LE MANI DI SINGAPORE SULLE ENERGIE RINNOVABILI E LA PARTNERSHIP ISLANDESE

Fonte foto: https://www.dealstreetasia.com/stories/gic-arctic-green-energy-252769/

Singapore e Islanda si avvicinano per motivi economici ed ambientali: pronto un piano di 240 milioni di dollari che da Singapore, saranno investiti nei progetti dell’islandese Arctic Green Energy.

L’annuncio è stato dato in pompa magna e senza mezzi termini: Singapore investirà 240 milioni di dollari nell’energia rinnovabile, grazie a un’azienda partner islandese, la Arctic Green Energy.

Il fondo sovrano di Singapore, il GIC (Government of Singapore Investment Corporation), ha stanziato questa importante somma per sostenere l’espansione delle società che si occupano di energie rinnovabili, in concomitanza con le principali realtà dell’Europa e dell’Asia. L’idea nasce da un progetto che punta alla graduale de carbonizzazione del settore edile, puntando sullo sfruttamento dell’energia geotermica. Singapore, si fregia, in questo contesto di una partnership con il gigante petrolifero cinese, l’impresa di stato China Petroleum. 

I fondi stanziati, serviranno alla compagnia islandese Arctic Green Energy, in collaborazione con Singapore, a lanciare nuovi progetti e ad aumentare le sue capacità nell’energia geotermica, che deriva da sorgenti calde sotterranee ed è un’alternativa più ecologica rispetto all’utilizzo di combustibili fossili.

I 240 milioni di dollari quindi, costituiscono un’ambiziosa alleanza strategica tra la compagnia islandese ed il fondo sovrano di Singapore. L’obiettivo è lo sfruttamento dell’energia geotermica. 

In prospettiva, questo accordo potrebbe portare alla promozione del riscaldamento ad energia geotermica in Europa e in Asia, con un vantaggio in termini ecologici, data la possibilità di ricavare energia ad emissioni zero. Ad oggi, la Arctic Green Energy, si presenta già come uno dei maggiori attori globali per la transizione energetica, ma con l’ingresso del GIC di Singapore, ed i suoi ingenti capitali, c’è possibilità di un incremento significativo, in funzione di una leadership futura nel settore.

L’innovazione che deriva dall’accordo però, è lo sfruttamento dell’energia geotermica in settori di difficile ingresso per questo tipo di risorsa, come ad esempio l’edilizia. Fino ad ora, il processo è stato a trazione fortemente carbonifera; solo di recente si stanno tentando approcci differenti. In parte questo cambiamento è dovuto alla Arctic Green Energy, ed ora, grazie ai fondi di Singapore, si potranno realizzare progetti innovativi in tal senso. 

In questo modo, Singapore avrebbe fiutato al volo l’affare. Considerando che oggi, quasi la metà del consumo energetico globale deriva dal riscaldamento e il raffreddamento degli edifici e che l’azione per il clima è in cima alle agende politiche globali, è cruciale sapere in che modo si possano riscaldare le città senza inquinare.

Una transizione voluta che punta alle emissioni zero, fortemente voluta e prevista nel Green Deal europeo e gli Accordi sul Clima di Parigi. Il tutto, in termini economici si traduce in un’opportunità senza precedenti per chi decide di investire nella transizione energetica, e Singapore è uno di quei paesi che lo hanno capito al volo. Puntare alla de carbonizzazione mentre si accresce la propria economia, è una cosa possibile e il paese asiatico si starebbe muovendo in tal senso. 

Dall’Islanda, fanno sapere che l’Arctic Green Energy, oltre ad essere impegnata impegnata nell’Artico e nell’Asia in svariati progetti per lo sfruttamento dell’energia geotermica,  si adopererà per rendere al meglio i frutti dell’alleanza strategica con il GIC di Singapore.

Nuovi investimenti porteranno a nuovi progetti: un cambio di passo sull’inquinamento e le emissioni, un grande passo per la crescita economica per l’azienda islandese e per Singapore che ha scelto di investire. Oltre all’entusiasmo per il nuovo progetto che vede queste due realtà geograficamente distanti, così vicine, c’è da riflettere sui risvolti, oltre che ambientali ed economici, anche strategici.

Un tale investimento, può far solo comodo ad una realtà già solida come l’Arctic Green Energy, tuttavia va considerato il ruolo che, in prospettiva potrebbe voler rivendicare anche Singapore. Che le mire del paese asiatico siano indirizzate anche ad altre zone del globo è innegabile; ma d’altronde bisogna valutare, all’interno di quale dinamica possa rientrare Singapore, specie in prospettiva artica.

Un ruolo difficile da definire, ma sicuramente, come investitore con quote cospicue, il nome di uno stato piccolo, potrà avere risalto maggiore sul panorama internazionale, specie in un settore in crescita come quello delle rinnovabili. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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