L’AMERICA LATINA TRA I CINA E STATI UNITI: QUALI SARANNO GLI SCENARI GEOPOLITICI?

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Fonte: https://www.firstonline.info/america-latina-ritorno-alla-crescita-ma-linstabilita-politica-e-una-mina-vagante/

Le diverse crisi strutturali e la pandemia di Covid-19 in America Latina hanno evidenziato il ruolo delle potenze mondiali come Cina, Russia e Stati Uniti nella regione. 

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse da parte della Cina e della Russia in America Latina e nei Caraibi (ALC), mentre gli Stati Uniti hanno peggiorato le relazioni con la regione. Le gravi crisi strutturali che di frequente si verificano nell’area, ma soprattutto l’avvento della pandemia di Covid-19, ne hanno peggiorato le condizioni economiche e influenzato in modo pesante i processi politici.

In questo contesto si sono aperte le porte alla Cina e -in modo un po’ più marginale- alla Russia di intervenire per fornire aiuti economici e sanitari. Sono emersi quindi diversi scenari post-pandemia riguardanti il futuro dell’America Latina, diventato ormai il campo di scontro tra i due grandi concorrenti, la Cina e gli Stati Uniti.

Se da un lato, la Cina si è resa sempre più presente nella zona a partire dai primi anni 2000, confermando il proprio ruolo in questi anni grazie all’esportazione e alla vendita dei suoi vaccini, dall’altro gli Stati Uniti hanno rinunciato sempre di più al controllo della regione. 

Ma quali saranno le conseguenze del crescente interesse e della sempre più intensa competizione economica e commerciale della Cina in America Latina? Come si comporteranno gli Stati Uniti in futuro con “il loro cortile di casa”?  

L’espansione cinese in America Latina

La Cina ha iniziato la sua espansione nella regione latinoamericana all’inizio degli anni 2000, quando gli Stati Uniti, successivamente agli attacchi dell’11 settembre hanno iniziato a focalizzare la loro attenzione sul Medio Oriente. La Cina, successivamente, ha iniziato ad avere un ruolo predominante nelle organizzazioni internazionali, possibile grazie a due principali fattori: la mancata presenza nelle istituzioni degli Stati Uniti e il crescente appoggio dei paesi in via di sviluppo nei confronti della Cina post crisi economica globale.

Grazie a questi fattori si è rafforzata nella Cina l’idea della cooperazione nei paesi in via di sviluppo, in modo non solo di fornire un aiuto ma anche per reciproco beneficio. Innanzitutto, il principale interesse della Cina nella regione si traduce nella ricerca delle materie prime industriali, ma non solo: il Paese asiatico ha anche mire nei confronti delle materie energetiche ed agricole, costituite da ferro e soia.

È per questo motivo che gli investimenti che la Cina ha messo in atto nella regione sono funzionali all’esportazione di questi prodotti verso il Paese asiatico, che dal 2005 al 2019 sono ammontati a 130 miliardi di dollari. Con l’espansione cinese a livello commerciale ed economico è anche emersa la volontà della potenza di includere l’America Latina nella Belt and Road Initiative, meglio conosciuta come la via della seta, ossia il progetto cinese delle infrastrutture che mira a collegare principalmente Africa ed Europa alla Cina, ma si è rivolta anche al Sud America per implementare il commercio tra le due aree del mondo.

Infatti, nonostante le difficoltà che si possono crearsi nella realizzazione del progetto, la Cina vorrebbe per lo meno includere nel progamma almeno uno dei più grandi Paesi della regione (Brasile, Argentina, Messico), e già sono stati siglati accordi con 18 paesi dell’area. 

La Cina è poi tornata sotto i riflettori consolidando la sua espansione a causa della pandemia di Covid-19, che ha portato la regione latinoamericana a riversarsi in condizioni economiche gravi. Per questo motivo, la Cina, che è diventata ormai da quasi vent’anni uno dei principali partner economici dei paesi latinoamericani, si è proposta in aiuto sia da un punto di vista economico che sanitario. Per far fronte all’emergenza sanitaria, la Cina ha inviato verso la regione latinoamericana migliaia di mascherine, come ventilatori e defibrillatori. Inoltre, sta producendo i suoi vaccini, Sinopharm, Sinovac e Cansino, sia in patria che in Sud America, in modo più specifico in Brasile, e Sudafrica. 

Come stanno reagendo gli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti hanno sempre visto l’America Latina come zona di loro primaria influenza. Nonostante ciò, negli ultimi anni la potenza mondiale si è sempre di più distaccata dal loro “cortile di casa” in quanto apparentemente non in grado di potersi occupare delle necessità della regione. 

Con l’amministrazione Trump, si è avuto un crescente disimpegno della potenza mondiale nella regione nonostante le costanti pressioni che vengono abitualmente esercitate nei confronti di Cuba e del Venezuela, ma soprattutto della volontà del presidente Bolsonaro di rafforzare i suoi legami con gli Stati Uniti.

In questo rapporto, gli Stati Uniti si sono sempre più presentati all’America Latina come un poliziotto che sanziona all’occorrenza, e non un partner commerciale con cui avere degli scambi bilaterali costruttivi. Per il momento, Biden non sembra essere interessato alla regione più di quanto non lo fosse Trump, ma lo stesso presidente si è reso consapevole di che cosa potrebbe significare la crescente presenza della Cina in Sud America.

Infatti, in un articolo sul The Washington Postil presidente Biden ha affermato una visione realistica della situazione, ossia che senza investimenti di qualità in determinati Paesi del mondo non possono gli Stati Uniti e altre democrazie avanzate come l’Unione Europea rimanere competititivi, in questo modo non si eliminerebbe la capacità cinese di intervenire, ma si potrebbero limitarne per lo meno la presenza.

Per l’America Latina il rafforzamento dei rapporti con la Cina potrebbe significare un’opportunità storica di riuscire a portare la regione ad un nuovo livello di sviluppo. Se l’America Latina utilizzasse l’occasione per intraprendere delle riforme strutturali, gli sforzi cinesi si rivelerebbero favorevoli all’economia della regione. Dall’altra parte invece, la Cina sta utilizzando delle misure di soft power, tra cui appunto il grande interesse verso il Sud America, non solo per riempire il vuoto costituito dagli Stati Uniti ma anche per portare dalla sua parte i maggiori paesi che attualmente sostengono Taiwan (nove paesi su quindici che lo sostengono fanno parte dell’ALC) ed isolarlo. 

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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