CIPRO NORD, ERDOĞAN RILANCIA LA SOLUZIONE A DUE STATI

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Erdoğan si è recato in visita a Cipro del Nord per il 47esimo anniversario dell’intervento turco che portò all’occupazione della parte settentrionale dell’isola. 

Lunedì scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è recato a Nicosia, nella zona settentrionale della capitale di Cipro, occupata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, per prendere parte alle celebrazioni organizzate dalle autorità locali in occasione del 47esimo anniversario dell’intervento militare turco sull’isola.

Nato come intervento a difesa dei cittadini turco-ciprioti a seguito di un tentativo di golpe sostenuto dalla Giunta dei colonnelli greci, l’intervento turco, una volta rientrata la crisi, ha assunto i caratteri di un’occupazione militare che, nel 1983, ha portato all’autoproclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord, non riconosciuta come tale dalla Comunità internazionale ma di fatto estesa nella zona settentrionale dell’isola, dove occupa il 40% dell’intero territorio. 

Durante il suo discorso al parlamento locale, Erdoğan è tornato a discutere della questione di Cipro, rilanciando la soluzione a due Stati per l’isola. Che la Turchia avesse sempre sostenuto il riconoscimento di uno stato turco-cipriota sull’isola era risaputo.

Ciò che costituisce una novità, invece, è il fatto che, nell’indicare i soggetti che dovranno prendere parte ai negoziati, il presidente turco non ha abbia fatto riferimento alle due comunità dell’isola, la comunità greco-cipriota e la comunità turco-cipriota, ma ai due Stati presenti sull’isola, la Repubblica di Cipro e la Repubblica Turca di Cipro del Nord.

Si tratta di una scelta lessicale niente affatto casuale, che si può interpretare come il tentativo di dare una legittimazione formale all’autoproclamato stato turco-cipriota, affinché venga riconosciuto dalla Comunità internazionale come uno stato a tutti gli effetti.

Erdoğan ha poi annunciato la costruzione di un nuovo complesso presidenziale e di un nuovo palazzo del parlamento. Infine, ha confermato la riapertura di una parte del quartiere di Varosha, presentando il progetto come un’opportunità per entrambe le comunità dell’isola.

Ma il presidente cipriota, Nikos Anastasiades, avverte che le parole di Erdoğan sono fuorvianti e che la riapertura di Varosha, abbandonata nel 1974, quando i suoi abitanti greco-ciprioti scapparono temendo un massacro da parte dei turco-ciprioti, costituirebbe una violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu che dispongono la chiusura al pubblico dell’intera area, oltre che una provocazione nei confronti dei legittimi abitanti del quartiere fantasma.

La visita di Erdoğan e le sue dichiarazioni lasciano presagire vento di tempesta. Del resto, che il clima fosse teso lo si era intuito già dagli ultimi eventi: la settimana scorsa, al largo del porto di Kato Pyrgos, nella zona nord-occidentale dell’isola, un’imbarcazione della guardia costiera turca ha aperto il fuoco verso un mezzo della guardia costiera cipriota, impegnata in attività di pattugliamento di routine finalizzate a contrastare l’immigrazione irregolare dalle coste della Turchia. La notizia, ad un anno dalle vicende di Kastellorizo, pone nuovamente sotto i riflettori la precarietà degli equilibri nelle acque contese del Mediterraneo orientale.

Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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