LA POLITICA DEGLI STATI UNITI VERSO I BALCANI OCCIDENTALI CAMBIA CON L’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Con Biden gli Stati Uniti tornano ad avere un ruolo nella regione balcanica. Il presidente, da sempre legato alla regione per motivi politici, ha deciso di tornare da protagonista con una politica estera che affianchi l’Unione Europea nel Balcani, al fine di arginare il potere di Cina e Russia, che negli ultimi anni hanno avuto un ruolo  sempre maggiore nella regione.  

L’avvento dell’Amministrazione Biden negli Stati Uniti ha portato innumerevoli cambiamenti nella politica del paese, sia a livello interno sia nell’ambito della politica estera che, con il presidente democratico, torna ad essere parte rilevante dell’Agenda politica con un ruolo che non si limita più ad essere all’esclusivo servizio degli interessi interni dello Stato. 

Nel cambiamento di rotta della politica estera, e nell’abbandono del paradigma Trumpiano “America first”, la regione dei Balcani Occidentali torna ad essere un attore rilevante in cui investire. Dopo un decennio di sostanziale disinteresse, gli Stati Uniti tornano preponderanti nella regione, e lo fanno affiancandosi all’alleato europeo, anch’esso da poco tornato protagonista nell’area. 

PERCHÉ GLI USA TORNANO NEI BALCANI : 

A rendere particolarmente opportuno un cambiamento di prospettiva e un ruolo più attivo degli Stati Uniti nella regione c’è probabilmente la necessità di arginare il ruolo che Cina e Russia hanno acquisito nei Balcani nel corso degli ultimi anni, approfittando dell’assenza degli alleati euro-atlantici.

La regione balcanica, in ragione della sua particolare eterogeneità e del suo suo posizionamento geografico che la rende un crocevia d’incontro tra Occidente e Oriente, ha sempre rappresentato un terreno di interesse geopolitico attrattivo per diverse potenze; non è dunque motivo di stupore che l’area rappresenti un centro d’interesse per la Cina che desidera prevalentemente vedere realizzato il progetto della Nuova Via della Seta e per la Russia, che vuole limitare il potere e l’espansione dell’Unione Europea inglobando i Balcani in un’area culturale e d’influenza di matrice slava.  

Inoltre, la fatica dell’Unione Europea a concretizzare il processo di allargamento verso i Balcani Occidentali, ha reso più farraginosi i rapporti e quindi più urgente un intervento da parte degli USA. 

Nell’analizzare il nuovo ruolo statunitense nella regione, vale poi la pena ricordare che il presidente Biden non è nuovo al contesto balcanico, nel corso della sua carriera politica infatti il suo ruolo è stato più volte legato alla regione; negli anni ’90, durante il conflitto in Bosnia, sostenne l’interventismo statunitense in aiuto ai bosgnacchi, e fu anche sostenitore dei bombardamenti NATO in Kosovo nel 1999. 

Durante gli anni della vicepresidenza Obama, Biden si interessò di Balcani Occidentali, lasciando però in quell’occasione la guida diplomatica all’Unione Europea, una mossa che sembra essere stata scartata in quest’occasione, data la già citata fatica dell’Unione a procedere con l’integrazione dei Balcani Occidentali che ha anche fatto sì che l’Unione perdesse gran parte della sua credibilità agli occhi dei paesi balcanici. 

SU COSA SI CONCENTRA LA NUOVA POLITICA ESTERA DEGLI USA NEI BALCANI:

Gli Stati Uniti, nell’affiancarsi all’Europa, daranno alla politica verso i Balcani maggiore pragmatismo e si focalizzeranno principalmente sulla promozione della democrazia e dell’ordine liberale, e sulla la lotta alla corruzione, tematica su cui Biden ha già emesso un memorandum specifico relativo alla regione nell’ambito dell’ordine esecutivo sulla lotta alla corruzione emanato in Giugno. Non da sottovalutare sarà poi la necessità di un importante intervento economico nella regione che, già particolarmente svantaggiata rispetto ai vicini europei, è stata duramente colpita dalla pandemia da COVID-19.

MA COME SONO STATI I RAPPORTI TRA USA E BALCANI NEGLI ULTIMI ANNI?

Nella storia recente i rapporti tra gli Stati Uniti e i Balcani sono sempre stati piuttosto discontinui; durante l’epoca della Yugoslavia di Tito i rapporti erano tesi e incorniciati nel contesto della Guerra Fredda con Tito che, nonostante la dichiarata lontananza rispetto a Stalin, era considerato nemico in quanto dittatore comunista, lontano per questo dalle posizioni statunitensi. 

Quando, nel 1991, la guerra fredda finì e iniziò il conflitto di dissoluzione della Yugoslavia, gli Stati Uniti decisero in un primo momento di tenersi fuori dal conflitto, entrandovi solo nel ’94 quando la situazione divenne talmente tesa da minacciare la stabilità dell’intera Europa andando dunque a toccare gli interessi statunitensi.

Il coinvolgimento militare degli Stati Uniti nel conflitto di Bosnia e in quello del Kosovo nel ’99 fu prevalentemente incorniciato nel contesto NATO e, come precisò Clinton parlando dell’intervento in Bosnia ed Erzegovina, “proporzionato agli interessi nazionali, niente di più e niente di meno” ; gli Stati Uniti svolsero durante il conflitto un importante ruolo anche in ambito diplomatico, furono infatti i principali promotori degli Accordi di Dayton che si firmarono proprio in Ohio e che, al di là dell’inefficienza dimostrata e delle innumerevoli critiche che si possono rivolgere alle implicazioni dell’Accordo, ebbero il merito di fermare la guerra, o meglio, il conflitto armato, in Bosnia ed Erzegovina. 

Con l’amministrazione Obama poi, la politica nei confronti dei Balcani, come già accennato, fu lasciata prevalentemente all’Unione Europea, che aveva annunciato importanti sforzi per far sì che i paesi della regione entrassero a far parte dell’Unione; sforzi che a tutt’oggi sono stati disattesi. 

Con l’epoca di Trump i Balcani, così come la maggior parte degli stati esteri, sono stati prevalentemente ignorati e ritenuti rilevanti sono nei limiti in cui c’erano degli interessi americani coinvolti; Unico merito dell’amministrazione Trump è stato quello di favorire l’accordo tra Serbia e Kosovo nel 2020, una mossa che, oltre ad essere stata secondo molti strumentale alle elezioni che si sarebbero tenute di lì a breve, non ha sortito nel concreto grandi benefici. 

E ORA?

Date le affermazioni e le azioni dei primi mesi di presidenza Biden, quello che ci si aspetta di vedere nei Balcani è una presenza statunitense sicuramente più attiva rispetto a quella dell’epoca Trump, e rispetto a quella della presidenza Obama; Benché i Balcani non siano infatti nella lista delle priorità della politica estera di Biden, infatti, il coinvolgimento nella regione è funzionale al raggiungimento di scopi collaterali come evitare di lasciare troppo spazio alla Cina e favorire il più possibile il cammino dei Balcani Occidentali verso l’Unione Europea.  

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