LA PARTITA DI ANKARA E PARIGI NELLA STABILIZZAZIONE DEL CAUCASO MERIDIONALE

Legati a valori profondamente differenti, francesi e turchi hanno visioni strategiche divergenti in numerosi scacchieri geopolitici. Tale contrasto è stato maggiormente evidente nel Caucaso meridionale, in cui il recente conflitto del Nagorno-Karabakh ha visto Parigi e Ankara prendere le parti dei due sfidanti e lanciarsi dure accuse. Negli ultimi mesi, tuttavia, il dialogo tra le due potenze sembra aver preso il sopravvento sulla contrapposizione fine a se stessa.

Un’opposizione sistemica

La Turchia e la Francia hanno da sempre condotto politiche estere contrastanti. In nord Africa, nel Levante, nei Balcani e nel Caucaso Parigi ed Ankara hanno quasi sempre sostenuto parti opposte. I francesi, segnatamente, temono un eccessivo rafforzamento della Sublime Porta e spingono per ridimensionarne l’influenza, mentre la Turchia desidera recuperare peso ed influenza nel proprio “cortile di casa”. Questo ha spinto le due nazioni a contendersi il Mediterraneo orientale, con la Francia fattasi promotrice di un asse franco-ellenico per frenare la corsa al mare di Ankara. 

Il timore che la Turchia possa alterare gli equilibri europei ha spinto la Francia a bloccare il suo ingresso nell’Unione Europea, mentre il sostegno dell’Eliseo alla Grecia e a Cipro tende a isolare ulteriormente lo Stato anatolico. Quest’ultimo ha cercato una sponda a sua volta nell’Italia, la quale negli ultimi anni ha condotto una politica estera spesso in aperto contrasto verso Parigi per ragioni di politica interna.

L’asse tra Ankara e Roma ha dato maggiore respiro ai turchi in Libia e nel Caucaso meridionale, appoggiando la Libia di Al-Serraj e l’Azerbaigian di Aliyev. La Francia, dal canto proprio, ha sostenuto sottobanco la fazione libica facente capo al generale Haftar e apertamente l’Armenia di Pashinyan. 

La salienza di questa contrapposizione tra Parigi e Ankara è legata al ruolo di gendarme d’Europa che la prima è andata via via assumendo con il ripiegamento delle forze statunitensi dal continente. Vedendo la Turchia come una nazione sempre meno laica, sostenitrice di una visione del mondo diversa rispetto a quella eurocentrica e, in qualche misura, francocentrica, la Sublime Porta viene interpretata dall’Eliseo come una minaccia sistemica all’equilibrio europeo. Il sostegno turco a Baku nel recente conflitto del Nagorno-Karabakh non fa altro che avvalorare questa tesi agli occhi della Francia.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh: uno scontro di civiltà?

Le divergenze di visioni tra la Turchia e la Francia hanno visto il proprio culmine durante la Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh. Ankara ha fin da subito assunto un atteggiamento di aperta ostilità verso l’Armenia, complice un secolo di tensioni mai sopite in merito al riconoscimento del Genocidio Armeno. 

A capitalizzare questo sentimento anti armeno è stato l’Azerbaigian, che ha potuto godere del supporto diretto e indiretto della Turchia durante il conflitto. La vittoria azera, sebbene prevedibile visto l’imponente riarmo degli ultimi decenni e favorita dall’economia maggiormente dinamica dello Stato caspico, ha aumentato esponenzialmente l’influenza turca nella regione caucasica. 

L’Armenia, nonostante fosse parte del CSTO, un’alleanza con la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan, non ha ricevuto da questi Paesi alcun aiuto significativo. In compenso, la causa armena è stata sposata da numerosi Stati, Francia su tutti.

Il presidente francese Macron, infatti, fin da subito ha duramente criticato l’attacco azero all’Armenia ed altrettanto duramente ha criticato l’intervento turco a supporto del suo alleato sciita. Sulla spinta della forte minoranza di armeni che vivono stabilmente in Francia e che hanno spinto per una presa di posizione netta da parte dell’Eliseo, quest’ultimo ha chiamato in causa Washington e Mosca, che insieme a Parigi co-presiedono il Gruppo di Minsk, per tentare di contenere Ankara nella regione. 

Il supporto popolare in Francia alla causa armena non è legato solamente alla presenza di varie centinaia di migliaia di espatriati, ma ha radici profonde nella società. Negli ultimi decenni è emerso un sentimento di crescente islamofobianel Paese d’Oltralpe. La guerra dello scorso anno è stata interpretata da molti come uno scontro tra Cristianesimo e Islam, in cui il primo veniva aggredito dal secondo. Molti movimenti di estrema destra, il Front National su tutti, hanno portato avanti campagne volte a sanzionare Erdogan in quanto sostenitore dell’Azerbaigian, Stato ritenuto aggressore.

Tuttavia, divergenze di visioni tra gli Stati Uniti, la Francia e la Russia circa l’atteggiamento da tenere nella regione e la postura da adottare nei confronti di turchi e azeri ha indebolito ulteriormente la posizione armena rispetto a quella azera. 

Ristabilire un dialogo necessario

Dal canto proprio il ministro degli Esteri turco Cavusoglu ha più volte richiamato la Francia al dialogo. Nonostante i due Stati si contrastino in numerosi scacchieri, la Turchia è consapevole di non essere in grado di poter sfidare apertamente una potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e formalmente un alleato nella NATO. 

In una lettera aperta al quotidiano francese L’Opinion, il ministro degli Esteri turco lo scorso 6 giugno ha fatto un esplicito appello alla Francia ed alla collaborazione tra questo Paese e la Sublime Porta. La questione che secondo Cavusoglu spingerebbe Parigi e Ankara a collaborare è la comune lotta al terrorismo. Inoltre, secondo il ministro turco le due repubbliche pur avendo sperimentato periodi difficili restano alleate nel sistema della NATO e perseguono agende simili. 

È ipotizzabile che la Turchia stia cercando un riavvicinamento con la Francia dopo la Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh per poter capitalizzare l’aumento di influenza che ha ottenuto nel Caucaso meridionale e proseguire nel proprio Drang nach Osten. 

Una Francia ostile renderebbe instabile la regione grazie al supporto che potrebbe dare all’Armenia, desiderosa di recuperare i territori perduti. Sarebbe pericoloso, inoltre, un eventuale asse tra Parigi e Mosca che altererebbe l’equilibrio nella regione caucasica, attualmente spostato in misura evidente verso Ankara.

Le ambizioni neo imperiali di Erdogan proiettano il Paese al di là del Caspio, e per far sì che questo progetto si concretizzi l’Armenia deve essere ridimensionata e resa innocua. Per raggiungere questo obiettivo, le tensioni con la Francia devono necessariamente ridursi. È l’ora della diplomazia.

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