IL PRIMO CASO RUSSIA VS UCRAINA ARRIVA ALLA CEDU

La Russia ha denunciato alla CEDU i crimini commessi dal governo ucraino nei confronti dei cittadini russi, in particolare nelle regioni della Crimea e del Donbass. 

Il caso

Il 22 luglio la Russia ha presentato un’istanza contro l’Ucraina alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: si tratta del primo caso interstatale in cui la Russia configura come vittima e non in quanto Stato accusato. Al centro dell’istanza ci sarebbero omicidi, rapimenti, spostamenti forzati, interferenze con il diritto di voto, restrizioni all’uso della lingua russa e attacchi alle ambasciate e ai consolati russi perpetrati dall’Ucraina a partire dal 2014. In particolare, il governo russo ha accusato Kiev di aver violato:

  • Art. 2 (diritto alla vita), 
  • Art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), 
  • Art. 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 
  • Art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), 
  • Art. 10 (libertà di espressione), 
  • Art. 13 (diritto a un ricorso effettivo), 
  • Art. 14 (divieto di discriminazione), 
  • Art. 18 (limitazione dell’uso di restrizioni dei diritti)
  • Art. 1 del Protocollo N ° 1 (protezione della proprietà), 
  • Art. 2 del Protocollo n. 1 (diritto all’istruzione),
  • Art. 3 del Protocollo N. 1 (diritto a libere elezioni),
  • Art. 1 del Protocollo N. 12 (divieto generale di discriminazione).

Inoltre, è stata anche presentata una richiesta urgente ai sensi dell’Art. 39 sulle misure provvisorie. In attesa che la Corte si pronunci sull’ammissibilità del caso, la Russia sostiene che al governo ucraino dovrebbe essere imposto di:

– porre fine alle restrizioni dei diritti delle persone di lingua russa, come l’accesso all’uso della loro lingua madre nelle scuole e nei social media;

– sospendere il blocco del Canale della Crimea settentrionale.

Questa richiesta è stata tuttavia già respinta dalla Corte, poiché i punti presentati da Mosca non rappresentano un grave rischio di danno irreparabile di un diritto fondamentale. 

Le ragioni di Mosca

Secondo quanto annunciato dall’Ufficio del Procuratore Generale Russo lo scorso 22 luglio, sono molteplici le violazioni dei diritti umani dei cittadini russi che da anni avvengono sul territorio ucraino. Soprattutto, Mosca ha esortato la Corte a prendere provvedimenti in merito alle vittime di nazionalità russa causate dalle rivolte di Kiev e Odessa, durante la rivoluzione Euromaidan del 2014, e dalla guerra in corso contro i separatisti nella regione orientale ucraina del Donbas. In aggiunta, Kiev sarebbe responsabile della morte delle persone 298 a bordo del volo MH17 della Malaysian Airlines, a causa della mancata chiusura dello spazio aereo ucraino sulla zona di guerra.

Non sono mancati i commenti da parte del Ministro degli Esteri Lavrov, il quale ha esternato la sua speranza verso un’attitudine imparziale e non politicizzata della CEDU, aspettandosi un’indagine precisa ed un’accurata revisione delle prove fornite. 

Perché questo caso è interessante?

Studiando la giurisprudenza della CEDU, si può notare come la Russia, insieme alla Turchia, sia tra gli stati più spesso accusati di aver violato i diritti prescritti dalla Carta. I casi individuali sono più numerosi, ma non mancano quelli interstatali: tra questi figurano soprattutto le istanze presentate dalla Giorgia e dall’Ucraina. Al momento, infatti, vi sono dieci casi interstatali in attesa di giudizio dalla Corte, cinque dei quali coinvolgono la Russia: quattro presentati dall’Ucraina e uno dalla Georgia. 

Prendendo in considerazione i quattro casi Ucraina vs Russia, emerge una somiglianza speculare con quello presentato dalla Russia nei giorni scorsi, che potrebbe diventare il primo Russia vs Ucraina nella storia della CEDU. Questa somiglianza, in accuse e articoli violati, è inaspettata? Ovviamente no, dal momento che stiamo parlando degli stessi eventi: le rivoluzioni del 2014, la guerra in Donbass, la situazione in Crimea e l’incidente del volo MH17 della Malaysian Airlines.

I due Stati si stanno accusando a vicenda non solo di violare i diritti umani dei rispettivi cittadini, ma anche di essere i principali responsabili degli avvenimenti sopracitati. Ciò che però andrebbe capito ed approfondito non sta nelle somiglianze, ma nelle differenze tra questi casi: l’Ucraina ha denunciato alla CEDU i crimini commessi dalla Russia già nel 2014, ed altre richieste sono state presentate nel 2015 e nel 2018.

La Russia invece sembra essersi accorta solo ora del proprio status di vittima, appellandosi alla Corte sette anni dopo i torti subiti. Ed è proprio per questo notevole ritardo che, purtroppo, il caso in questione ha già perso credibilità, perlomeno agli occhi dei paesi europei. Ma ciò, ovviamente, sembra non infastidire particolarmente il Cremlino: è noto a tutti, infatti, che i rapporti tra Mosca e Strasburgo non siano mai stati ottimali, ed è partendo da questo che si possono trarre delle conclusioni. 

La prima, è che la Russia abbia messo in secondo piano le violazioni dei diritti umani dei propri cittadini, e che, come sostenuto da molti, abbia intenzione di usare questo caso come un banchetto di prova per la Corte e, in generale, dell’Europa. Del resto, lo stesso Konstantin Kosachev, a capo del Consiglio della Federazione ha dichiarato che troppo spesso la CEDU emana verdetti molto politicizzati, influenzati dalle opinioni dei politici europei. Al contrario, il ministro della Giustizia ucraino Denys Malyuska sulla propria pagina Facebook ha scritto che “La Russia ha confuso la CEDU con uno show televisivo” e, ancora più grave, “con la denuncia alla corte sono stati esposti tutti i miti della propaganda russa”. 

La seconda, più che una considerazione, è un dato di fatto. Sappiamo tutti che la Russia non sia il più grande sponsor dei diritti umani e che, molto spesso, alcuni di essi non vengano proprio considerati dal Cremlino. L’appello alla CEDU rappresenta forse un cambio di rotta? O è più una cartina tornasole, ad indicare l’esigenza di proteggere i diritti umani solo quando si è in prima persona vittime di una loro violazione? La Russia vuole davvero difendere gli interessi e la dignità dei propri cittadini, o sta usando la CEDU come ennesimo campo di battaglia per questo infinito conflitto con l’Ucraina?

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