ESISTE UN DEFICIT DEMOCRATICO NELL’UNIONE EUROPEA?

I Presidenti Sassoli e von der Leyen e il Primo ministro Costa firmano la dichiarazione comune sulla Conferenza sul futuro dell'Europa. Fonte: https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20210304IPR99242/futuro-dell-europa-coinvolgere-i-cittadini-per-un-europa-piu-resiliente

Dopo l’avvio della piattaforma sulla Conferenza sul futuro dell’Europa, creata per coinvolgere i cittadini nei processi decisionali dell’Unione, si analizzano due insidiose questioni, che rimangono irrisolte, ovvero il deficit democratico, strettamente collegato a quello comunicativo, di cui soffre l’UE. 

In un anno dominato dalla pandemia di coronavirus, ci si chiede se l’Unione Europea sia riuscita a gestire l’emergenza al meglio. Secondo gli ultimi dati dell’Eurobarometro, i cittadini europei ritengono che l’Unione Europea sia in grado di rispondere alle nuove sfide, garantendo opportunità future, tutela della democrazia e dello Stato di Diritto. Eppure, uno dei principali problemi dell’Unione è il deficit democratico di cui soffrono le sue Istituzioni.

Vi è la tendenza di percepire la macchina comunitaria come elitista e lontana, difficile da comprendere e con cui non vi sono possibilità di interagire. Nel marzo del 2021, Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio sottoscrivono una dichiarazione congiunta in merito alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, piattaforma nella quale i cittadini possono condividere le loro idee e contribuire a plasmare il futuro dell’Unione.  Sempre secondo i dati dell’Eurobarometro, il 76% dei cittadini europei sostiene che questa Conferenza avrà un impatto positivo sulla democrazia all’interno dell’UE, ma non è così scontato che la piattaforma vada a colmare effettivamente questo gap.

Un’Unione divisa tra deficit democratico e divario comunicativo

La comunicazione istituzionale europea è una funzione piuttosto recente nella vita dell’Unione, infatti nei Trattati non esistono riferimenti specifici che impongano alle Istituzioni di confrontarsi con i cittadini. Del resto, le Comunità Europee sono nate quando l’integrazione era prettamente di tipo economico e solo negli anni ’90 vengono introdotte delle regole che tutelassero i diritti delle persone, dalla cittadinanza europea alla libera circolazione delle persone.

Diventa quindi necessario instaurare un rapporto diretto con gli europei per rendere noti i nuovi diritti e doveri di cui godevano. L’attenzione sulla comunicazione politica da parte delle Istituzioni, però, è ancor più recente: solo nel 2005 la Commissione ha intensificato la sua azione in merito, presentando delle strategie sulla comunicazione e sui principi sui quali questa doveva basarsi. 

Rendere partecipe il cittadino e superare il gap comunicativo rientrano, quindi, nell’ottica di superamento del cosiddetto deficit democratico, uno dei problemi principali dell’Unione Europea. In cosa consiste il deficit democratico? Innanzitutto, è un problema delle istituzioni europee, in particolare della Commissione, le quali sembrano soffrire la mancanza di legittimazione democratica.

Questi organi vengono percepiti dal cittadino europeo come troppo complessi, lontani ed elitari e di conseguenza non ne riconoscono la legittimità. I processi elettorali e decisioni dell’Unione sembrano fare il loro corso senza che il cittadino possa intervenire attivamente su di essi, respingendo o sostenendo l’organo esecutivo e cambiando le politiche comunitarie.

Questo divario democratico coinvolge diversi aspetti delle istituzioni europee, non solo quindi la legittimazione delle stesse, ma anche le loro funzioni, la loro trasparenza, la loro efficacia. Le competenze dell’UE spesso vengono percepite come eccessivamente ingerenti nella sovranità degli Stati e oltre il controllo dei cittadini, influendo negativamente sull’affluenza alle elezioni del Parlamento Europeo, occasione in cui i cittadini europei vengono coinvolti direttamente.

Con l’allargamento delle competenze dell’Unione Europea con il Trattato di Maastricht, si è reso necessario ovviare al problema della democraticità delle istituzioni, essendo il Parlamento Europeo l’unico dei quattro organi principali ad essere eletto direttamente dai cittadini europei.

Se il Parlamento rimane l’esperimento di democrazia transnazionale più completo e avanzato al mondo, all’interno dell’assetto istituzionale dell’UE le decisioni maggiori dipendono dal Consiglio Europeo e dalla Commissione. Questi organi non sono eletti democraticamente e vengono percepiti dall’opinione pubblica come tecnocratiche, mancanti di trasparenza, difficilmente comprensibili e poco coinvolgenti.

Gli elettori non si ritrovano nella tecnocrazia di Bruxelles, nel modo di interagire diplomatico e lontano dalla loro realtà quotidiana e conseguentemente perdono interesse. Nonostante sulla carta l’Unione Europea soddisfi molti dei requisiti democratici, la percezione nella società, che in fin dei conti è la cosa che più importa in politica, è quella di un sistema illegittimo ed elitario.

Inoltre, la scarsa conoscenza del funzionamento del sistema e il basso interesse negli affari europei sono causati, e allo stesso tempo causano a loro volta, dall’apatia e dallo scetticismo con i quali sono visti. Come in una spirale negativa, meno le persone si interessano e conoscono l’Unione, meno la percepiscono come vicina e democraticamente legittima.

