LIBANO: CAMBIO AL TIMONE. MA, IN REALTÀ, POCO O NULLA CAMBIA

Fonte foto: (fonte https://j99news.com/2021/07/28/najib-mikati-one-of-lebanons-richest-people-returns-to-the-post-of-prime-minister-politics-news/)

In Libano la crisi non si arresta e la nomina del nuovo – ma della vecchia guardia – premier incaricato, Najib Mikati, non sembra donare sicurezza al popolo libanese. Una nuova crisi regionale all’orizzonte?

Nel giro di poco tempo dalle “dimissioni” del premier incaricato, Saad Hariri, il Parlamento libanese ha indicato un nuovo premier, scorrendo il cursore degli ex primi ministri del Libano. Nome non nuovo alla politica – e all’economia – del Paese, Najib Mikati, è la terza persona in un anno che tenta la difficile formazione di un governo capace di trascinare Beirut fuori dal baratro. 

Mikati ha già ricoperto la carica di primo ministro, la prima volta nel 2005 e il secondo mandato dal 2011 al 2014 ed è noto per essere l’uomo più ricco del Libano, con un patrimonio stimato di 2,7 miliardi di dollari. Proprio l’esperienza nel mondo della finanza – Mikati è, infatti, oltre che politico anche un abile imprenditore nel settore delle telecomunicazioni – gli darà la possibilità di “avere voce in capitolo nelle decisioni che riguardano la finanza”.

Mikati, però, non gode solo di un’eccellente carriera imprenditoriale: è conosciuto anche per numerose accuse di corruzione. Nel 2019, ad esempio, è stato indagato per arricchimento illecito per prestiti sull’edilizia urbana.

Mikati non gode di buona reputazione nemmeno nella sua città natale, Tripoli, al Nord della Terra dei Cedri, perché visto come una figura controversa, esponente dell’élite politico-imprenditoriale del Paese, contro cui i giovani manifestanti della piazza si sono ripetutamente scagliati nel corso degli ultimi anni. 

Ciononostante, Mikati “piace” ai più a livello internazionale, compreso al Presidente francese, Emmanuel Macron – che alla seconda conferenza di aiuti per il Libano, dopo il disastro del porto di Beirut del 4 agosto scorso, è riuscito a raccogliere più di 370 milioni di dollari.

Tuttavia, in momenti di profonda incertezza è del tutto assurdo rigettare una decisione politica come la designazione di un nuovo premier, nonostante le tante controversie sulla figura di Mikati. 

La situazione economico-sociale del Libano è disastrosa e il contesto regionale non è da meno. Anche la politica israeliana non gode di forte stabilità.  Inoltre, in risposta alle ultime provocazioni di Hezbollah, fattasi forte dell’impasse politica libanese, Israele ha lanciato un’offensiva aerea su alcune aree di confine, la prima dopo il cessate-il-fuoco del 2006.

A tal proposito, non si è fatta attendere la richiesta di intervento ONU da parte del Presidente libanese, Michel Aoun: il 5 agosto, il Generale Stefano Del Col, al comando dell’UNIFIL, ha convocato un incontro con i rappresentati di ambo le parti per scongiurare qualsiasi escalation. 

La verità è che l’esercito libanese è quasi inesistente: il vero ed unico esercito presente sul territorio è, di fatto, Hezbollah, con cui l’esercito libanese non può far altro che collaborare per la difesa dei confini a Nord (Siria) e Sud (Israele). Ingaggiare lo scontro con Hezbollah distruggerebbe inesorabilmente ogni speranza di rinascita del Libano e fomenterebbe le posizioni opposte dell’Iran sulla questione nucleare, ancora imbrigliata – e che potrebbe non risolversi mai. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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