LA SPINTA DELL’ICC GREENLAND PER LO SVILUPPO DELLA GROENLANDIA

Credits: https://nunatsiaq.com/stories/article/65674international_inuit_orgs_canada_wing_opens_nominations_for_president_v/

L’Inuit Circumpolar Council (ICC) – sezione della Groenlandia – entra a far parte dell’Arctic Economic Council, a testimonianza di come in Groenlandia non siano assolutamente contrari ad uno sviluppo che sia rispettoso dell’ambiente.

La Groenlandia reagisce all’ascesa dell’artico nell’agenda geopolitica delle grandi potenze. E lo fa in modo assertivo. La recente vittoria del partito Inuit Ataqatigiit alle elezioni ha probabilmente sancito lo stop del discusso progetto di sfruttamento di terre rare del sito di Kvanefjeld.

Ma la resistenza allo sfruttamento di uranio, fattore decisivo alle elezioni, non deve essere interpretato come un rifiuto in toto di diversificare l’economia della più grande isola del mondo. I leader della coalizione, infatti, più volte hanno sostenuto di voler intraprendere un percorso di sviluppo per la Groenlandia che sia però rispettoso delle comunità indigene e dell’ambiente.

Per concretizzare questa intenzione nelle scorse settimane, l’ICC – Greenland – è entrato a far parte dell’Arctic Economic Council che, fondato durante la presidenza canadese dell’Arctic Council, rappresenta una piattaforma che facilita l’incontro di realtà e progetti imprenditoriali basati sul concetto di sviluppo economico responsabile. 

Delle ragioni alla base della scelta di entrare a far parte del forum ne parla Kuupik V Kleist, di ICC Greenland: 

Greenland, like other Arctic communities, is in an urgent need for diversifying its economic activities. We are almost completely dependent on the export of fish, which makes the economy fragile and pushes the limits of resources. Greenland must diversify its economic activities so to ease the pressure on the fish stocks. Harvesting natural resources is a moving target; when nature and the world market economy speaks, one has to obey

We are joining the AEC to ensure the wellbeing of the Arctic Peoples and sustainable economic development in the region. Our code of ethics is in line with the principles of the AEC, and we see the organisation as a guide for sustainable and responsible investments and development in the region”.

Entrare a far parte del network avvicinerà la popolazione Inuit alla risoluzione di annose problematiche quali la mancanza di infrastrutture e lo sviluppo della blue economy, indispensabili alla crescita e al miglioramento della qualità della vita locale. Contribuirà inoltre a rendere chiaro che Inuit Ataqatigiit non è avverso ad ogni possibilità di sfruttamento minerario, ma solo a quello che coinvolge uranio ed elementi radioattivi.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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