LA CRESCENTE INFLUENZA IRANIANA IN SIRIA

Fonte Foto: https://en.irna.ir/news/84394347/President-Assad-President-elect-Raisi-emphasize-need-to-boost

L’Iran e la Siria hanno una relazione storica che coinvolge svariati interessi economici e geopolitici. Lo stato iraniano è riuscito ad inserirsi perfettamente nella società siriana, alterando culturalmente e militarmente il territorio. Nonostante i numerosi tentativi per depotenziare e allentare il rapporto creatosi, la loro alleanza continua a rappresentare una minaccia considerevole per la regione e ad influenzare il teatro mediorientale.

L’enigmatica relazione tra Iran e Siria

La Siria e l’Iran, sin dagli anni ‘80, sembrano vivere in simbiosi. Da molti considerati come “alleati strategici”, condividono cause e nemici comuni e continuano a consolidare alleanze, concludere accordi bilaterali ed espandere i propri interessi. La loro unione iniziale derivava dalla volontà di contrastare l’Iraq di Saddam Hussein e una sua possibile espansione nella regione. 


Il rischio di assistere all’ascesa dell’Iraq come una delle potenze mediorientali più forti ha spinto Teheran e Damasco ad unire le forze e rivendicare un’autorità congiunta in questi territori.       
Il loro rapporto ha un importante trascorso storico che ha plasmato gli obiettivi e le politiche del Medio Oriente e ha reso durature e stabili le loro intenzioni.


Gli interessi in gioco nella regione sono molteplici, ma la strategia della coalizione Siria-Iran è precisa e lineare: rivendicare un’egemonia regionale e difendersi da Israele, percepito come una minaccia da entrambi.

I vantaggi derivanti dalla loro intesa superano anche le loro divergenze. L’ideologia Baathista siriana è definita socialista e secolare ed è diversa dall’ideologia iraniana, rigorosamente religiosa e contraria al comunismo ateo. Al di là delle possibili incompatibilità, i loro obiettivi strategici, di cui beneficiano i rispettivi Stati in questione, sono più forti che mai. 
L’Iran riconosce la Siria come territorio strategico e accentua l’importanza di zone come Deir ez-Zor e Latakia, e la Siria vede in Teheran l’alleato ideale con cui poter migliorare la propria sicurezza economica e militare. 

Come è noto, l’Iran ha prontamente supportato il presidente siriano Bashar al-Assad in seguito alla guerra civile scoppiata nel 2011 e, sfruttando le vulnerabilità siriane, è riuscito ad insediarsi in maniera quasi permanente nel paese, ampliando la propria influenza militare, economica e culturale.

Crescita militare e culturale

L’insediamento iraniano in Siria è stato programmato in maniera molto astuta e dettagliata.

Inizialmente l’Iran ha fatto molto affidamento sull’aspetto militare. La guerra civile era stata percepita come una minaccia per gli interessi iraniani in Siria e in particolare per gli Hezbollah, l’organizzazione libanese definita come il più grande successo dell’Iran nell’esportare l’ideologia sciita nel Medio Oriente.

Teheran ha utilizzato diversi metodi per ampliare la propria influenza militare in Siria. 
Oltre a garantire sicurezza ai suoi proxies libanesi, ha ingegnosamente reclutato ed integrato le milizie iraniane locali nell’esercito di al-Assad, non solo per poter garantire a queste ultime legittimità, ma anche per avere migliori possibilità di infiltrarsi nell’apparato securitario e nella società siriana.   

         
Tra le milizie iraniane più importanti occorre menzionare le Forze di Difesa Locale (Local Defense Forces – LDF) formate da combattenti provenienti da Aleppo, Deir ez-Zor e Raqqa, e le milizie sciite siriane, reclutate dall’Iran e composte dalla minoranza sciita siriana.

Rispetto a quanto riportato da un report del 2021, l’Iran e le sue milizie subordinate possiedono circa 131 siti militari e controllano il 20% dei confini siriani. La capacità di gestire e supervisionare queste milizie è garantita da numerosi accordi conclusi tra Iran e Assad, il quale tacitamente necessita di Teheran.  

