AGRICOLTURA SMART: LA RIVOLUZIONE DIGITALE IN UE

Fonte: The European Files, Effective work tool for European deciders

Il tema della digitalizzazione è già da qualche tempo al centro dell’agenda politica europea. Nel corso della scorsa programmazione sono state adottate numerose iniziative legislative che hanno spinto i vari settori economici ad un’accelerazione del processo digitale, in particolar modo nel settore agricolo e quello delle attività ad esso connesse.

Agricoltura smart: più competenze digitali e più innovazione

Anche nell’agricoltura europea si sta diffondendo sempre di più l’impiego di tecnologie digitali sia per le attività agricole sia per quelle più ad esse strettamente connesse.

Sin dagli anni ’80 la cosiddetta “agricoltura di precisione” aveva rivoluzionato il modo di concepire il settore primario: grazie all’utilizzo di macchinari in grado di elaborare dati satellitari e georeferenziati, era stato possibile migliorare tutti i sistemi di irrigazione, fertilizzazione del suolo nonché la distribuzione degli antiparassitari.

Poi con la nascita e la diffusione di internet e delle applicazioni, l’agricoltura è diventata sempre più smart e più capace di affrontare le sfide economiche, sociali ed ambientali grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate, applicate soprattutto nel campo della robotica e dell’interconnessione.

L’impiego delle tecnologie ha portato una ventata di innovazione al settore primario che rischiava di restare incagliato in un sistema rigido e obsoleto, fondato su regole e strumentazioni ormai superate. Questo però ha fatto emergere l’esigenza di colmare il gap di conoscenze e competenze degli agricoltori e dei loro consulenti tecnici.

Grazie ad alcune iniziative dell’Ue nell’ambito della digitalizzazione (New Skills Agenda for Europe e il programma Digital Europe, per citarne alcuni), sono stati organizzati diversi seminari con le categorie di riferimento che, in collaborazione con EIP-AGRI (il partenariato agricolo europeo per l’innovazione), hanno stilato una lista di possibili competenze e abilità di cui gli agricoltori e i loro consulenti avrebbero bisogno per poter sfruttare al meglio le opportunità digitali. Tra queste, emergono: l’atteggiamento innovativo e aperto a nuove opportunità, la capacità di fare rete e l’alfabetizzazione digitale[1].

In occasione del Digital Day, nell’aprile 2019 a Bruxelles è stata firmata la dichiarazione di cooperazione su “un futuro digitale, intelligente e sostenibile per l’agricoltura e le aree rurali europee” da ben 24 Stati membri, tra cui l’Italia, che mira a riconoscere il potenziale delle tecnologie digitali nel settore agricolo e alimentare. Tra gli obiettivi anche il miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali che grazie alle tecnologie potrebbero diventare più attrattive sia dal punto di vista degli investimenti sia per la stanzialità degli abitanti, contrastando l’abbandono.

Figura 1. Copertura della banda larga veloce nell’Ue: nuclei familiari rurali/ nuclei familiari nazionali
Fonte: Commissione europea. Digital Economy and Society Index. DESI individual indicators – 1b1 Fast BB (NGA) coverage [desi_1b1_fbbc]. 

Quali sono le tecnologie più diffuse?

Tra le tecnologie più diffuse nel settore agricolo c’è l’intelligenza artificiale ed in particolar modo applicata alla robotica, utilizzata soprattutto per la raccolta dei prodotti tramite robot di terra o per determinate fasi dell’allevamento come la mungitura. Un esempio è il progetto europeo IoF2020 (Internet of Food and Farm 2020) finanziato dal programma Horizon 2020 che nel territorio del Peloponneso greco sta rivoluzionando le tecniche di raccolta delle olive: i droni aerei sono dotati di telecamere multispettrali che aiutano a monitorare la crescita degli alberi e dei relativi frutti. Oltre a ciò, sono state allestite delle stazioni meteorologiche e piantati dei sensori nel terreno per monitorare le condizioni più favorevoli in termini di umidità del suolo[2].

Oltre alla robotica, grazie ai diversi fondi stanziati dall’Ue nell’ambito della PAC, gli imprenditori agricoli hanno investito nell’ammodernamento dei loro software gestionali. Ciò ha comportato una semplificazione del lavoro e la creazione di nuovi posti di lavoro che contribuiscono alla crescita sostenibile delle imprese agricole. Da una ricerca condotta da Image Line e l’Università di Bologna, emerge che il 73,9% degli agricoltori italiani intervistati ha dichiarato di aver adottato nuovi sistemi gestionali[3].

