LA CORSA AI MINERALI GROENLANDESI NON SI ARRESTA

Fonte Foto: Ironbark Zinc Limited

La miniera di Citronen, situata all’estremo nord della Groenlandia, potrebbe essere più ricca di piombo e zinco di quanto si fosse già stimato.

In uno degli ultimi report sulla miniera di zinco e piombo di Citronen, la compagnia australiana Ironbark Zinc Limited, proprietaria del progetto, stima che la vita del sito di estrazione potrebbe estendersi dai previsti 14 anni a circa 20.

La  durata produttiva di un sito di estrazione è infatti uno dei maggiori tasselli critici nell’avvio di un progetto di estrazione mineraria. Con l’estensione ad almeno 20 anni crescono le possibilità che il progetto diventi, di fatto, realtà. Non mancano gli investitori: l’americana Export-Import Bank (EXIM), agenzia ufficiale americana per credito all’esportazione, avrebbegià predisposto un prestito di 216 milioni di dollari per lo sviluppo della miniera di zinco più grande della Groenlandia.

 Queste le parole di Michael Jardine, managing director della Ironbark Zinc Limited: “Over the past six months, Ironbark has engaged with EXIM representatives to better understand each other’s business and to promote the alignment of our respective strategic goals, steadily building the foundations for a long-term relationship”. 

Se il finanziamento dovesse andare a buon fine, la Ironbark stima di iniziare le operazioni estrattive già nel 2024 con la partenza dei primi cargo già nel 2025. Una criticità da non sottovalutare è la posizione della miniera che si trova all’estremo nord della grande isola.

Posizione che potrebbe rendere difficoltoso il trasporto del minerale estratto verso i mercati di destinazione. I piani della Ironbark prevedono l’utilizzo di due navi portarinfuse adatte al ghiaccio in una finestra di tempo di 12 settimane che va da Luglio a Settembre.

Ma sempre Michael Jardine si esprime fiducioso su come l’ineluttabile scioglimento dei ghiacci andrà ad ampliare la suddetta finestra e a facilitare il passaggio lungo le rotte artiche: “The trend towards more open waters during the Arctic summer is now widely cited and its impact on de-risking the shipping operation at Citronen is potentially significant”.

Eccezion fatta per il sito di Kvanefjeld, che avrebbe previsto l’estrazione di materiale radioattivo fortemente osteggiato dalla coalizione adesso alla guida del governo groenlandese, i bacini minerari groenlandesi sono considerati dei vettori fondamentali per lo sviluppo e la diversificazione dell’economia dell’isola.

La stessa coalizione ha dichiarato la volontà di aprire bacini minerari per sostenere uno sviluppo isolano che non sia più dipendente dalle sovvenzioni di Copenhagen. Tuttavia svincolare la componente climatica e ambientale da un sito di sfruttamento minerario sarà comunque impossibile, sarà quindi necessaria una selezione dettata dal rigido rispetto delle normative e dell’ambiente. 

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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