L’AMBASCIATA DELLA DISCORDIA

Credits: : tio.ch

Tre missili hanno colpito l’ambasciata statunitense in Iraq lo scorso giovedì. L’accaduto è avvenuto lo stesso giorno in cui missili e droni hanno preso come obiettivo le basi militari statunitensi presenti in Siria.

Tre missili hanno colpito l’ambasciata statunitense in Iraq lo scorso giovedì. L’accaduto è avvenuto lo stesso giorno in cui missili e droni hanno preso come obiettivo le basi militari statunitensi presenti in Siria. Washington e Baghdad hanno attribuito la responsabilità di queste azioni a gruppi armati filoiraniani, i quali sono parte della colazione delle Forze di Mobilitazione popolare (FMP). 

Certo l’Iraq non è nuovo ad attacchi de genere, alle sue figure diplomatiche e militari. Da circa due anni a queste parte è proprio la Green Zone di Baghdad, sede dell’ambasciata statunitense, uno dei centri nevralgici delle tensioni Washington-Teheran.

A dicembre 2019 l’amministrazione americana, preoccupata dalla presenza di milizie finanziate e addestrata dall’Iran nel Levante arabo, aveva bombardato in Siria e Iraq alcuni depositi d’armi sotto il controllo del gruppo paramilitare sciita Hezbollah. Il 3 gennaio 2020, in un raid aereo americano, vengono uccisi Qasim Suleimani e Abul Mahdi al-Muhandis.  

Il primo era capo della falange al-Quds, facente parte della coalizione militare filo-iraniana delle Forze di Mobilitazione Popolare, l’altro era il vicecomandante di quest’ultime. Da quel momento in poi, al maggior deterioramento delle relazioni USA-Iran, si sono intensificati gli attacchi alle postazioni statunitensi presenti in Iraq, al punto tale che a fine settembre l’amministrazione americana ha minacciato la chiusura della sua ambasciata a Baghdad. In tutto ciò le milizie filoiraniane rivendicano il ritiro delle truppe statunitensi da Baghdad, secondo quanto approvato dal Parlamento iracheno nel gennaio 2020.

Quello che succede nelle relazioni Washington-Teheran si riflette nella terra dei due fiumi a cui entrambi i paesi sono indissolubilmente legati. L’invasione statunitense del 2003 ha ribaltato le sorti di Baghdad in favore di Teheran che ne ha fatto il bastione delle sue milizie in Medio Oriente.

Gruppi paramilitari e milizie locali finanziati da Teheran sono riusciti con gli anni a guadagnare presa sul territorio ed oggi ciò pone il governo iracheno di fronte a questioni cruciali che esigono una risposta nel più breve tempo possibile.

Certo è che la volontà delle autorità statali irachene è che l’Iraq non diventa teatro dell’affrontamento indiretto Washington-Teheran e risolvere la questione dello strapotere delle milizie sciite è strettamente connesso a questo punto, da cui dipende la futura stabilizzazione del paese.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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