OBIETTIVI CLIMATICI AMBIZIOSI RIVELANO PROFONDE DIVISIONI IN SENO AL G20

L’incontro di Napoli è stato un passo decisivo sulla strada della COP26 di Glasgow, rappresentando un “banco di prova”.

Obiettivo dell’ultimo G20 è stato quello di cercare una conciliazione tra tutela ambientale e progresso, tenendo ben saldo il valore del benessere sociale. Transitare verso un’economia verde è un concetto che è rimasto centrale nell’agenda politica del summit, vista come unica risposta, necessaria ed inevitabile, a contrastare i cambiamenti climatici in corso.

Scopo della presidenza italiana è stato stimolare la comunità internazionale a perseguire obiettivi ambiziosi in questo 2021 ricco di eventi a sostegno del clima e della biodiversità. Tuttavia, i ministri dell’ambiente riniti al G20 tenutosi a Napoli dal 20 al 23 luglio hanno concluso un “vertice combattuto”, percepito più volte come “sull’orlo della disgregazione”.

L’incontro era stato percepito come una tappa di fondamentale importanza verso la COP26 e la sua incapacità di trovare un terreno comune ha sottolineato le differenze cruciali che dividono gli Stati presenti nel gruppo e indicano che non sarà facile ottenere un accordo significativo in Scozia riguardo la gestione del clima. 

Le temperature medie globali, infatti, sono già aumentate di oltre 1° rispetto alla linea di base preindustriale utilizzata dagli scienziati dell’IPCC e sono sulla buona strada per superare il tetto di 1,5-2 gradi nei prossimi pochi anni. L’entità della crisi climatica è stata messa ben in evidenza questo mese con eventi meteorologici estremi che hanno causato devastazioni in tutto il mondo: inondazioni estremamente gravi hanno travolto Germania, Belgio e Cina, mentre enormi incendi hanno attanagliato gli Stati Uniti e la Siberia.

Il riscaldamento globale è stato additato come causa principale di questi avvenimenti. Pertanto, durante il summit di Napoli, “alcuni Paesi volevano andare più veloci rispetto a quanto concordato a Parigi e mirare a limitare le temperature a 1,5° entro un decennio, ma altri, con economie basate principalmente sul petrolio, come i Paesi arabi, la Cina e i Paesi emergenti, hanno affermato di attenersi a quanto concordato a Parigi nel 2015”, ha affermato il ministro italiano della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Cingolani, infatti, ha portato avanti una negoziazione definita da lui stesso “molto complessa”. Al suo fianco l’inviato speciale per il clima del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, John Kerry, il quale non ha interrotto nemmeno per un attimo l’intenso e proficuo dialogo con il Paese del dragone, definito come “il più grande driver del climate change” e dunque come il Paese che più di tutti dovrebbe volgere le proprie politiche interne a sostegno di un’economia più verde. 

Alla conclusione del summit sono stati riaffermati gli impegni sottoscritti a Parigi nel 2015, con l’obiettivo comune di mantenere la temperatura globale inferiore ai 2°, sforzandosi di limitarla a 1,5 gradi ed è stato evidenziato il nesso tra biodiversità e cambiamento climatico. Inoltre, è stato concordato di incrementare gli aiuti per i Paesi in via di sviluppo e Cingolani ha aggiunto che l’Italia aumenterà i propri finanziamenti per il clima a favore dei Paesi maggiormente in difficoltà.

Nonostante questo, il mancato accordo su un linguaggio comune sarà visto come una battuta d’arresto alle speranze di ottenere un accordo significativo nei principali colloqui sul clima alla COP26 di novembre.

Chiara Ferro

Attualmente ricopro il ruolo di Junior Political Researcher presso la Parliamentary Assembly of the Mediterranean. Sono laureata in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario con menzione alla carriera presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Politica ed Economia dell’Ambiente e correlazione in Geopolitica Economica sul futuro delle risorse idriche legate al caso studio della Grand Ethiopian Renaissance Dam. Con IARI, collaboro con l’associazione inglese “Cop26 and beyond” analizzando nelle mie analisi gli impatti del cambiamento climatico su ambiente e società. La curiosità e la ricerca scientifica sono state determinanti nello sviluppo del mio forte interesse per la geopolitica dell’ambiente e delle risorse energetiche. Tra le mie passioni rientrano la geografia, lo studio delle civiltà antiche, prime su tutte l’antico Egitto e l’antica Grecia, e la degustazione di birre artigianali in giro per il mondo.

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