SUDAFRICA IN GINOCCHIO: UN PRIMO BILANCIO SULLA SITUAZIONE POLITICO-ECONOMICA DEL PAESE

Fonte https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/sudafrica-continuano-le-proteste-per-larresto-di-zuma-schierato-esercito-45-morti-3393147/

Le rimostranze scatenatesi a causa dell’incarcerazione dell’ex Presidente sudafricano Jacob Zuma si sono trasformate nelle più gravi violenze degli ultimi anni; le folle si stanno scontrando con la polizia e saccheggiano i centri commerciali nelle città di tutto il Sud Africa, mietendo dozzine di vittime.

La polizia sudafricana (South African Police Service, SAPS) in questi giorni ha dichiarato che 72 persone sono morte e 1.234 persone sono state arrestate durante le proteste, che ora si sono trasformate in saccheggi dilaganti e rivolte. Zuma è stato condannato per oltraggio alla Corte il mese scorso dopo non aver partecipato a un’inchiesta sulla corruzione di alto livello durante i suoi nove anni di mandato fino al 2018 ed egli sta affrontando anche un processo in un caso separato per corruzione, frode, racket e riciclaggio di denaro; pur essendosi dichiarato non colpevole in tribunale a maggio non ha potuto evitare l’arresto. Conseguentemente, l’ondata di rabbia generale per le difficoltà e le disuguaglianze che persistono da 27 anni dopo la fine dell’apartheid è incrementata esponenzialmente. 

Tra l’altro, è importante sottolineare che la povertà è stata esacerbata da severe restrizioni sociali ed economiche volte a bloccare la diffusione del Covid; i funzionari della sicurezza hanno sostenuto che il governo sta lavorando per fermare il propagarsi delle violenze, le quali sono scoppiate nella provincia di Kwazulu-Natal (KZN) fino a intaccare anche la più grande città del Paese, Johannesburg, la provincia di Gauteng e la città portuale dell’Oceano Indiano di Durban.

Inoltre, ci sono state segnalazioni di violenza sporadica anche in altre due province e “gli agenti di polizia sono stati dislocati nelle aree di minaccia individuate nel tentativo di scoraggiare la possibile criminalità opportunistica”, ha affermato la SAPS.

In questo quadro, il partito di Zuma, l’African National Congress (ANC), ha dichiarato che non ci sarà pace in Sud Africa finché l’ex Presidente non sarà rilasciato: “Pace e stabilità in Sud Africa sono direttamente legate alla liberazione del presidente Zuma con effetto immediato […] la violenza avrebbe potuto essere evitata. È iniziato con la decisione della Corte costituzionale di detenere il presidente Zuma. Questo è ciò che ha dato rabbia al popolo” ha sostenuto Mzwanele Manyi, un portavoce dell’ex Presidente.

E la parola, finora, è stata mantenuta, portando però alla morte di vittime innocenti: i corpi di dieci persone sono stati trovati lunedì sera dopo una fuga precipitosa in un centro commerciale di Soweto, ha confermato il premier gauteng David Makhura; inoltre, centinaia di saccheggiatori hanno fatto irruzione nei magazzini e nei supermercati di Durban, uno dei terminal più trafficati del continente africano e centro di import-export.

Nessun tipo di malcontento da parte del nostro popolo dà il diritto a chiunque di saccheggiare”, ha dichiarato il Ministro della Polizia Bheki Cele, facendo eco ai sentimenti espressi dall’attuale Presidente Cyril Ramaphosa durante questi giorni; d’altra parte, il Ministro della Difesa Nosiviwe Mapisa-Nqakula, parlando durante una conferenza stampa, ha ammesso che non si credeva che lo stato di emergenza sarebbe perdurato. 

Ad ogni modo, è importante mettere in luce che se da una parte i procedimenti giudiziari contro Zuma possono essere visti come una prova della capacità del Sudafrica dopo l’apartheid di far rispettare lo Stato di diritto, dall’altra è evidente che qualsiasi azione delle forze armate rischia di alimentare le accuse di Zuma e dei suoi sostenitori di essere vittime di una repressione politica da parte di Ramaphosa.

