ANCHE GLI STATI UNITI RAGIONANO (E SPERIMENTANO) IL DOLLARO DIGITALE

Fonte immagine: https://www.skyboundwealth.co.uk/market-updates/a-digital-dollar-good-or-bad

Il progetto e-yuan cinese avanza velocemente e si appresta a cambiare gli equilibri geopolitici mondiali, mettendo in discussione per la prima volta dal Dopoguerra la leadership monetaria degli Stati Uniti d’America. Il governo Biden è chiamato alla prossima mossa. 

La Cina si è mossa per prima e ora gli Stati Uniti devono rispondere. Nelle ultime settimane gli sviluppi del dollaro virtuale in risposta allo e-yuan stanno prendendo sempre più forma e il materiale da analizzare cresce. Al netto degli aspetti più tecnici che proveremo ad affrontare, quello che pare certo è che le prossime decisioni da parte del governo Biden sull’adottare o meno una valuta virtuale modificheranno, in un modo o nell’altro, il futuro del pianeta. 

Lo yuan digitale ha costretto tutti ad accelerare

In un’analisi pubblicata da IARI a maggio avevamo parlato dell’imminente avvento dello yuan digitale come nuova valuta elettronica e dei vantaggi in campo economico e sociale che ne deriverebbero per la Cina. In primis, un maggior monitoraggio dell’economia domestica da parte del governo nazionale, ma soprattutto una maggiore internazionalizzazione che farebbe diminuire in modo significativo la sovranità monetaria del dollaro in favore del Renminbi. Motivo che ha di fatto obbligato il Congresso americano a riunirsi con una certa urgenza per discutere della situazione, al fine di gettare le basi per un piano d’azione preventivo per scongiurare possibili future minacce.

In attesa di una presa di posizione ufficiale da parte del presidente Joe Biden, le voci più autorevoli in materia sono state quelle del presidente della Federal Reserve Jerome Powell (qui un suo intervento in merito su youtube) e del Segretario al Tesoro Janet Yellen.

Favorevoli e contrari … spuntano anche le stablecoin

Per Jerome Powell la parola d’ordine è “prudenza”. Il sedicesimo presidente della Fed ha sottolineato in più public interviews che la priorità è fare le cose bene, piuttosto che dover rimediare a degli errori dettati dalla fretta. 

Powell è sempre stato abbastanza trasparente sul fatto di non essere un fan delle monete digitali, in particolare delle stablecoin, sposando quasi certamente il malcontento dei principali banchieri e legislatori statunitensi. 

Negli ultimi anni le criptovalute sono entrate a gamba tesa nell’economia reale e molta gente apprezza gli stablecoinproprio perché sono soldi indipendenti da politici e banchieri e garantiscono, ai loro occhi, la separazione tra governo e denaro. L’aumento di questa forma di valuta, su cui le banche hanno un potere estremamente limitato, spaventa anche la Fed che, temendo una perdita del potere monetario di fronte a un concorrente che non può controllare, col passare del tempo sta adottando politiche sempre più agguerrite nei confronti di Bitcoin e soci.

Difatti, se è vero che le stablecoin che sono legate al valore del dollaro stanno emergendo giorno dopo giorno come delle vere e proprie concorrenti del dollaro stesso (a breve uscirà anche quella di Facebook), queste stanno parallelamente cercando di abbandonare l’ancoraggio alla moneta americana e rendersi totalmente indipendenti.

Per Powell un dollaro digitale, pur se supportato dalla Fed, si troverebbe quindi a competere in un campo, quello delle criptovalute, decisamente molto affollato e non è sicuro che i benefici superino i costi.

Dubbi per il presidente anche sul quadro normativo e di supervisione vigenti, ritenuti non adeguati a gestire le numerose vicissitudini che si verranno a creare con la nuova moneta virtuale.

Di parere contrastante invece Janet Yellen, Segretario del tesoro USA, che guarda in modo più ottimista la nuova sfida. In un webinar tenuto dal New York Times, ha definito il dollaro digitale come uno strumento più veloce, più sicuro e più economico per effettuare pagamenti rispetto alla moneta cartacea.

