CRISI SANITARIA, TRACOLLO ECONOMICO E INSTABILITÀ POLITICA: IL CASO DELLA TUNISIA

Fonte: https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2021/07/16/tunisia-covid-pandemia

Spinta dalle nuove varianti del Covid, la crisi sanitaria si è diffusa in tutti gli ambiti della società, arrivando a destabilizzare l’intero sistema tunisino. 

Il Primo Ministro tunisino ha deciso di licenziare il Ministro della Sanità in seguito al caos scoppiato all’apertura generale per le vaccinazioni, in un momento in cui il paese mediterraneo sta attraversando una profonda crisi sociale, sanitaria ed economica.

Il peggioramento della situazione tunisina si deve soprattutto all’impatto della pandemia da Covid-19 su un quadro politico ed economico non favorevole, che va avanti dal 2011. Infatti, lo stallo persistente a livello politico si ripercuote non solo sul piano economico, con riforme richieste dalla popolazione e mai realizzate, ma anche sull’efficacia della risposta sistematica contro il virus e le nuove varianti.

Lo stallo politico che tiene in scacco la Tunisia 

Se in tutto il mondo la pandemia ha destabilizzato governi e società civile, anche in Tunisia la circolazione del virus ha portato la nazione sull’orlo del tracollo economico-politico. 

Dal 2011, anno della “rivoluzione dei gelsomini” che ha portato alle dimissioni quasi immediate del presidente plurimandatario Ben Ali, la Tunisia è stata lodata per essere stata l’unico paese mediterraneo ad aver ricostruito un apparato politico di stampo democratico.

I problemi che hanno portato alla caduta del regime però non sono stati risolti: senza l’attuazione delle riforme economiche richieste, lo scontento popolare è aumentato fino a sfociare in proteste di piazza a inizio 2021, in un contesto sanitario sempre più a rischio. Infatti, il modello di sviluppo tunisino fondato su un liberismo e un capitalismo senza freni aveva creato forti disuguaglianze sociali, che, pur avendo condotto allo scossone del 2011, non state adeguatamente affrontate.

Dal punto di vista politico, lo stallo tra la forza parlamentare più cospicua eletta dopo il 2011, Ennahda, e il presidente conservatore Saïed, ha portato a una risposta tardiva, poco coesa ed efficace contro il coronavirus, esercitando un forte impatto anche sull’economia tunisina (il turismo, un settore che rappresenta l’8% del PIL tunisino, è uno dei più colpiti a livello globale). 

A sostegno di ciò, nel periodo post-rivoluzionario, la Tunisia ha visto aumentare il tasso di disoccupazione oltre il 15% con un trend economico generale in discesa, che continua a colpire le fasce demograficamente più giovani, spesso costrette a emigrare.

Il fenomeno del “brain drain” in Tunisia è stato reso evidente, ancora una volta, dall’emergenza pandemica che, assieme allo stallo governativo, ha mostrato chiaramente la mancanza cronica di un servizio pubblico efficiente, danneggiato dalla fuga di competenze che va avanti da anni. Inoltre, un lockdown totale in sei governatorati, un lockdown parziale nella zona di Tunisi e il divieto di spostamento tra regioni imposti dal 20 giugno 2021 continueranno a pesare sull’importante settore turistico. 

La situazione sanitaria in Tunisia: come si è arrivati fino a questo punto?

La Tunisia, con poco più di 11 milioni di abitanti, è attualmente considerata il paese africano con più contagi: le problematiche strutturali riguardano le infrastrutture ospedaliere e la scarsa disponibilità di vaccini per la popolazione. 

Il governo, dopo un primo periodo di lockdown a marzo 2020 in cui i contagi erano stati contenuti, ha alternativamente ristretto e alleggerito le misure di contrasto al Covid-19 da ottobre 2020, ma con scarsi risultati. Infatti, secondo i dati raccolti da Inkyfada, il tasso di incidenza del virus si attesta a 4704 casi ogni 100 mila abitanti e il numero dei decessi nei primi sei mesi del 2021 è il doppio del totale del 2020 (soltanto a luglio 2021 i morti sono più di 2000), rendendo così la situazione tunisina la più critica del Nord Africa. 

