IL PETROLIO ARTICO NON È IL FUTURO

La decisione del governo groenlandese prevede la sospensione delle esplorazioni per la ricerca di petrolio a favore di uno sviluppo sostenibile.

Lo scorso 24 Giugno il Naalakkersuisut, il governo groenlandese, ha deciso di sospendere le esplorazioni per la ricerca di pozzi petroliferi sull’isola. Le grandi aspettative derivavano dallo studio del 2008 condotto dallo US Geological Survey che stimava che in Groenlandia ci fossero tre grandi bacini di petrolio e gas naturale. 

 I deludenti risultati delle recenti esplorazioni hanno indirizzato la decisione del governo verso la sospensione delle ricerche. In una conferenza stampa il governo stesso afferma: “There’s no doubt that our subsoil is rich in oil resources, but oil extraction won’t only have positive effects on our society, it will adversely affect our nature and environment, and may adversely affect fisheries as well as contribute to the worsening global climate crisis”.

Alla base della decisione c’è la profonda consapevolezza dei danni ambientali che lo sfruttamento e la commercializzazione delle risorse petrolifere avrebbero arrecato all’isola e alla popolazione groenlandese. Il monito della nuova coalizione governativa, alla guida dell’isola dallo scorso Aprile, rafforza ancor di più l’intenzione di puntare, piuttosto, sui bacini di risorse minerarie dell’isola e sullo sviluppo delle risorse rinnovabili.

Il Ministro per l’agricoltura, l’energia e l’ambiente, Kalistat Lund, afferma: “Naalakkersuisut is working to attract new investments for the large hydropower potential that we cannot exploit ourselves. The decision to stop new exploration for oil will contribute to place Greenland as the country where sustainable investments are taken seriously.” 

Ci si aspetta dunque un’intensificazione delle ricerche di bacini minerari sul territorio e nelle acque della ZEE groenlandese che potranno attirare investitori stranieri. La chiara intenzione, infatti, di sospendere le operazioni del sito di terre rare di Kvanefjeld, che ha giocato un ruolo decisivo per il successo della coalizione Inuit Ataqatigiit, rimane circoscritta all’estrazione di uranio. 

La decisione del governo groenlandese, anche se giustificata dalla fallimentare ricerca esplorativa, è una decisione che potrà rivelarsi epocale per i groenlandesi, per il fragile ecosistema artico e per lo sviluppo delle relazioni tra la Groenlandia e gli Stati interessati alle risorse artiche. Intanto la coalizione Inuit Ataqatigiit prosegue sulla strada della prioritarizzazione dello sviluppo sostenibile e del rispetto della società e delle tradizioni inuit.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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