IL GOVERNATORATO DI DARAA SOTTO ATTACCO

Fonte Foto: https://www.middleeasteye.net/news/syria-daraa-ceasefire-negotiations-fierce-clashes

L’origine della rivoluzione siriana ha sede nella città di Daraa. Dal 2011, i residenti vivono in una situazione di incertezza e fragilità sociale ed economica, nonostante i numerosi sforzi per trovare compromessi stabili e permanenti. Di fronte ad una stasi politica e finanziaria, il malcontento popolare aumenta, gli scontri tra le forze governative e i ribelli diventano sempre più violenti ed intensi e il numero delle vittime cresce progressivamente. 

L’epicentro della rivoluzione siriana: Daraa

La Siria, dalla rivoluzione scoppiata nel 2011, è diventato un paese ad alto rischio. Il territorio siriano è oggetto di scontri ininterrotti ed è portatore di molteplici interessi sia per le potenze esterne sia per quelle locali, per via della varietà dei gruppi creatisi per rivendicare una sovranità territoriale.

Le proteste scoppiate in Nord Africa e in Medio Oriente nel 2011 hanno visto come protagonista anche la Siria e in particolar modo Daraa, descritta come il centro della rivoluzione siriana. Tensioni e scontri si sono diramati per tutto il paese ed ormai divenuti abituali.

Daraa è un’antica cittadina agricola che si trova a sud della Siria e vicino ai confini della Giordania, del Libano e di Israele.

Il culmine della violenza che ha portato allo scoppio della guerra civile siriana è collegato ad un episodio verificatosi a Daraa, concernente graffiti e slogan antigovernativi che manifestavano la volontà popolare di rovesciare il regime di al-Assad.       
In questa situazione di squilibrio e grande preoccupazione, fomentata anche dai media globali, la polizia è entrata in azione arrestando alcuni giovani studenti, ideatori dei graffiti, e definiti “complici” per aver aizzato le folle contro il regime. Durante il periodo in carcere, il trattamento che i giovani hanno subito è stato degradante e piuttosto brutale e ha conseguentemente portato a maggiore rabbia e violenza popolare e ad un notevole aumento di manifestanti che reclamavano libertà e giustizia.

Da questo “innocuo” ma incisivo evento, sono seguiti arresti di massa, torture e proteste che si sono consolidate sempre di più, portando alla propagazione di gruppi di opposizione in numerose altre città, come Damasco. 

Daraa, bastione della maggioranza sunnita in Siria, è diventata la culla della rivoluzione siriana e i graffiti dei giovani ragazzi sono ricordati come un simbolo di ribellione e di speranza per il paese.

Situazione in bilico

Gli eventi in Siria continuano ad essere oggetto di elevata attenzione mediatica, soprattutto a causa del numero di civili deceduti, di rifugiati e di sfollati interni che negli anni è aumentato sistematicamente. Nel 2014 entra nello scenario siriano anche lo Stato Islamico, che sfrutta la situazione instabile di diverse province per insediarsi e per controllarle, commettendo attacchi terroristici e provocando altre vittime innocenti.

A Daraa, durante gli scontri perpetrati negli anni, si percepiscono sviluppi espansionistici da parte dei ribelli che riescono ad ottenere vittorie e a controllare e conquistare diverse cittadine nel sud e nel centro della Siria. 

Bisognerà aspettare l’anno 2018 per riconoscere le prime debolezze del governatorato di Daraa. Diversi attacchi intrapresi dal regime siriano hanno assoggettato Daraa City, dove i ribelli e alcune forze locali si sono arresi di fronte alla strategia di Assad di combinare imboscate di terra e bombardamenti aerei, con l’aiuto della Russia, manifestando un’elevata capacità militare.

L’offensiva delle forze armate siriane, conosciuta come Operation Basalt, nonostante la sua brevità, ha provocato la morte di molti civili, causata da svariati attacchi aerei indiscriminati da parte della Russia e del governo di Assad.       
Il regime siriano non aspettava altro che riottenere il controllo del sud della Siria, soprattutto per acquisire un accesso più efficace al confine con la Giordania e per facilitare la normalizzazione delle relazioni della Siria con i suoi vicini regionali. 

