EGITTO: A CHE PUNTO È LA NUOVA CAPITALE AMMINISTRATIVA?

L’Egitto inizia a prepararsi all’inaugurazione della Nuova capitale amministrativa (NAC) che dovrebbe avvenire entro la fine del 2021.

Il primo ministro Mostafa Madbouly, secondo quanto riportato dal sito Asharq al-Awsat, ha dichiarato che alcuni gruppi di lavoro si sposteranno nei nuovi edifici per una prova, in attesa del trasferimento ufficiale. 

Mappa urbana della Nuova capitale amministrativa

La nuova capitale sarà situata a circa 45 km a est del Cairo ed è destinata a oltre 50.000 funzionari e dipendenti statali. 

Secondo il suo progetto, che attualmente si trova quasi al 70% della fase di completamento, ospiterà: la sede del Parlamento; 10 complessi ministeriali per un totale di 34 ministeri; uffici governativi; ambasciate straniere, un’area residenziale e un distretto commerciale.

Inoltre sono stati previsti 15 metri quadrati di spazio verde, per abitante, e un insieme di corsi d’acqua e vegetazione che supererà in dimensioni il Central Park di New York. 

L’inaugurazione era prevista per il 2020 ma è stata rinviata a causa della pandemia. 

Il ruolo dei militari

Secondo gli esperti la Nuova capitale amministrativa potrebbe costare, in totale, oltre 40 miliardi di dollari. Un aspetto di grande importanza è che il 51% del Capitale Amministrativo per lo Sviluppo Urbano (ACUD), la società che sovrintende al progetto, è di proprietà dei militari mentre e il 49% appartiene al governo.

Il ruolo predominante dell’esercito è il prodotto della fusione ormai radicata in Egitto tra la sfera civile, politica e quella militare.

Oltre a finanziare il progetto, i militari ne trarranno anche significativi vantaggi economici.

L’ACUD infatti avrà anche il compito di occuparsi della vendita delle unità abitative, nella nuova capitale, e della gestione degli edifici al Cairo che saranno liberati dopo il trasferimento nella nuova sede.

Queste manovre consentiranno ai militari di allargare ulteriormente la loro influenza nell’economia egiziana e a ricavare ingenti somme di denaro nella massima libertà, soprattutto se consideriamo che il governo non detiene un potere significativo nella supervisione delle finanze dell’esercito.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto il regime di Abdel Fattah al-Sisi a investire in un progetto così ambizioso?

La costruzione della Nuova Capitale Amministrativa, avviata nel 2015 su un’area di 700 chilometri quadrati, ha l’obiettivo ufficiale di superare le criticità dell’area urbana del Cairo, come il traffico e la sovrappopolazione dei quartieri storici.

Inoltre la previsione di investire in aree verdi ha esaltato il fine eco-friendly del progetto con il fine di superare i problemi connessi all’alto tasso di inquinamento. 

Tuttavia, a distanza di dieci anni dalla fine di Mubarak, è plausibile vedere questo progetto come la manifestazione della volontà di al-Sisi di chiudere definitivamente con il passato.

Del resto lo stesso Presidente ha dichiarato che la nuova capitale sancirà definitivamente l’inizio di una “nuova Repubblica”. Non è un caso, quindi, che oltre agli uffici governativi ospiterà anche la più grande chiesa dell’Africa e una moschea che sarà seconda in grandezza soltanto alla Grande Moschea della Mecca. 

Un altro aspetto che merita la nostra attenzione è che questo progetto si pone come un vero e proprio scudo strategico per al-Sisi. Se nel 2011 infatti i manifestanti si sono radunati a piazza Tahrir, nel nuovo centro politico-amministrativo quest’eventualità si rivela impossibile.

La nuova piazza infatti è stata occupata da monumenti imponenti e da diverse postazioni destinale alle forze dell’ordine che renderanno impossibile qualunque tentativo di occupazione e di rivolta. 

Un progetto urbano, quindi, da cui emerge ancora una volta la necessità esasperata del regime di imporsi sulla popolazione attraverso il controllo, la morbosità e un forte autoreferenzialismo.

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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