Inoltre, i problemi strutturali legati alla capacità di ospedalizzazione si sono palesati nella gestione dell’emergenza sanitaria in corso, sebbene dall’inizio della pandemia siano stati integrati nuovi letti per la terapia intensiva e ventilatori polmonari.

Sempre nel report di Inkyfada, si nota che, nonostante siano state aggiunte nuove infrastrutture in diversi governatorati, l’incidenza delle varianti ha portato all’innalzamento dei contagi giornalieri, rendendo inefficaci i rinforzi attuati dal governo e continuando ad aumentare la pressione sul sistema sanitario.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei vaccini, anche in questo caso l’incapacità politica della classe dirigente ha provocato il ritardo nella campagna vaccinale, resa ancora più lenta dall’inefficienza del sistema Covax. Infatti, sul sito di OurWorldinData, i dati mostrano che, dall’inizio della campagna a marzo 2021, soltanto il 13% della popolazione ha ricevuto una o due dosi di vaccino finora, restringendosi fino al 7% se si considera la popolazione completamente immunizzata, ammontando a 1,60 milioni di persone in totale.

A complicare ulteriormente la situazione, si aggiunge anche la poca trasparenza della politica nello stabilire l’idoneità prioritaria per i vaccini: secondo Amnesty International, molti politici hanno saltato la fila all’inizio della campagna vaccinale, deteriorando la fiducia popolare nel governo e nella sua capacità di assicurare una campagna vaccinale il più possibile equa ed efficace. 

Infine, quando il 20 luglio 2021 il Ministro della Sanità tunisino ha annunciato delle “giornate di vaccinazioni aperte”, i centri di somministrazione dei vaccini sono stati assaltati, creando il caos e assembramenti violenti. In seguito a ciò, il Primo Ministro, Hichem Mechichi, ha deciso di licenziare il Ministro della Sanità e di stabilire il limite di età per il vaccino agli over 40, mentre nuove dosi e materiali sanitari sono cominciati ad arrivare dal mondo arabo e dalla comunità internazionale in aiuto della Tunisia.

La diplomazia sanitaria in Tunisia 

Il collasso del sistema sanitario tunisino sta portando gli altri paesi arabi non solo a dimostrare una rara solidarietà regionale con l’invio di dosi di vaccino e materiale ospedaliero, ma anche a usarla come strumento diplomatico per guadagnare consenso e supporto. Inoltre, il fallimento del sistema di aiuto Covax, troppo lento nel caso tunisino, dimostra l’inefficienza di operazioni congiunte a livello internazionale, con la preponderanza di meccanismi securitari per l’egemonia regionale.

Se l’intero Nord Africa ha spedito materiale sanitario e dosi di vaccino per solidarietà e in un’ottica di sicurezza regionale, l’Arabia Saudita, con l’invio di 1 milione di dosi, potrebbe usare questa mossa per riaffermare il proprio ruolo nella diplomazia umanitaria, strumento storicamente molto usato, e per ripulire la propria reputazione a livello internazionale dopo il caso Kashoggi.

Vista l’instabilità politica interna, la Tunisia potrebbe far affidamento su interventi esterni: il partito tunisino Ennahda viene appoggiato dal Qatar e dalla Turchia (adoperatisi con personale sanitario, ventilatori polmonari, un ospedale da campo e dosi di vaccino), perciò la coalizione guidata dall’Arabia Saudita (anche gli Emirati Arabi Uniti hanno mandato 500.000 dosi) potrebbe utilizzare questa mossa a proprio vantaggio nella lotta per la leadership regionale contro l’asse turco-qatariano. 

Inoltre, il fallimento del sistema di aiuto Covax, troppo lento nel caso tunisino (la Tunisia ha ricevuto 604.000 dosi da Covax, ben al di sotto le 750.000 previste), e la successiva mobilitazione della società civile per far arrivare gli aiuti alla popolazione portano a due riflessioni. In primis, si è vista l’inefficienza di operazioni congiunte a livello internazionale nella risposta a una crisi globale, con la preponderanza di meccanismi securitari e diplomatici per l’egemonia regionale; per quanto riguarda il secondo aspetto, la forte sensibilizzazione da parte degli espatriati tunisini per procurare risorse contro la pandemia dimostra con chiarezza il fallimento del governo in carica, giudicato incapace di reagire con prontezza ed efficienza. 

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