   
Durante il processo di ricostruzione siriana, l’aiuto economico e militare iraniano è stato di fondamentale importanza per Damasco, sia per una difesa interna che esterna. Per queste ragioni l’Iran desidera salvaguardare i suoi interessi a lungo termine nel paese anche a livello economico, come ricompensa per essere stato un attore chiave nel processo di ripresa siriana. Oltre all’influenza militare, il soft power iraniano si nota in particolar modo sul piano culturale.

Sempre cooperando con il regime di Assad, l’Iran ha voluto creare un prolungamento sciita in Siria, modificandone la demografia. L’obiettivo è stato quello di rimodellare il territorio siriano cambiandone la natura religiosa, “eliminando” la parte sunnita della popolazione e garantendo prosperità alla parte sciita, trasformando diverse città siriane in piccole colonie sciite. L’Iran ha realizzato santuari, fornito cibo, denaro, assistenza sanitaria e servizi pubblici per riuscire ad ottenere il consenso della minoranza sciita siriana. 

Segnale indicativo della suddetta influenza culturale è da rintracciare sicuramente nella costruzione a Damasco di diversi centri culturali con esposizioni di foto e poster del defunto generale iraniano Qassem Soleimani. Anche a Deir ez-Zor è stato fondato the “Iranian Cultural Center” dove si tengono corsi gratuiti di lingua persiana, durante i quali sono premiati i bambini che riescono a superare il test di lingua con un buon risultato. 

L’Iran, quindi, si fa strada nel territorio siriano non solo intimidendo la popolazione con la costante presenza di truppe militari, ma anche manipolandola psicologicamente.

Vantaggi a lungo termine

Con il passare del tempo, lo stato iraniano ha rilevato e ottenuto sempre più vantaggi in questa duratura alleanza con la Siria.

Una delle prime idee iraniane in Siria è stata il progetto del cosiddetto “corridoio”, un collegamento via terra utile per controllare il traffico di forze militari e armi dall’Iran all’Iraq, alla Siria e al Libano, il cui obiettivo sarebbe stato quellodi assistere militarmente il regime di Assad e rafforzare le capacità degli Hezbollah. Il consolidamento di questo ponte terrestre, che non ha ancora avuto successo, intimorisce diversi paesi e rappresenta un rischio per l’intera regione. 

Ulteriore obiettivo strategico dell’Iran è quello di espandersi anche sul piano marittimo e trovare una posizione ideale in Siria per ottenere un accesso diretto sul mare. 
Nel gennaio del 2019 il governo siriano ha deciso di affidare Latakia, la città portuale più importante della Siria, ad una compagnia iraniana per concedere all’Iran uno spot speciale sul Mediterraneo. Tuttavia, il varco marittimo in questione è descritto come “ibrido” poiché permette un occultamento e un rapido transito di rifornimenti di armi destinate agli Hezbollah. 
Le spinte aggressive e l’eccessiva influenza dell’Iran in Siria hanno fatto allarmare e reagire diverse potenze, in primisIsraele.

Negli ultimi giorni vi sono stati attacchi missilistici israeliani nelle città siriane nelle quali la presenza iraniana è prevalente. Gli scontri rientrano nella cosiddetta “shadow war” tra Iran e Israele e mostrano il costante impegno israeliano a indebolire la potenza militare iraniana senza però causare un’escalation di violenza.

La Siria è ormai al centro di questo tacito conflitto e molte città, tra cui Latakia, sono continuamente oggetto di attacchi israeliani che hanno l’obiettivo di identificare e distruggere i luoghi nei quali si trovano gli armamenti iraniani. È evidente che la Siria, nonostante i benefici degli accordi economici e militari con l’Iran, versa in una condizione fragile e delicata dal punto di vista umanitario.

Intanto l’Iran, irremovibile, continua a creare “il blocco delle nazioni” di dominio sciita, trovandosi in prima linea contro i suoi numerosi nemici e sfruttando tutte le sue pedine mediorientali. La cooperazione bilaterale continua anche con il nuovo presidente iraniano, Ebrahim Raisi, eletto nel giugno 2021. Assad, infatti, si è immediatamente congratulato con Raisi, rimarcando la volontà di rafforzare la loro relazione per perseguire mutui interessi.

La shadow war prosegue imperterrita e nel frattempo Israele e le altre potenze straniere fanno fatica a trovare una soluzione effettiva all’espansione civile, militare e culturale iraniana in Siria.

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