BOKO HARAM, ISIS, NIGER E AFGHANISTAN: COSA HANNO IN COMUNE?

In queste ore difficili per l’Afghanistan anche il Niger viene travolto nel vortice della violenza. Nelle 48 ore precedenti un gruppo di uomini armati ha assaltato il villaggio di Darey Dey, situato nella regione di Tillaberi al confine con il Mali.

Secondo il ministero degli Interni gli assalitori avrebbero sferrato il loro attacco mentre le persone erano impegnate nella coltivazione dei campi. Le vittime sarebbero almeno 37, tra cui tredici bambini. 

Nonostante non ci siano ancora certezze sui mandanti dell’attacco esistono concrete possibilità che sia legato ai gruppi armati appartenenti all’ISIS. 

Il Niger nella mappa dello Stato islamico.

In Africa infatti ci sono molti gruppi attivi che riescono a penetrare nelle diverse regioni approfittando dell’aridità territoriale, sociale e politica che schiaccia il continente africano. 

Rientra chiaramente in questo quadro il Niger che con i suoi 23 milioni di abitanti, si è posizionato come il Paese più povero del mondo nell’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. 

Il Paese si trova nel cuore del Sahel dell’Africa occidentale, da sempre territorio fertile per i ribelli che riescono a muoversi liberamente.

Il governo nigeriano, infatti, a causa della debolezza strutturale, la corruzione, la crisi politica interna e la mancanza di risorse, non riesce a controllare i territori circostanti lasciando un grande vantaggio all’avanzata della criminalità e dei terroristi.

La minaccia dello Stato islamico che si estende dall’Africa al Vicino Oriente

Questi elementi accomunano chiaramente quasi tutti gli Stati africani, rendendo il continente un importante campo di esercitazione per i gruppi legati all’ISIS e ad al Qaeda.

È possibile tracciare una mappa della loro presenza nelle diverse aree del continente: 

– in Africa occidentale, in cui è presente l’Islamic State West Africa Province (ISWAP), e coinvolge Nigeria, Niger, Ciad, Camerun, Burkina Faso, Mali; 

–  in Africa centrale troviamo l’Islamic State Central Africa Province (ISCAP), e comprende la Repubblica Democratica del Congo e il Monzabico; 

–  in Nord Africa si è parlato spesso di al-Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM), anche se con un’incidenza inferiore rispetto alle aree precedenti. 

In particolare l’ISWAP si è formato nel 2015 quando Boko Haram ha promesso fedeltà all’ISIS. 

Secondo un report pubblicato dall’Institute for Security Studies, l’ISWAP si sta espandendo con grande velocità con l’obiettivo di suddividere i territori sotto controllo e creare quattro differenti Califfati organizzati con un proprio governatore, un leader militare e un Consiglio.  

L’evoluzione di questi gruppi locali è in realtà fortemente legata all’espansione dell’ISIS in Siria, Iraq e Afghanistan in quanto, tra essi, avviene un continuo scambio di informazioni, armi e finanziamenti. 

Questo aspetto è stato recentemente evidenziato dal tredicesimo Rapporto del Consiglio di sicurezza dell’Onu, pubblicato nel 2021, che aveva già evidenziato quali erano i rischi per la pace e la sicurezza internazionali rappresentati dall’Isis.

Dal Rapporto infatti emerge che i gruppi affiliati stanno estendo il loro controllo muovendosi dal Mali verso il Burkina Faso e il Niger, dalla Nigeria e dal Niger in Ciad e in Camerun, e dal Mozambico in Tanzania.

Tra questi Paesi il Niger è al momento l’unico a essere membro a rotazione del Consiglio di sicurezza, motivo per cui si pone, in questo contesto, come un partner fondamentale per comprendere e conoscere gli sviluppi dell’ISIS in Africa e la sua evoluzione non solo in Afghanistan ma anche in Siria e in Iraq. 

Il Consiglio di Sicurezza, infatti, aveva già manifestato le sue preoccupazioni per il futuro dell’Afghanistan dichiarando che nonostante l’espansione, quasi indisturbata in Africa l’organizzazione jihadista continuerà a “considerare prioritarie le aree del Vicino oriente”.

Un timore che ha trovato conferma nei recenti sviluppi dell’Afghanistan e che costringe la comunità internazionale ad agire su più fronti: nazionale, locale e internazionale.

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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