È SCONTRO TRA UE E UNGHERIA SULLA LEGGE ANTI LGBTQI

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione di condanna della legge anti LGBTQI entrata in vigore in Ungheria e ha invitato la Commissione europea a fare ciò che è in suo potere per tutelare i diritti civili. 

L’entrata in vigore della legge ungherese che vieta la diffusione di materiale educativo e informativo sull’identità di genere ai minori di 18 anni ha acceso lo scontro tra Ue e Ungheria sui diritti della comunità LGBTQI. Adottato dall’Assemblea nazionale ungherese il 15 giugno 2021, il progetto di legge è nato come strumento per tutelare i minori dai reati di pedofilia ed è stato convertito in legge il 23 giugno, per poi entrare in vigore l’8 luglio.

Ciò che Bruxelles e Strasburgo contestano, tuttavia, è che la legge in questione assumerebbe un carattere discriminatorio nei confronti della comunità LGBT+, limitando i diritti fondamentali e i diritti civili, oltre che la libertà dei media.  

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già definito la legge ungherese come una vergogna. In un tweet del 23 giugno ha dichiarato: “Discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale e va contro i valori fondamentali dell’UE. Non scenderemo a compromessi. Userò tutti i poteri legali della Commissione europea per garantire che i diritti di tutti i cittadini dell’UE siano garantiti”.

Nonostante le manifestazioni di dissenso da parte delle istituzioni europee e degli Stati membri dell’Ue, l’iter di approvazione della legge è andato avanti, fino alla sua entrata in vigore. Nella stessa giornata di giovedì 8 luglio, però, il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione sulle violazioni del diritto dell’Ue e dei diritti dei cittadini LGBTQI in Ungheria a seguito delle modifiche giuridiche adottate dal parlamento ungherese.

La risoluzione, approvata con 459 voti favorevoli, 58 astenuti e 147 contrari, condanna duramente la nuova legge ungherese, considerata come una grave violazione dei diritti fondamentali e dei valori europei.

In particolare, il Parlamento europeo, constatando che la legge da poco entrata in vigore va a modificare la normativa sulla tutela dei minori, la normativa sull’attività pubblicitaria delle imprese, la normativa sui media e la normativa sulla pubblica istruzione, sottolinea che essa viola “i diritti fondamentali sanciti dalla Carta, dai trattati e dalla legislazione dell’UE relativa al mercato interno” ed esprime “profonda preoccupazione” per il deterioramento della libertà di stampa. Il Parlamento europeo, dunque, invita la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione contro l’Ungheria secondo quanto previsto dall’art. 258 del TFUE.

Tuttavia, la partita più importante, probabilmente, si gioca nell’ambito dell’accesso ai fondi europei. A partire dal 1° gennaio 2021, infatti, vige il regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto, che prevede un meccanismo che vincola il bilancio dell’Ue al rispetto dei diritti fondamentali, consentendo a Bruxelles di proteggere i fondi europei da un utilizzo improprio da parte dei governi che non garantiscono il rispetto dello Stato di diritto.

Ciò significa che la Commissione, qualora ritenesse che la violazione dei diritti in Ungheria possa compromettere la sana gestione finanziaria del bilancio dell’Ue, potrebbe limitare l’accesso di Budapest ai fondi europei, comprese le risorse previste dal programma Next Generation EU.   

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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