decisioni in merito secondo l’accordo politico raggiunto a Ginevra all’inizio di quest’anno.

In merito a questa questione l’11 agosto l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia Richard Norland ha incontrato il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Khalifa Haftar al Cairo. Lo stesso giorno, inoltre, in un discorso per commemorare l’istituzione dell’esercito libico l’uomo forte della Cirenaica ha detto alle sue forze che l’esercito non sarà soggetto ad alcuna autorità diversa dall’autorità eletta dal popolo. 

La finta narrativa pro-democrazia di Haftar nasconde l’intento di screditare l’attuale primo ministro Dbeibah e ottenere credibilità agli occhi della popolazione libica facendo leva sulla galassia di milizie e di tribù locali presenti non solo in Cirenaica ma anche nel Fezzan. Inoltre, occasione per intercettare il consenso delle comunità locali è fornita a Haftar dai progetti di costruzione di tre nuove città nei pressi di Benghazi approvati a inizio anno dal nuovo presidente.

Il che potrebbe permettergli di accogliere le comunità beduine residenti al confine con la Libia in Ciad e in Egitto alle quali in passato aveva promesso la cittadinanza libica. L’ingresso di queste comunità, se approvato dal Consiglio di Riconciliazione nazionale, assicurerebbe a Haftar un consenso elettorale significativo alle prossime elezioni presidenziali.

Nel 2019 Haftar aveva dichiarato: “Abbiamo un territorio di circa un milione e 760 mila chilometri quadrati; quindi, cosa dovremmo fare con tutto questo? Se riusciamo a ottenere altri dieci milioni (di persone), saranno tutti in grado di cambiare il volto della Libia … perché no? “. Rigiocare questa carta potrebbe risultare una strategia vincente per acquistare credibilità politica agli occhi dei libici.

Il fallimento dell’intervento internazionale in Libia nel 2011 non essendo sostenuto da una chiara conoscenza del contesto socioculturale del paese e non essendo accompagnato da un chiaro progetto di ricostruzione ha causato più danni che altro. La Libia necessita oggi di una visione a lungo termine che riesca a ricompattare il paese e chiudere il ‘’vaso di Pandora ‘’ di cui aveva parlato il presidente del Ciad nel 2011 temendo le ripercussioni al livello regionale di una Libia instabile. Ma chi sono gli attori più adatti e credibili per fare ciò? Haftar rientra tra questi?

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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