De facto, il peggioramento della situazione indica problemi più ampi relativamente alle aspettative disattese che seguirono la fine del governo della minoranza bianca nel 1994 e l’elezione di Nelson Mandela nel primo voto libero e democratico del Sudafrica; a tal riguardo, una parte dell’opinione pubblica sostiene che Cyril Ramaphosa non è riuscito a fornire una leadership decisiva, dato che non ha saputo né calmare la rabbia per la prigionia di Zuma né rassicurare i sudafricani che saranno protetti.

A sostegno di queste ipotesi si evince il fatto che Ramaphosa ha non solo dispiegato le truppe in ritardo ma ne ha impiegate solo 2.500 di loro, rispetto ai 70.000 che ha schierato ad esempio per imporre un blocco nazionale alfine di frenare la diffusione del Covid-19 l’anno scorso. A tal riguardo, il partito di opposizione panafricano, fondato nel 2013 da Julius Malema, l’Economic Freedom Fighters (EFF), ha sostenuto che la soluzione sta “nell’intervento politico e nell’impegno con il nostro popolo”. In ogni caso, è fuor dubbio che i disordini siano la più grande sfida per la sicurezza che Ramaphosa ha affrontato da quando è diventato Presidente nel 2018 dopo aver spodestato Zuma.

A complicare ulteriormente l’agenda politica di Ramaphosa è, in primo luogo, la crisi economica: il sistema economico sudafricano sta lottando per uscire dai danni causati dalla pandemia Covid-19 in Africa in relazione al fatto che le autorità impongono ripetutamente restrizioni alle imprese; la crescente disoccupazione ha reso critico il tenore di vita dei sudafricani, toccando un picco del 32,6% nei primi tre mesi del 2021.

Inoltre, il rand è scivolato di oltre l’1% questa settimana a 14,59 al dollaro e gli stessi commercianti scommettono che i disordini mineranno la ripresa economica del Paese. La moneta, finora diminuita del 3%, è al suo livello più debole dall’inizio di aprile: “Questo momento ha messo in forte rilievo ciò che già sapevamo: che il livello di disoccupazione, povertà e disuguaglianza nella nostra società è insostenibile”, ha affermato lo stesso Ramaphosa.

In secondo luogo, non è di certo meno importante l’emergenza sanitaria; sotto questo profilo, il dipartimento sanitario ha dichiarato di essere stato costretto a chiudere temporaneamente alcuni siti di vaccinazione colpiti dai disordini, interrompendo la somministrazione dei vaccini anti-Covid. Anche i servizi sanitari essenziali, come la raccolta di farmaci cronici per tubercolosi, HIV e diabete hanno subito una brusca interruzione a causa della violenza. 

Per molti versi le insurrezioni suggeriscono che molti non sembrano aver aderito al concetto che lo Stato di diritto sarebbe il principio organizzativo del Sudafrica democratico. Vari interventi per istituzionalizzare la democrazia erano più incentrati sugli interventi politici e sulla costruzione delle istituzioni per salvaguardarla, ma non sull’assicurare che fosse abbracciata dall’intera società. Se così fosse stato, molti non sarebbero caduti nell’inganno di non vedere la violenza scatenata contro la democrazia come la reazione dei beneficiari della corruzione. In altre parole, perché una democrazia perduri, deve esistere nella coscienza della società.

Sotto questo profilo, il Presidente dovrà raggiungere un punto di stabilità tra la necessità di eliminare la corruzione e dissipare le proteste pro-Zuma, nonché fermare l’emorragia economica che dilania il Paese, in concomitanza con il propagarsi del Covid-19; un obiettivo difficile da raggiungere ma fondamentale per la sopravvivenza della democrazia della prima potenza del continente africano. 

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