BLACKOUT A TOBRUK: PROSPETTIVE BUIE PER LA LIBIA?

Blackout all’aeroporto di Tobruk, mentre l’aereo del Premier di Dbeibah stava per spiccare il volo. C’è chi vede un – forse goffo – tentativo di sabotare il viaggio del presidente. In realtà, l’accaduto dimostra quanto poco controllo il Governo abbia sul territorio est del Paese. 

In visita alla Camera dei rappresentati, in vista del voto sulla legge di bilancio, martedì il volo di rientro del Premier libico, Abdelhamid Dbeibah, ha subito un grave – sebbene – goffo tentativo di sabotaggio, da parte, probabilmente, dei sostenitori del Generale Khalifa Haftar. Causando un blackout che ha costretto al buio la pista di volo, l’aereo del Premier è stato costretto ad utilizzare i fari delle auto e dei veicoli delle vicinanze per spiccare il volo. In realtà, dietro il tentativo di sabotaggio, si nasconde un fatto tanto grave quanto – ancora – scontato, per il Governo libico: lo scarso controllo governativo sui territori dell’est della Libia. 

Il problema della sovranità e dell’unità territoriale è fondamentale per Tripoli, anche se ancora scarsamente affrontato, nonostante gli sforzi del presente governo e degli aiuti internazionali nel rafforzamento dei controlli territoriali e marittimi. 

L’incidente è accaduto in un momento di forte incertezza per le dinamiche politiche della Libia. La seconda Conferenza di Berlino, che ha visti riuniti gli Stati più importanti ed interessati alla questione, è passata in sordina, abbagliata dei riflettori di altri importantissimi riunioni ed eventi internazionali – primi fra tutti il G7, il vertice NATO, il tour europeo di Biden e l’incontro con Putin, il Consiglio Europeo e i preparativi e festeggiamenti del centenario del Partito Comunista Cinese. In realtà, la Conferenza non ha aggiunto nulla di nuovo a quanto non fosse già stato pronunciato in occasioni precedenti, neanche sul ritiro delle truppe turche e russe, per le quali sia Ankara che Mosca hanno apposto una riserva. 

Ad aggiungersi a tale impasse internazionale vi sono i problemi interni al Forum di Dialogo Politico Libico: dopo cinque giorni di accese discussioni a Ginevra, a cavallo fra giugno e luglio, i 75 delegati non hanno trovato alcun accordo su un possibile framework secondo il quale le elezioni dovrebbero svolgersi. Nonostante Dbeibah abbia ordinato l’istituzione di una Commissione ministeriale in vista della preparazione per le elezioni – e nonostante la stessa roadmap dell’UNSMIL lanci qualche indicazione al proposito – lo stallo resta. E con esso, le minacce di Haftar, che si è detto pronto a “liberare Tripoli” qualora le elezioni non dovessero regolarmente svolgersi

C’è in ballo la sua possibile candidatura, che in molti vogliono scongiurare. Sembra che alcuni delegati del Forum abbiano lanciato una proposta – anche sotto pressione del figlio di Haftar – che non pone alcune limitazioni di candidatura, fra le quali il possesso della seconda cittadinanza e del rango militare. Entrambi requisiti che Haftar possiede, essendo anche cittadino statunitense. Altrettanti delegati hanno rigettato tale proposta. 

Resta l’impasse e l’incertezza generale di un paese ancora fortemente diviso, territorialmente e politicamente fra diversi interessi – anche internazionali. E non è detto che non ci sia chi, dall’ incertezza, stia guadagnando qualcosa: la possibilità che le elezioni non si tengano, il 24 dicembre 2021, è reale. Chi ci guadagnerà, in tale occasione? Certo non la popolazione. Ma sia Haftar – che non è certo di essere ammesso alle elezioni – che i Fratelli Musulmani – non certi di poter vincere le elezioni democraticamente – guadagnerebbero ancora un po’ di tempo.  

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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