L’ARCOBALENO DEL PRIDE TENTENNA ANCORA SOPRA L’UE

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Fonte: https://www.arco.lgbt/pubblicata-la-nuova-strategia-lgbtiq-dellunione-europea/

All’indomani del mese del Pride, continuano le discussioni sui diritti della comunità LGBTQI+. E non solo in Ungheria

Europa: di quali valori stiamo parlando?

A più di 70 anni dall’avvio del progetto europeo con il Trattato di Roma del 1957, il dibattito sui valori alla base dell’Unione è ancora molto acceso. I principi considerati i pilastri dell’Unione sono chiaramente riportati all’Articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea (TEU), che recita: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini[1].

La controversa legge Ungherese

Il confronto sui valori europei è tornato sotto i riflettori dei media al seguito delle discussioni riguardanti una controversa legge anti LGBT in Ungheria. La legge, il cui testo ha ottenuto 157 voti approvanti, mira a proibire di sottoporre ai minori contenuti che potrebbero portare ad una “deviazione dell’identità corrispondente al proprio sesso”[2].

Ungheria e Polonia a braccetto

Non è di certo la prima volta che l’Ungheria si esprime totalmente in disaccordo di quella che definisce “l’ideologia LGBT”, che cerca di inserire in una vera e propria rete internazionale. Per esempio, l’atteggiamento di Budapest funge da complemento con quello dei vicini polacchi, in cui le così dette “LGBT Free Zones” stabilite quasi un anno fa ed un’ambigua legge sull’aborto che ha portato a significative manifestazioni in pieno periodo Covid durante lo scorso autunno, mostrano come i governi dei due Paesi condividano una posizione comune sulla questione dei diritti delle comunità LGBT ed i diritti civili in Europa. 

La risposta dentro le Istituzioni..

Anche questa volta, la decisione di Budapest non è di certo passata indifferente ai leader europei, soprattutto alla luce del Consiglio Europeo tenutosi nei giorni in cui il dibattito sulla legge Ungherese si faceva più aspro che mai. Questa volta la discussione si è fatta particolarmente accesa, tanto che il Primo Ministro Olandes, Mark Rutte, è arrivato a suggerire l’opzione di uscita dell’Ungheria dall’UE.

Anche il ministro degli interni tedesco, Horst Seehofer, si è mostrato fermamente contrario alla decisione di Orban, proponendo di tagliare i fondi europei all’Ungheria, al fine di lanciare un chiaro messaggio al Paese, ribelle ai principi espressi all’Articolo 2 del TEU. Questa decisione lascia un po’ basiti, se si pensa che Seehofer in persona aveva in passato difeso Viktor Orban in alcune situazioni controverse, quali la questione dei migranti.

…e al di fuori di esse

In aggiunta, la legge ha scatenato una reazione domino, che è andata ad espandersi anche al di fuori dalle istituzioni europee: per esempio, nel mondo calcistico. Venne proposto di illuminare l’Allianz Arena con i tipici colori arcobaleno, come segno di vicinanza proprio verso la comunità LGBT: un’idea che però venne fermamente opposta dalla UEFA, per via della sua intenzione di non politicizzare il calcio. 

Non solo Budapest e Varsavia

La giustificazione del Premier ungherese Viktor Orban nell’adottare la legge è data da quella che il leader definisce in quanto necessità di proteggere bambini da quella che lui definisce “ideologia LGBT”, e mostrarsi dalla parte dei diritti dei genitori[3]. Si potrebbe pensare che quello che accade in Ungheria sia distante ed incomparabile con i principi sostenuti fermamente da altri Paesi europei.

Tuttavia, è molto interessante notare come la giustificazione adottata da Budapest richiami quelle che vengono utilizzate da chi si scaglia contro il tanto discusso Disegno di Legge Zan in Italia. Il DDL italiano prevede l’inasprirsi della pena contro crimini d’odio e discriminazioni verso la comunità LGBTQI+. Chi si oppone ad esso teme “l’indottrinamento” dei bambini nelle scuole, come raccontato dall’esponente di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi.

In aggiunta, proprio come la legge voluta da Viktor Orban, anche il DDL Zan ha scatenato reazioni al di fuori del mondo politico. Celebre resta il discorso fatto dal rapper Fedez in occasione del Concerto del 1° maggio[4].

L’Europa che vorremmo

Si possono quindi riscontrare delle similitudini nei due casi, che pongono sullo stesso piatto la realtà italiana con quella ungherese, da tempo criticata per essere chiusa e discriminatoria sul tema. Questa situazione dovrebbe spingere ad una riflessione sull’Europa che vogliamo costruire, che dovrebbe mostrarsi aperta, tollerante, e dove l’orientamento sessuale non dovrebbe costruire alcun tipo di timore e discriminazione.

L’attuale Presidente della Commissione Europea Ursula von der Layen ha definito la legge dettata a Budapest come “una vergogna (a shame)”. Ma queste parole rappresentano davvero la posizione di un’Europa unita e solidale? L’Europa vuole mostrarsi pronta a mettere in pratica i principi dell’Articolo 2? Alla fine di giugno, il mese considerato del “gay pride”, tali riflessioni dovrebbero acquisire un’importanza ancora più significativa, e spingere ad azioni concrete.


[1] Trattato sull’Unione Europea (Versione Consolidata), Articolo 2, C 326/17, Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, 26.10.2012.

[2] Tommaso Lecca, “Omosessualità Censurata per gli Under 18: Cosa Dice la Legge Anti-LGBT Voluta da Orban,” Europa Today, 25.06.2021. Disponibile: https://europa.today.it/omosessualita-censurata-legge-lgbt-orban.html consultato 01.07.2021.

[3] Ibid.

[4] Il video del discorso del cantante può essere trovato su youtube, digitando “Fedez concerto primo maggio”.

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