Altre tecnologie molto diffuse nel settore sono l’Internet of Things (IoT) e il 5G che hanno reso le aziende agricole sempre più interconnesse, soprattutto con l’intera filiera. Ad esempio, nella storica area vitivinicola di Barolo è stata installata una connessione internet tra le viti per garantire la raccolta e trasmissione dei dati provenienti dalle varie stazioni metereologiche installate tra i vari vigneti della valle piemontese. Questo permette di fornire indicazioni ai clienti ma anche agli imprenditori agricoli circa le condizioni ambientali dei vari terreni vinicoli, adottando soluzioni ad hoc in caso di problemi.

Vantaggi e svantaggi: che opportunità ha offerto l’Ue?

L’impiego della tecnologia nel settore primario ha sicuramente comportato una serie di vantaggi. Innanzitutto una migliore qualità dei prodotti dovuta ad una maggiore attenzione e cura nella coltivazione e nell’allevamento che ha permesso agli agricoltori di prevenire eventuali problematiche e di adottare delle soluzioni più mirate e sostenibili nel tempo. Questo ha sicuramente comportato un minor impatto dell’agricoltura sull’ambiente in quanto è stato dimostrato che grazie alla tecnologia c’è stata una riduzione sostanziale dei fitofarmaci, confermandosi sempre più in linea con le direttive della Commissione Europea[4].

Oltre a ciò, la tecnologia ha migliorato le condizioni di lavoro dei dipendenti in quanto ha reso il lavoro meno monotono e ripetitivo, stimolando la creazione di nuovi posti lavoro che richiedono nuovi tipi di competenze.

Le imprese agricole hanno scoperto una nuova strada verso una competitività più innovativa rispetto al passato e ha permesso loro di creare delle reti sul territorio.

Tuttavia, molti degli agricoltori hanno forti difficoltà nell’applicare alle proprie imprese soluzioni tecnologiche. Ciò è dovuto principalmente a due fattori: la mancanza di competenze tecnologiche che permette agli imprenditori di scegliere quale sia la soluzione migliore per le proprie esigenze e il divario digitale tra le grandi imprese che hanno più disponibilità a livello economico e finanziario e le PMI che costituiscono più del 70% delle imprese in Ue.

L’Unione Europea, nel corso degli ultimi anni, ha captato l’esigenza di implementare il processo di digitalizzazione anche nel settore agricolo e ha riservato quasi sempre una quota consistente di investimenti.

Per esempio, nell’ambito del programma Horizon 2020 sono stati finanziati dei progetti sulle tecnologie digitali avanzate come IoF2020 che esplora il potenziale dell’Internet of Things (IoT) e consente di utilizzare meno fertilizzanti e una migliore tracciabilità degli alimenti o Pantheon, che si occupa di sviluppare un sistema di controllo e di acquisizione di dati per l’agricoltura di precisione dei frutteti grazie all’utilizzo di robot aerei e terrestri[5].

L’intervento delle tecnologie nel settore primario è stata un’innovazione epocale che ha permesso al settore primario di adeguarsi, in tempi abbastanza rapidi, agli altri settori economici. Come emerso dai diversi programmi finanziati dall’Ue, gli Stati membri hanno diverse opportunità nell’ammodernamento e nella digitalizzazione delle proprie aziende.

La digitalizzazione dell’agricoltura ha comportato una vera e propria rivoluzione nell’organizzazione del lavoro, nella produzione e nell’ambito della sicurezza alimentare, soprattutto per quanto riguarda il settore agro-alimentare e l’allevamento. Le tecnologie assicurano una migliore tracciabilità degli alimenti e incentivano pratiche agro-economiche sostenibili sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.

Purtroppo c’è ancora molta disomogeneità tra gli agricoltori europei e ancora molto c’è da fare, soprattutto per evitare un ennesimo divario dal punto di vista digitale che favorisce gli imprenditori con più disponibilità economica e/o quelli con più competenze digitali avanzate.

L’Ue sta incentivando gli Stati Membri ad adeguarsi agli standard internazionale e che rispecchiano in gran parte anche quelli della prossima programmazione 2021-2027, che richiederà plurime competenze e una digitalizzazione dei processi economici più che avanzata.


[1] EIP-AGRI, “Nuove competenze per l’agricoltura digitale”, 20 aprile 2021. Consultabile al seguente link.

[2] Cyril Fourneris, “Agricoltura 4.0: le imprese agricole europee raccolgono la sfida tech”, 23/03/2020, Euronews. Consultabile al seguente link.

[3] Tommaso Cinquemani, “Lo smart farming sempre più desiderato dagli agricoltori”, 21/06/2021. Consultabile al seguente link.

[4] A.D. Signorelli, “Agricoltura di precisione. Una nuova generazione di tecnologie ci permetterà di ottimizzare la produzione di cibo riducendo al minimo gli sprechi e aumentandone l’efficienza.”, 20/01/2021. Consultabile al seguente link.

[5] Per gli altri progetti, consultare i seguenti link: Sweeper4D4FDataBioSmartAgriHubsHumain AIFlourish.

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