HAJJ 2021. ROBOT E VACCINI PER IL GRANDE PELLEGRINAGGIO ALLA MECCA

Credits: https://english.alarabiya.net/coronavirus/2021/06/12/Saudi-Arabia-to-limit-Hajj-to-60-000-residents-nationals-livingi-in-Kingdom

Per il secondo anno consecutivo, ai musulmani stranieri non sarà consentito di partecipare all’Hajj, l’annuale pellegrinaggio alla Mecca. Le autorità saudite annunciano grandi limitazioni, la presenza di robot per assicurare il distanziamento e una importante novità.

Già l’anno scorso la pandemia aveva fatto temere la cancellazione del grande evento e anche all’inizio di quest’anno non sembravano esserci grandi prospettive per il pellegrinaggio. Nel mese di febbraio, infatti, le autorità saudite avevano annunciato il divieto di ingresso nel Regno per i passeggeri provenienti da ben 20 paesi, divieto poi abrogato lo scorso 3 maggio per 11 Stati. 

Nel 2019, prima della diffusione della pandemia, circa 2,5 milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo – di cui 1,8 milioni di stranieri – avevano preso parte Grande pellegrinaggio.

Per il 2020 le autorità saudite avevano pensato ad un aumento graduale dei pellegrini della umra, per raddoppiarli nel 2030: dagli attuali 8 milioni si intendeva raggiungere quota 30 milioni, uno dei 96  obiettivi di un ampio quadro strategico denominato Vision 2030, rimandato a causa degli imperativi dell’emergenza sanitaria mondiale.

Come l’anno scorso, anche quest’anno sono previste numerose restrizioni, dovute anche alla diffusione delle varianti del Covid-19 e all’efficacia, ancora molto discussa, dei vaccini su queste ultime.

Il caso saudita: uno dei tassi di mortalità più bassi al mondo

Su una popolazione totale di 34 milioni, i casi registrati di Covid-19 sono stati 492,785, con 472,939 ricoveri, un tasso di guarigione molto alto pari al 98% e un tasso di mortalità tra i più bassi al mondo di circa il 2%. Come si spiegano questi dati?

L’Arabia Saudita rappresenta un interessante caso di studio nella gestione della pandemia. I dati sopra elencati si spiegano con le misure di contenimento poste in essere dalle autorità del Regno, ma anche con la qualità del sistema sanitario saudita, con i servizi garantiti negli ospedali del Paese e con le misure precauzionali tempestivamente poste in essere dal governo di Riyad.

A ciò va aggiunto un intenso servizio di sorveglianza che ha reso più semplice la gestione della pandemia, come evidenziato da uno studio di M. Alshammari, A.F. Altebainawi e K.A. Alenzi, “Importance of early precaution actions in avoiding the spread of Covid-19: Saudi Arabia as an Example”.

Ancora prima che si registrasse il primo caso nel Paese, era stata istituita una commissione ad hoc composta da 19 membri, la Covid-19 follow-up committee, guidata dal Ministero della Sanità, che aveva prontamente avviato un programma di screening di massa in più fasi, un utile strumento di sorveglianza epidemiologica che ha consentito diagnosi precoci, il tempestivo isolamento e la messa a punto di schemi di intervento immediati. Il programma è stato studiato anche sulla scorta delle esperienze pregresse nella gestione delle precedenti epidemie, come ad esempio quella del MERS CoV del 2012.

 Un dato che desta attenzione, discostandosi nettamente dalla media mondiale e che in parte spiega anche il basso tasso di mortalità, è che la fascia di età più colpita dal virus è quella 30-39 anni; nel nostro paese, com’è noto, il 70% dei pazienti è invece ultracinquantenne.

Il primo caso era stato registrato il 2 marzo del 2020. Si trattava di un paziente che aveva visitato l’Iran, passando per il Bahrein, senza dichiararlo alle autorità saudite come invece previsto dalle norme anti-Covid. Da quel momento era stato bandito l’ingresso alle città di Mecca e Medina dai Paesi del Golfo e si consentiva l’ingresso ai cittadini dell’area non con il solo documento di identità (come la legge prevede) ma con il passaporto.