Le novità introdotte da Lisbona

Per ovviare a questa problematica, l’UE ha cercato di integrare procedure e meccanismi per rendere i processi elettorali e decisionali più trasparenti, efficaci e corrispondenti alle richieste dei cittadini europei, superando così la percezione di deficit democratico, ormai diffusa nel tessuto sociale.

È proprio con il Trattato di Lisbona che si cercò di colmare questo deficit, consolidando il ruolo del Parlamento Europeo e degli istituti di partecipazione. In quest’ottica, la Commissione si inserisce come l’organo esecutivo dell’UE, nonostante non condivida molte delle funzioni che caratterizzano invece gli esecutivi nazionali.

Innanzitutto, vengono ampliate e rafforzate le competenze del Parlamento europeo, che gode ora di un potere co-legislativo con il Consiglio, viene introdotta la possibilità di partecipazione diretta dei cittadini attraverso la procedura di iniziativa individuale. Tali innovazioni sono state pensate per rilanciare il legame con la popolazione e l’attenzione di questa per gli affari europei.

Per quanto riguarda la Commissione, questa non è del tutto estranea alla legittimazione democratica. Definire la Commissione come un organo non eletto è infatti incorretto.          

Come gran parte degli organi delle organizzazioni internazionali, la Commissione è formata tramite elezione indiretta: i suoi membri sono scelti da persone che a loro volta sono state elette direttamente, in questo caso i governi e parlamenti nazionali.

Inoltre, la Commissione è sottoposta al controllo del Parlamento europeo in due occasioni: questo ha il potere di censurare la Commissione, ovvero di obbligare tutti i Commissari alle dimissioni, secondo una procedura simile al voto di sfiducia italiano. Ancora più importante è il ruolo che il Parlamento ha assunto recentemente nel procedimento di elezione del Presidente della Commissione.

Secondo il metodo degli Spitzenkandidaten, una prassi integrata proprio per superare questo deficit democratico, i vari partiti europei devono indicare prima delle elezioni un candidato guida che concorrerà per la Presidenza della Commissione. Dopo le elezioni, il Consiglio europeo dovrà individuare e proporre al Parlamento Europeo un candidato per il ruolo di Presidente tenendo conto dell’esito delle elezioni europee.

Tale legittimazione politica dovrà comunque passare per il voto parlamentare. In questo modo il cittadino sarà maggiormente consapevole delle conseguenze politiche derivanti dal suo voto. Gli atti ufficiali del PE hanno quindi richiesto e parzialmente ottenuto una generale promozione e semplificazione delle informazioni relative ai collegamenti tra partiti nazionali ed europei per ottenere maggiore trasparenza ed intelligibilità a favore dei cittadini.

Aldilà dell’aumentare la legittimazione democratica, l’obiettivo indiretto sarebbe quello di indirizzare le campagne elettorali su tematiche europee, in controtendenza con la tipica caratterizzazione su tematiche di interesse nazionale, superando quella concezione di elezioni di second’ordine.

L’individuazione di un leader e la sua politicizzazione, collegata a programmi dei partiti su scala europea, rappresenta un modo per coinvolgere gli elettori. Un leader espressione di un partito europeo andrebbe a  confermare la tendenza nazionale del modello del partito personale.

Questa modalità ha contribuito a rafforzare l’efficienza dell’Unione e la sua legittimità democratica, in quanto si fonda sia sulla rappresentanza diretta dei cittadini al Parlamento europeo e della loro rappresentanza indiretta da parte dei governi degli Stati membri che compongono il Consiglio Europeo.

Dal deficit democratico a quello populista

Ci si può chiedere, però, se l’Unione Europea debba necessariamente essere maggiormente legittimata democraticamente. Vi è infatti il timore che politicizzando le Istituzioni europee, queste perdano la loro indipendenza, essendo estranee al contrasto tra maggioranza e opposizione.

Inoltre, le competenze dell’Ue sono talmente vaste che sarebbe impossibile selezionare democraticamente esperti e dirigenti per ogni area, si sceglie quindi un trade-off tra efficienza e legittimità. Infine, è necessario evitare che, per superare il deficit elitario e democratico, si cada in un deficit populista, nel quale i rappresentanti politici sono portati dalla volontà dell’elettorato ad agire contro l’interesse generale di lungo termine dell’intera comunità. 

Per quanto il concetto di Europa sia molto presente nella vita quotidiana del cittadino, questo non ha una conoscenza approfondita della macchina comunitaria. Spesso viene criticato il mancato intervento dell’UE in determinate questioni e viene colpevolizzata per determinate decisioni prese, quando in realtà gli strumenti e le competenze effettivamente a carico dell’Unione sono molto limitate.

A questi concetti si legano i fenomeni della disinformazione e della diffusione di fake news, i quali influiscono la percezione della realtà. Per comunicare è necessaria l’esistenza di una sfera pubblica, uno spazio di scambio, di deliberazione e discussione di diverse opinioni, che migliori la qualità democratica e contribuisca a dare legittimità al sistema e responsabilità alle autorità.

Nel caso specifico dell’UE, la comunicazione pubblica può promuovere ulteriormente la democratizzazione dell’UE e contribuire alla conoscenza degli affari europei. La sfera pubblica europea deve non solo informare dell’UE, ma contribuire anche alla legittimità e alla comprensione della politica comunitaria. La sua costruzione non è immediata ed è estremante limitata dall’esistenza di 27 sfere pubbliche nazionali, in cui vengono parlate lingue differenti e in cui i temi europei vengono oscurati dalle questioni nazionali.

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