Certo andrebbe studiato accuratamente l’impatto sul sistema finanziario (il pericolo maggiore è sempre un possibile deflusso di depositi) ma ci sarebbero importanti vantaggi nella lotta al riciclaggio di denaro ed alla fuga di capitali. 

La moneta virtuale poi, a differenza delle altre criptovalute, offrirebbe tutte le garanzie presenti nelle monete sovrane. L’obiettivo deve dunque essere quello di creare un dollaro digitale stampato direttamente dalla Federal Reserve e basato sulla tecnologia blockchain, la stessa usata per le criptovalute.

Fumata bianca anche da parte del presidente della Federal Reserve di Dallas, Robert Kaplan, che ha aggiunto che la Banca Centrale dovrebbe iniziare immediatamente e con urgenza a lavorare su una moneta digitale.

Dati e Privacy: dove si sta andando?

Christopher Giancarlo, ex presidente della Commodity Future Trading Commission (CFTF), ha però sottolineato la mancanza negli Stati Uniti di dati reali riguardanti la futura moneta digitale, necessari al fine di prendere una decisione vincente.

Gli Stati Uniti intanto si sono già mossi, optando per iniziare delle prove in ambiente protetto. L’organizzazione no profit Digital Dollar Foundation ha infatti annunciato il lancio di cinque programmi pilota che si svolgeranno nei prossimi dodici mesi. L’obiettivo ovviamente è quello di raccogliere quanti più dati possibili per informare i policymakers su come varare al meglio la valuta digitale di stato.

La prudenza non è mai troppa, soprattutto in un paese dove il concetto della privacy, nemico non secondario delle monete digitali, è molto sentito.

Anticipare a livello tempistico la Cina è impossibile ma il rischio maggiore è quello di rimanere indietro mentre il colosso asiatico avanza a vele spiegate verso l’imminente lancio dell’e-yuan, da utilizzare anche negli scambi quotidiani a partire dall’e-commerce.

Possibili sviluppi a livello mondiale        

In questo momento oltre agli Stati Uniti anche Unione Europea, Inghilterra e Giappone stanno accelerando.

Ma mentre le banche centrali prendono tempo e studiano le strategie da attuare non è da escludere che le rispettive valute in forma digitale possano nascere spontaneamente in forma privata nei prossimi anni. Un rischio che i governi devono assolutamente scongiurare e soprattutto una questione che sta diventando sempre più politica e che non può più limitarsi alla semplice analisi economica. 

Il Partito Democratico americano pare il più progressista e sta spingendo il proprio governo a concretizzare la nuova Central Bank Digital Currency (CBDC), sostenendo che faciliterebbe l’inclusione finanziaria tra i soggetti senza un conto in banca e che parallelamente aiuterebbe a ridurre le commissioni applicate dalle banche. 

Gli Stati Uniti hanno un ruolo da leader e se decidessero di partire con il progetto l’effetto ondata-fiducia spinto dal dollaro digitale potrebbe diventare presto un trampolino di lancio importante per tutti gli altri paesi, solidificandoulteriormente il ruolo di testa degli Stati Uniti.

Powell ha anticipato che entro l’autunno sarà pubblicato dalla Fed un primo resoconto volto a “esplorare le implicazioni delle tecnologie sui pagamenti digitali in rapida crescita, con un focus specifico sulla possibilità di emissione di una valuta digitale“.

Come nel caso dell’e-yuan, anche il dollaro digitale sarebbe solo un gemello digitale del dollaro cartaceo, ovvero una forma di pagamento completamente regolamentata, sotto un’autorità centrale e con la piena fiducia e il sostegno della banca centrale del paese. A differenza del progetto cinese, invece, la moneta si affiancherebbe al contante senza sostituirlo, visto che la Fed emetterebbe la valuta in modo centralizzato parallelamente alle banconote.

Ora che le principali figure politiche hanno espresso la propria opinione, la palla passa inevitabilmente al presidente Joe Biden, che a ottobre dovrà decidere se rinnovare il mandato di Quarles come vicepresidente della Banca Centrale per la vigilanza, il che potrebbe indicare dove cadrà la Casa Bianca sul tema delle valute digitali.

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