Quest’ultimo consente, infatti, di verificare che nelle due settimane precedenti le persone in ingresso non si siano recate altrove, con particolare attenzione verso i pellegrini sciiti eventualmente recatisi in Iran, indicato più volte come paese dell’area maggiormente colpito dal virus. 

Lo studio sopra citato attribuisce la responsabilità dei casi di infezione a quei cittadini che, nonostante i divieti, hanno continuato a fare assembramenti e non hanno osservato alcune fondamentali norme igieniche, una narrazione molto diffusa anche in altri Stati e che tende ad assolvere con formula piena le autorità locali.

Hajj 2021 

Il Ministero dell’Hajj e della Umra[1] (piccolo pellegrinaggio o “visita”), che ha recentemente inaugurato una nuova versione del sito web del Coordination Council for Institutions and Companies Serving Domestic Pilgrims, ha annunciato importanti limitazioni per l’imminente Grande Pellegrinaggio che si svolgerà dal 17 al 22 luglio prossimi, in ragione del fatto che si tratta di un momento che, per ovvi motivi, potrebbe costituire un grande veicolo di contagio e richiede pertanto la massima precauzione.

Saranno ammessi a partecipare soltanto 60 mila cittadini residenti nel Regno(o con permesso di soggiorno), in una fascia di età compresa tra i 18 i 65 anni e senza malattie croniche, a condizione che siano vaccinati. I vaccini ammessi dal governo saudita sono Pfizer/BioNTech, Astrazeneca e Johnson & Johnson che dal 1 agosto saranno obbligatori per l’accesso a qualunque luogo pubblico, compresi i luoghi di istruzione, di culto e i mezzi di trasporto.

Per assicurare il distanziamento ed evitare il più possibile il contatto umano saranno impiegate alcune di decine di robot che distribuiranno l’acqua santa della fonte di zamzam ai pellegrini; il rispetto delle norme anti-Covid influiscono, forse più che in altri, su due momenti del lungo e complesso rituale del pellegrinaggio, che hanno una grande valenza simbolica: bere alla fonte sacra di zamzam – luogo nel quale, secondo la tradizione, Dio fece sgorgare miracolosamente l’acqua dal deserto per Ismaele e sua madre Hajar – e baciare o toccare la pietra nera, incastonata alla base della Ka’ba (La “Santa Casa”, Cor. 2, 125), pietra che la tradizione vuole originariamente bianca, poi diventata nera perché assorbe il male e i peccati degli uomini.

Una importante novità di quest’anno è la possibilità per le donne di registrarsi individualmente per il hajj e potervi partecipare senza il mahram, ossia senza il tutore maschio, normalmente un parente, una persona con la quale il legame di sangue costituisce impedimento per il matrimonio.

La motivazione di questa apertura, secondo quanto dichiarato dal Ministero del pellegrinaggio, è il  costante aumento delle domande di partecipazione da parte delle donne.

I musulmani stranieri saranno invece esclusi dal pellegrinaggio per il secondo anno consecutivo, mentre, sempre e soltanto per i residenti, c’era stato sin dal mese di ottobre un allentamento delle misure di contenimento del virus con la riapertura della Grande Moschea alla preghiera e la possibilità di effettuare la umra per 20 mila fedeli al giorno. Le autorità saudite hanno dichiarato che, per la umra come per il hajj, ci sarà una totale riapertura soltanto quando la minaccia pandemica potrà dirsi totalmente e definitivamente superata. 

Il pellegrinaggio costituisce un importante indotto economico per il Regno, calcolato in circa 6,62 miliardi di euro (50 milioni di riyal) e un totale di 12 miliardi di dollari che vanno sotto la voce “turismo religioso” . Le limitazioni comportano, dunque, una importante perdita per il Regno, la cui economia già risente della generale crisi generata dalla pandemia e del crollo dei prezzi del petrolio. La combinazione negativa di queste due variabili rallenta il piano di riforme socio-economiche di lungo periodo messo a punto dal Consiglio dei Ministri del Regno nel 2016.


[1] Per un approfondimento sull’importanza del Hajj, quinto pilastro dell’islam, e dei complessi rituali che lo costituiscono si suggerisce A.Ventura, L’islām sunnita nel periodo classico (VII-XVI secolo), in Islam, G. Filoramo (a cura), Editori Laterza, Bari 2007,  p. 138-143.

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