IL GIAPPONE DI SUGA SI SCHIERA DALLA PARTE DI TAIWAN

Fonte: https://www.flickr.com/photos/hdepereda/3976710107

Il governo giapponese ha dichiarato la ferma intenzione di volersi schierare al fianco degli Stati Uniti per difendere Taiwan in caso di invasione armata da parte della Repubblica Popolare Cinese. 

Alcuni giorni fa, il vicepremier giapponese Aso Taro ha rilasciato una dichiarazione riguardo ai futuri schieramenti politici e militari dell’arcipelago giapponese.

Ha dichiarato, infatti, che il paese si schiererà con gli Stati Uniti nella difesa di Taiwan contro la Repubblica Popolare Cinese, perché, stando alle sue parole, l’aggressione cinese nei confronti dell’isola irredenta minerebbe la sicurezza e la sopravvivenza del Giappone. 

Per giunta, lo scorso 24 giugno, durante un’intervista con Bloomberg (qui citata da Caobao), il Ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi ha sostenuto che la sicurezza dell’arcipelago del Sol Levante è intimamente connessa a quella di Taiwan.

Dopo l’incursione di ventotto aerei cinesi nei cieli sopra l’isola irredenta, Kishi ha visitato Yonagumi, l’isola giapponese più vicina a Taiwan. Durante questa visita, anche il ministro (di cui Aso ha seguito le orme) ha annunciato che, qualora l’isola fosse annessa alla Repubblica Popolare, che avrebbe mobilitato l’esercito.

Ciò consentirebbe al Giappone di esercitare il diritto all’autodifesa. Ma questo diritto apre gli occhi su uno scenario inquietante da tenere sotto controllo: è dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla resa dall’Impero del Sol Levante all’aquila statunitense che esso non può esercitare questo diritto; così facendo, si romperebbe un equilibrio che non solo ha permesso l’ascesa della Cina nel panorama globale, ma ha tenuto a bada un terremoto di alta magnitudo che adesso rischia sconvolgere l’Estremo Oriente.

Le Forze giapponesi di autodifesa (questo è il nome dell’esercito giapponese), infatti, non possono agire per scopi militari offensivi; inoltre, anche se hanno preso parte a missioni di pace e di soccorso durante le emergenze internazionali, non possono uscire dai confini giapponesi.

L’ex Primo Ministro Abe Shinzo ha tentato più volte di abrogare l’articolo 9 della Costituzione giapponese (che impedisce al Giappone di sottrarsi al vincolo pacifista imposto dopo la Seconda Guerra Mondiale), ma senza successo. 

Inoltre, nel Libro Bianco della Difesa pubblicato il 13 luglio 2021, il governo di Tokyo ha affermato che mantenere la sicurezza nello Stretto di Taiwan è, in questo momento, più importante che mai; Pechino ha intensificato le proprie attività militari intorno a Taiwan e che, nel 2020, 380 aerei da guerra cinesi sono entrati nello spazio aereo a Sud-Ovest dell’isola.

Oltre a questo, nella relazione è stato specificato che diverse navi militari cinesi, compresa una portaerei, hanno attraversato il Canale di Bashi, che connette il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Pacifico, conducendo esercitazioni militari.

Il governo giapponese ha poi dichiarato che, nel 2020, la Guardia costiera cinese è stata avvistata nei pressi delle isole per 111 giorni consecutivi, mettendo in luce che i cinesi avevano violato le norme di diritto internazionale. Dal primo febbraio scorso in poi, la Cina ha introdotto una nuova legge che consente la propria Guardia costiera di utilizzare le armi contro imbarcazioni straniere che entrano nelle proprie acque e, nel libro bianco del Giappone, questa legge è stata criticata perché non è in linea con il diritto internazionale.

E quindi, di fronte alla domanda sul perché Taiwan e l’importanza della sua stabilità fossero state menzionate nel Libro Bianco, il ministro Kishi ha risposto che, davanti all’intensificarsi delle attività militari nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale, i giapponesi dovranno studiare in maniera ancora più minuziosa le tendenze militari che la Cina e gli USA stanno applicando nella regione dell’Indo-Pacifico.

 Per salvaguardare la sicurezza di quell’area e mantenere gli equilibri posti in essa, il Giappone dovrà collaborare con l’Australia, il Canada, il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’India, la Nuova Zelanda e gli USA, con i quali condivide lo stesso obiettivo e valore di promuovere l’immagine di un Indo-Pacifico libero e aperto. Kishi ha poi confermato la propria determinazione a proteggere il proprio paese e valori quali democrazia, stato di diritto, libertà e rispetto dei diritti umani fondamentali.

Per contro, il 12 luglio del 2021, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha commentato il Libro Bianco del Giappone accusando Tokyo di aver interferito negli affari interni della Repubblica Popolare, compiendo attività militari e di difesa altrimenti considerate routine in Cina.

Per il governo di Pechino, queste azioni da parte del governo di Suga Yoshihide sono assolutamente errate, perché inglobare Taiwan nella Repubblica Popolare significherebbe permettere all’intero territorio cinese di acquisire maggiore stabilità interna e, dunque, di lavorare maggiormente sulla propria sicurezza. 

Per l’arcipelago nipponico, invece, permettere alla Cina di annettere Taiwan al suo territorio significherebbe portare la sua economia, già in crisi, al fallimento, perché quest’ultima si fonda per il 50% sui prodotti alimentari che transitano attraverso il Canale di Taiwan e per il 70% sulle risorse energetiche derivanti dai giacimenti petroliferi e di gas del Mar cinese meridionale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ASIA E OCEANIA