AFGHANISTAN: COSA E PERCHÉ LA TURCHIA CI GUADAGNA

Fonte Foto: https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/turkey-s-long-involvement-in-nato-mission-in-afghanistan/2279062

Si è molto parlato del ruolo del super potenze nel contemporaneo contesto afghano, diventato, però, altrettanto appetibile per Paesi come la Turchia. 

La goffa uscita di scena degli Stati Uniti e dell’intero occidente e rapida ascesa dei talebani in Afghanistan hanno generato un sentimento di genuino stupore nei media e nella società civile internazionale. Difficile credere che a livello politico e diplomatico, soprattutto a seguito di determinate manovre dei vicini paesi all’Afghanistan – come i colloqui fra la Cina e i talebani -, gli alti funzionari credessero che una disfatta del governo di Kabul potesse resistere all’ondata talebana.  

A distanza di qualche giorno è lecito credere che l’Afghanistan sia diventato un enorme buco nero al centro esatto del continente asiatico, in cui tutte le luci, dalle più grandi – come Russia, Cina ed Iran – alle piccole – come Pakistan, Turchia e India – vogliono potersi inserire in qualche modo

Anche la Turchia, infatti, che non condivide confini geografici con l’Afghanistan, intravede diverse possibilità concrete per la sua politica in Medio Oriente e nel Mediterraneo. 

Per comprendere la profondità delle occasioni e la strategicità della posizione di Ankara nei confronti della situazione afghana, basti ricordare la volontà, sia da parte turca che statunitense, di ospitare e favorire un incontro internazionale in Turchia per la riconciliazione afghana nell’aprile 2021 (effettivamente, mai svoltosi). La scelta era ricaduta su Ankara perché unico Paese a maggioranza musulmana all’interno della NATO e per la sua “neutralità”

Più che neutralità, in realtà, la Turchia rappresenta l’ambiguità della situazione, per diverse ragioni, che si ricollegano, poi, alle occasioni che Ankara stessa ravvisa in Afghanistan. La Turchia intrattiene importanti relazioni di tipo economico-strategico con il Qatar, alleato – e finanziatore – dei talebani.Nazione che, ricordiamo, nel 2020 ha visto la firma degli accordi fra Stati Uniti e talebani. 

Ankara, infatti, è apprezzata dai talebaniGulbuddin Hekmatyar, veterano mujahideen, oltre che capo del partito Hezb-e-Islami, molto vicino ai talebani, in una intervista per l’Anadolu Agecy, testata turca, sembrava riconoscere il ruolo leader della Turchia per i paesi islamici

Oggi, anche con la presa di Kabul, la Turchia si è mostrata favorevole al dialogo con i talebanidisponibile ad offrire supporto tecnico per la gestione dell’aeroporto, infrastruttura fondamentale del Paese. 

Con ciò, Ankara è pur sempre un membro della NATO (unico Paese a maggioranza musulmana) ed è candidato membro dell’Unione Europea.

Ciò detto, bisogna riconoscere che il guadagno per la Turchia in Afghanistan risiede in questioni di natura maggiormente politico-ideologicaLe recenti dichiarazioni moderazione da parte dei leader talebani che, a differenza di quasi trent’anni fa, oggi si mostrano, in apparenza, più avvezzi alle nuove tecnologie e al riconoscimento dei diritti delle donne, qualora dovessero, nel prossimo futuro, risultare reali offrirebbero alla Turchia terreno fertile dal punto di vista ideologico-politico: un’Islam politico è possibile. In tal modo, Ankara accrescerebbe la propria posizione ed influenza ideologica, irrobustendo ulteriormente l’immagine di Paese leader del mondo islamico, anche in Asia centrale.  

Prospettiva che non si sposa certamente bene con le diffuse condizioni di instabilità nel Mediterraneo – Tunisia, Algeria e Libia in testa –, in cui faticosamente si tenta di rabbonire l’islamismo politico e i gruppi radicali

C’è una nota al margine – o un monito, se vogliamo: tutte le potenze, compresa la Turchia, che non sta attraversando un momento facile, dovranno essere molto accorte nei loro calcoli strategici, per evitare di bloccarsi nello stesso pantano in cui gli States sono rimasti per vent’anni

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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