IL PARTENARIATO CON LA LIBIA CHE METTE IN PERICOLO I MIGRANTI

I membri dell’ONG tedesca Sea-Watch hanno filmato il violento attacco della guardia costiera libica contro un barcone di migranti mentre sorvolavano sull’area durante una missione.

Mercoledì 30 Giugno le autorità marittime libiche hanno inseguito un’affollata barca di migranti e poi sparato nella sua direzione nel tentativo di impedire di attraversare il Mar Mediterraneo per arrivare in l’Europa. La drammatica scena è stata ripresa dall’elicottero dell’Organizzazione non governativa tedesca “Sea-Watch” mentre sorvolava sull’area durante una missione esplorativa.

Nel filmato ripreso dall’ONG si nota una barca blu in legno con un piccolo motore, che trasporta almeno due dozzine di migranti, inseguita ad alta velocità dalla guardia costiera libica. Durante l’inseguimento avvenuto in acque internazionali, con più precisione nella zona SAR – search and rescue – maltese, si vede chiaramente che gli uomini in uniforme sulla nave libica hanno sparato e lanciato oggetti contro il barcone. La guardia costiera libica, inoltre, si è più volte avvicinata pericolosamente all’imbarcazione in legno e la preoccupazione che la nave si schiantasse contro i migranti è stata alta. 

Felix Weiss, responsabile delle operazioni aeree di Sea-Watch ha dichiarato “these maneuvers that we have seen yesterday could easily kill persons, like easily. Everyone of us is really wondering how no one has died yesterday”, le operazioni libiche hanno difatti messo in serio pericolo la vita delle persone sul barcone. In seguito è stato riferito che l’imbarcazione è arrivata sull’isola italiana di Lampedusa giovedì mattina. 

Le autorità marittime libiche, in un primo momento, hanno difeso la propria guardia costiera affermando che le azioni svolte avevano come scopo il salvataggio dei migranti. Nella tarda serata di giovedì, però, le dichiarazioni rilasciate della marina libica hanno cambiato registro, condannando “qualsiasi atto che violi gli standard e le leggi internazionali”, impegnandosi a punire i responsabili.

Purtroppo questa non è la prima volta che la marina militare libica si trova coinvolta in azioni che sono pericolose per i migranti e che soprattutto infrangono le leggi internazionali ed i diritti umani, ma queste stesse azioni vengono legittimate dai partenariati tra l’Italia e Libia stipulati rispettivamente nel 2008 e nel 2017

Partenariato Italia-Libia

Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Paolo Gentiloni e il Capo Governo di Riconciliazione nazionale dello Stato della Libia, riconosciuto dall’Unione europea e dall’Italia, Fayez Mustapa Serraj hanno sottoscritto il 2 Febbraio 2017 il Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, dal contrasto all’immigrazione illegaleal traffico di esseri umani e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana.

Il Memorandum siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana riafferma l’impegno delle parti a dare attuazione ai precedenti trattati sottoscritti e ancora vigenti in materia, in particolare, il Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008.

Questi trattati prevedono che l’Italia si impegni a fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione irregolare, entrambe le parti si impegnano all’adeguamento e al finanziamento dei centri di accoglienza già attivi, attingendo ai finanziamenti disponibili da parte italiana e a finanziamenti dell’Unione Europea.

Inoltre, l’Italia si impegna a sostenere la formazione del personale libico all’interno dei centri di accoglienza summenzionati per far fronte alle condizioni dei migranti illegali. Quanto agli oneri finanziari, come si è accennato, la Parte italiana provvede al finanziamento delle iniziative menzionate nell’accordo. 

Il Memorandum si prefissa l’obiettivo di combattere l’immigrazione illegale ma nella realtà dei fatti la guardia costiera libica è colpevole arresti arbitrari, torture, rapimenti, violenze ai danni dei rifugiati e dei migranti, tutto ciò con la complicità delle istituzioni italiane.

 Pur di ridurre il numero degli approdi irregolari, le autorità italiane si sono rese complici di atroci crimini internazionali, fornendo assistenza alla guardia costiera libica, condannando così milioni di migranti alla detenzione arbitraria.

Quasi 15.000 uomini, donne e bambini sono stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia dall’inizio dell’anno fino al 26 giugno. Quasi tutti sono stati trasferiti nei centri di detenzione ufficiali, nei quali sono stati trattenuti arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo ed esposti al rischio di subire torture e maltrattamenti. Invece, almeno 723 persone sono morte o sono scomparse navigando nel mediterraneo su barche inadatte alla navigazione solo quest’anno.

 Mentre più di 20.000 migranti e rifugiati sono morti nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo verso l’Europa dal 2014. Il tratto del Mediterraneo centrale tra Italia e Libia ha visto un aumento dei tentativi di traversate e morti quest’anno dopo una pausa durante il culmine della pandemia. 

Con il sostegno dell’UE, la guardia costiera libica ha intensificato le intercettazioni di imbarcazioni di migranti, rimpatriare persone a bordo in Libia. Le Nazioni Unite e molte organizzazioni per i diritti umani hanno condannato il rimpatrio nel paese d’origine ma, purtroppo, questa pratica continua ad essere messa in atto.

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