IL DIRITTO ALL’ACQUA È SEMPRE PIÙ A RISCHIO

L’accesso a fonti di acqua potabile è diventato, nel 2010, un diritto essenziale per l’essere umano. Tuttavia, fattori come i cambiamenti climatici, le privatizzazioni e i progetti di sviluppo rischiano di ostacolare questo diritto.

L’acqua è una risorsa fondamentale per l’esistenza di ogni essere vivente sulla terra. Purtroppo però, ad oggi, quasi la metà della popolazione mondiale (3,6 miliardi) vive in territori caratterizzati da una elevata criticità idrica. Inoltre, in un numero crescente di Paesi, la scarsità d’acqua sta crescendo.

Questi dovranno quindi fronteggiare, come risultato, un’ulteriore diminuzione delle risorse idriche superficiali entro il 2050. Questo risulta nella necessità di diversi attori politici di assicurarsi il controllo e la gestione delle risorse idriche per garantire la sopravvivenza e l’influenza delle nazioni.

Questa vera e propria ‘corsa all’acqua’ ha portato a complessi conflitti negli scorsi decenni che saranno destinati ad aumentare come conseguenza della crescente siccità causata dai cambiamenti climatici. 

Un altro fenomeno in aumento è il ‘water grabbing’. Con questo termine si identifica l’azione da parte di uno o più attori pubblici o privati come aziende o multinazionali che consiste nell’accaparrarsi la risorsa idrica a discapito di comunità ed ecosistemi attraverso forme di privatizzazione o l’appropriazione di terre, impianti e infrastrutture idrici o anche mediante l’esercizio di un potere economico e finanziario e il controllo delle risorse idriche.

Sviluppi legali 

Solo un decennio fa, il 28 luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 64/292. Con 122 voti favorevoli, nessun contrario e 41 astenuti, l’Assemblea ha riconosciuto che “il diritto all’acqua potabile e servizi igienico‐sanitari è un diritto essenziale per la qualità della vita e per l’esercizio di tutti i diritti dell’uomo”.

Questa decisione è particolarmente rilevante e in qualche modo attesa da tempo e come sottolinea Catarina De Albuquerque, l’esperta incaricata nel 2008 dalle Nazioni Unite di occuparsi dell’argomento, “il riconoscimento del diritto umano dell’accesso alle risorse idriche potabili e adeguati servizi igienici sanitari è un segnale positivo per la comunità internazionale e dimostra la volontà di affrontare e risolvere questo problema globale” 

Inoltre, il Consiglio per i Diritti Umani ha ribadito, con la Risoluzione 15/9 nel mese di settembre 2010, il riconoscimento che “il diritto all’acqua potabile di buona qualità e ai servizi igienici di base come un diritto fondamentale che è essenziale per il pieno diritto alla vita e dei diritti umani”.

Nonostante queste recenti e importanti risoluzioni del 2010, il riconoscimento del diritto dell’acqua 

non ha portato con sé significativi cambiamenti nella legislazione dei vari paesi e non ha neppure migliorato la condizione degli individui che non hanno accesso all’acqua. Tuttavia, queste hanno contribuito a rafforzare le posizioni di quei Paesi che avevano già inserito il diritto all’acqua all’interno del proprio quadro giuridico, fornendo uno strumento indispensabile per promuovere il dibattito politico globale in difesa del diritto all’acqua.

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