IL QATAR FA DA MEDIATORE IN AFGHANISTAN

Fonte Foto immagine: Taliban Again Eyeing Power in Afghanistan? | Voice of America - English (voanews.com)

Il ruolo da mediatore giocato dal Qatar nello scenario afghano consolida la sua posizione nello scacchiere mediorientale.

Il conflitto afghano è ben lontano dalla sua risoluzione. Dopo circa un ventennio i processi di transizione politica, securitaria ed economica sono ancora nel limbo.

Non solo il paese continua ad affrontare numerose problematiche, ma esso si presenta inoltre come una fonte di instabilità sul piano regionale e internazionale. 

Nel quadro, fondamentale è senza dubbio il ruolo del Qatar che è emerso in qualità di mediatore tra i Talebani e il governo afghano già nel 2011. I dialoghi, interrotti ben presto, sono stati ripresi nel 2018, dopo continui sforzi da parte delle autorità qatariote e statunitensi, garantendo così il raggiungimento di un accordo di pace a Doha nel febbraio 2020.

In quell’occasione, il rappresentante politico dei Talebani, Baradar, ha firmato un accordo con gli Stati Uniti che ha spianato la strada al ritiro delle forze statunitensi dal Paese, garantendo, al contempo, che nessun attacco ai danni di suddette forze sarebbe stato effettuato. Nonostante l’accordo di pace abbia consentito un concreto avvio dei dialoghi tra i Talebani e i leader afghani, le offensive militari non sono mai state pienamente interrotte.

Non è questa la prima volta in cui Doha ha svolto un simile ruolo nella risoluzione di controversie. In particolare, lapolitica della porta aperta nei confronti di Teheran e il sostegno fornito alle iniziative militari, politiche e culturali statunitensi hanno permesso al Qatar di bilanciare gli interessi contrastanti esistenti tra gli Usa e l’Iran.

Inoltre, la costante ricerca di contatti, tanto con gli ufficiali israeliani – l’ufficio per il commercio israeliano apre le sue porte in Qatar nel 1996 – che con le fazioni palestinesi, fornisce al Paese un ruolo chiave anche in rapporto alla questione israelo-palestinese.

In ogni caso, con il complicarsi dello scenario afghano il ruolo qatariota assume ancor più importanza. La percepita neutralità del paese – il Qatar non ha inviato truppe militari al fianco degli Stati Uniti e della Nato né nutre particolari interessi militari nel Paese – lo rendono un attore affidabile agli occhi delle varie parti coinvolte.

Infine, il suo ruolo da mediatore, in varie controverise che hanno interessato e che ancor oggi interessano il Medioriente, hanno fortificato il suo ruolo da power broker. È evidente, dunque, che il soft power qatariota, rappresentato dal suo attivismo diplomatico e dalla sua capacità mediatica, ha consentito al Qatar di assicurarsi una posizione di rilievo nella comunità internazionale.

La neutralità del paese e il ruolo da mediatore assunto nel tentativo di risolvere le controversie esistenti nella regione Medio orientale rendono Doha parte di una lotta alla leadership regionale.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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