La sconfitta dei ribelli a Daraa ha rappresentato un’importante vittoria per Assad e ha confermato nuovamente la sua posizione di supremazia e di autorità che non sembrava voler lasciare andare. 

L’operazione ha delineato un nuovo inizio per i ribelli di Daraa, i quali, piegati dalla repressione siriana e russa, sono stati costretti ad accettare le negoziazioni del “Reconciliation Agreement” del 2018 tra Assad e i ribelli, con la Russia come garante.

L’accordo prevedeva diverse condizioni, tra cui un cessate il fuoco tra le forze governative e i ribelli, la consegna di tutte le armi pesanti da parte dei ribelli in cambio della loro amnistia, e la divisione di Daraa in due aree separate: una sotto la piena autorità del regime militare siriano e l’altra, vicina al confine con Israele e Giordania, sotto la supervisione della Russia che permetteva una parziale autonomia locale.

Questo accordo è stato evidentemente usato dal regime siriano come strumento di controllo e di oppressione contro le forze di opposizione per far sì che Daraa ritornasse sotto l’egemonia di Assad.

Le promesse fatte dalla Siria e dalla Russia erano tante, ma non sono state mantenute. 
Si auspicava ad un miglioramento economico e sociale, ad un aumento dell’occupazione e ad un ritorno dei rifugiati, ma l’istituzione di barriere militari e di checkpoints ha complicato l’operazione di ripresa.

La situazione è solo andata peggiorando in seguito all’accordo, in particolar modo per l’eccessiva pressione militare della Russia e dell’Iran presente nella città siriana.

Nonostante le conseguenze umanitarie causate dagli scontri, l’accordo del 2018 non è riuscito a stanare i ribelli, anzi, ha solo infervorato i loro animi e fornito loro un motivo in più per reagire ancora più violentemente contro un regime autoritario e sleale.

La pace irrealizzabile

La scorsa settimana, dopo alcuni anni di calma apparente ma sempre precaria, sono riemersi proteste e scontri nella città di Daraa, ritenuti tra i più violenti da diversi anni. 

I motivi scatenanti riguardano le condizioni umanitarie a cui sono sottoposti gli abitanti di Daraa e la corruzione che imperversa nel paese. 

L’assedio nel governatorato è iniziato dopo che Daraa si è rifiutata di accettare i risultati delle elezioni presidenziali siriane di maggio, definite fraudolente dalla comunità internazionale, e che hanno visto nuovamente Assad vincitore. Questo evento ha portato ad un’escalation militare, accentuando la crisi umanitaria siriana e lasciando disorientati gli abitanti di Daraa. 
I manifestanti e gli attivisti locali pretendono miglioramenti sotto tutti i punti di vista e rivendicano le promesse contenute nell’accordo del 2018. 

La povertà e la disoccupazione aumentano a dismisura e i servizi sanitari sono paralizzati, così come quelli educativi. I beni di prima necessità sono difficili da reperire e tutto ciò sembra essere acuito dal blocco economico e militare del regime siriano e russo.

Il governo siriano, per rafforzare il suo potere ed esercitare ancora di più la sua influenza, ha reagito alle proteste con attacchi militari, ma con non poche difficoltà. 

I residenti locali, violando una delle condizioni del Reconciliation Agreement, si sono opposti all’ordine di consegnare le proprie armi, e i gruppi di opposizione si sono dimostrati pronti all’azione e capaci di reagire militarmente. 

La stima delle vittime degli ultimi giorni è approssimativamente di 28 persone, di cui undici civili e otto funzionari governativi. La violenza è all’ordine del giorno e manca qualsiasi tipo di fiducia nei confronti del regime.

Vi sono stati alcuni tentativi di negoziazione e di riconciliazione tra le parti in conflitto e i gruppi di opposizione hanno richiesto come garante di futuri e possibili accordi la Turchia, vista la fragilità dei rapporti tra i ribelli, la Russia e il governo di Assad.

Il caos regna nel governatorato di Daraa e occorre un intervento da parte della comunità internazionale per prevenire un’ulteriore escalation militare e la definitiva rovina del sud siriano.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY