SOSTEGNO AL POPOLO AFGHANO, MA L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI SPACCA I LEADER EUROPEI

Fonte Foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Afghan_Army_neutralizes_IED.jpg

L’UE si impegna a fornire assistenza al popolo afghano, ma manca una linea comune in materia di accoglienza dei rifugiati: Mario Draghi intende portare la questione al tavolo del G20. 

Con il deteriorarsi della crisi politica e sociale che si sta verificando in Afghanistan, lo scorso 17 agosto i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno tenuto una riunione straordinaria per discutere i recenti sviluppi nel Paese e definire una linea comune europea per fronteggiare la crisi e sostenere il popolo afghano. 

In particolare, l’Ue invita tutte le parti coinvolte in Afghanistan a rispettare gli impegni assunti nel Paese e a tutelare i diritti umani, con particolare riferimento ai diritti di donne, bambine e minoranze, chiedendo l’immediata cessazione di ogni violenza e il ripristino della sicurezza e dell’ordine pubblico.

I ministri degli Esteri dell’Ue, inoltre, hanno sottolineato l’importanza di proteggere tutti i cittadini europei in Afghanistan, che lavorano per l’Ue o, comunque, per uno degli Stati membri dell’Ue. È per questo motivo che l’Ue intende garantire l’assistenza umanitaria in loco, cercando di mantenere aperti i corridoi umanitari, e ribadisce la necessità di evacuare tutti coloro la cui sicurezza potrebbe essere a rischio. 

Tuttavia, sebbene in sede di Consiglio Affari esteri i ministri dei 27 Stati membri abbiano condiviso degli obiettivi comuni, la questione dell’accoglienza dei rifugiati spacca i Paesi europei e, ancora una volta, la politica estera europea rischia di essere il prodotto di scelte autonome anziché il frutto di una linea comune condivisa a livello macroregionale.

Il timore di una nuova ondata migratoria, con ciò che comporta in termini di sicurezza e gestione delle possibili infiltrazioni terroristiche, fa sì che le cancellerie degli Stati europei si muovano in autonomia, organizzando rimpatri e attivando canali diplomatici bilaterali, per fare tutto ciò che in proprio potere al fine di prevenire uno sforzo economico e sociale senza precedenti. 

Emmanuel Macron anticipa che “gestire i rifugiati provenienti dall’Afghanistan richiederà uno sforzo internazionale coordinato ed equo”. Angela Merkel riconosce che è stato un errore credere che il governo afghano potesse gestire i conflitti interni al Paese e, temendo l’arrivo di un ingente numero di rifugiati, attiva canali diplomatici con i Paesi dell’area, in particolare con la Turchia, al fine di tenere sotto controllo la pressione migratoria.

Dello stesso avviso è l’Austria, che propone di arrestare i flussi migratori nei Paesi che confinano con l’Afghanistan, chiudendo le frontiere europee. Diverso, invece, sembra l’approccio di Mario Draghi, che intende portare la questione anche al tavolo del G20, per includere nel dibattito anche Cina, Russia e Turchia e discutere una soluzione da condividere su larga scala. Nel frattempo, però, il tempo stringe e a pagare le conseguenze di questa nuova crisi, ancora una volta, è la popolazione civile. 

Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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