I MERCATI TRANSFRONTALIERI TRA HAITI E REPUBBLICA DOMINICANA

I mercati di confine tra la Repubblica Dominicana e Haiti sono diventati il motore economico di entrambi i paesi, ma generano tanti benefici quanto tensioni.

Nell’isola di Hispaniola, lungo il confine di 380 chilometri tra Haiti e la Repubblica Dominicana, si svolgono settimanalmente 19 mercati di frontiera. Per esempio, ogni lunedì e venerdì gli haitiani del comune di Ouanaminthe attraversano il fiume Rivière Massacre per raggiungere il mercato della città dominicana Dajabón. Secondo una stima del 2010, più di 180.000 acquirenti e venditori partecipano a questi mercati che si svolgono principalmente nel territorio dominicano. 

Un’intensa attività economica che ha portato benefici a entrambi i paesi, ma che ha anche generato tensioni. Il commercio transfrontaliero di fatto non è sufficientemente regolamentato e ciò alimenta fortemente il contrabbando. Le merci, provenienti soprattutto dalla Repubblica Dominicana, fluiscono a Haiti illegalmente e quindi non sono soggette a dazi.

Di conseguenza, il governo haitiano si trova privato delle entrate necessarie per garantire i servizi e le infrastrutture di base alla propria popolazione. Dall’altro lato, la Repubblica Dominicana ha bisogno dei consumatori e della manodopera haitiana per la propria economia, ma allo stesso tempo teme un aumento dell’immigrazione clandestina.

Commercio informale e immigrazione irregolare sono quindi le principali cause di frizione tra i due paesi. Il contrabbando che fomenta anche la corruzione. I funzionari haitiani corrotti lo ignorano, i domenicani riscuotono un pagamento a coloro che entrano nel paese come venditori senza licenza o lavoratori senza documenti. Tuttavia, la corruzione si estende anche a più vasta scala.

Secondo l’indice di percezione della corruzione di Transparency International del 2020, Haiti è al 170° posto su 180 paesi secondo i livelli percepiti di corruzione, in parità con la Corea del Nord. La Repubblica Dominicana ha ottenuto 28 punti, con questo punteggio mantiene la 137ª posizione su 179, il che significa che la percezione della corruzione tra i suoi abitanti è molto alta.

Sia Haiti che la Repubblica Dominicana hanno sperimentato il colonialismo per ben tre secoli. Nel 1804 Haiti, la colonia più ricca, ottiene l’indipendenza dalla Francia. Santo Domingo invece diventa indipendente dalla Spagna nel 1821. Disordini politici, bancarotta e occupazione da parte degli Stati Uniti hanno caratterizzato la storia di entrambi i paesi durante il XIX e il XX secolo.

A ciò si aggiungono gli anni della dittatura di Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana (1930-1961) e quella di Duvalier François a Haiti (1957-1986). Due paesi che hanno condiviso una storia molto simile, ma che a partire dalla fine del XX secolo hanno intrapreso due strade, specialmente dal punto di vista economico, molto diverse.

Inizialmente entrambi molto poveri, nel 2005 il PIL della Repubblica Dominicana triplica mentre quello di Haiti si dimezza. Un divario che ha continuato a crescere portando Santo Domingo ad avere un reddito medio pro capite di circa 7.000 dollari, quasi dieci volte quello haitiano di 765 dollari.

Le ragioni sono tendenzialmente due, la mancanza di governi stabili favorevoli agli affari e i frequenti disastri naturali che Haiti ha dovuto affrontare. Negli ultimi 40 anni Port-au-Prince ha avuto 12 cambi di governo, inclusi quattro colpi di stato, a cui si aggiungono due interventi delle forze militari degli Stati Uniti (1994-95) e delle forze di pace delle Nazioni Unite (2004-2017).

Il colpo definitivo è stato dato dall’Organizzazione degli Stati Americani che ha imposto un embargo a seguito del colpo di stato militare contro il primo governo eletto dopo la dittatura di Duvalier. Di conseguenza l’economia haitiana, dipendendo dalle esportazioni, è entrata in crisi.

Non appena la stabilità politica e la ripresa economica sembravano aver preso piede con la presidenza di René Préval, un terremotoha provocato più di 200.000 morti e danni stimati tra gli 8 e i 13 miliardi di dollari nel 2010. Sono seguiti due anni di siccità, un’epidemia di colera e un uragano nel 2016 che ha distrutto gran parte della produzione agricola dell’isola.

Il confine tra Haiti e Repubblica Dominicana è sempre stato caratterizzato dal bilinguismo e dal biculturalismo, ma ciò non è bastato per favorire la cooperazione tra i due paesi. Nel 1937 il presidente Trujillo adotta la decisione di ripulire il confine dagli haitiani e di chiudere il commercio lungo la frontiera.

Bisogna aspettare 50 anni per la conclusione di un accordo di riapertura economica tra i due governi, ma il commercio riesce a riprendersi solamente a partire dagli anni ‘90. Tuttavia, come già sottolineato, lo scambio commerciale tende a essere a senso unico.

La Repubblica Dominicana ha esportato ufficialmente circa un miliardo di dollari verso Haiti, mentre le esportazioni haitiane si sono a malapena mosse. Le vendite nei mercati binazionali rappresentano circa il 7,5% del totale delle esportazionidominicane.

La contromisura di Haiti è stata adottare una serie di provvedimenti, come il divieto d’importazione di determinate merci, per ridurre questo divario commerciale che tuttavia continua a essere elevato. Inoltre, gran parte delle merci è di contrabbando e ciò danneggia le imprese haitiane e provoca la perdita di milioni di entrate fiscali a Haiti che dipende fortemente dai dazi doganali per finanziare le spese di governo.

In aggiunta, i mercati di frontiera si trovano quasi tutti nel territorio dominicano e ciò rende i commercianti haitiani vulnerabili agli abusi. Gli haitiani devono sottostare alle norme che regolano l’accesso al mercato imposte dai comuni domenicani che riscuotono anche il pagamento degli affitti e di altre tasse, spesso imposte arbitrariamente e quindi svantaggiose.

Numerosi sono i progetti per costruire mercati in territorio haitiano con l’obiettivo di tutelare la popolazione locale e allo stesso tempo fornire entrate ai comuni haitiani. Per esempio, il progetto dell’Unione Europea e del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha l’obiettivo di finanziare sia la ristrutturazione che l’espansione delle strutture del mercato di Dajabón.

In conclusione, è evidente quanto questi mercati di confine siano particolarmente importanti per entrambi i paesi. Haiti e la Repubblica Dominicana avrebbero tutto l’interesse a cooperare per promuovere la crescita economica attraverso il commercio transfrontaliero e la lotta al contrabbando.

La principale esigenza è rafforzare e regolamentare il commercio e il mercato del lavoro lungo la frontiera comune da cui potrebbero ottenere grandi benefici. Tuttavia, i pregiudizi reciproci alimentati da una storia di guerra, occupazione e sfruttamento, continuano a dividere questi due paesi e impediscono una cooperazione bilaterale rigorosa.

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