STATI UNITI E IRAN: L’ACCORDO SUL NUCLEARE IRANIANO È SUFFICIENTE PER GARANTIRE UN ALLENAMENTO DELLE TENSIONI?

Le negoziazioni concernenti il nucleare iraniano sono in corso da sei mesi. Tuttavia, i recenti attacchi in Iraq e Siria rivelano le difficoltà legate ad un effettivo allentamento delle tensioni.

Gli Stati Uniti hanno si sono resi responsabili di una serie di attacchi arei a basi legate a milizie filo-iraniane in Iraq e in Siria. Il tutto in risposta agli attacchi lanciati da queste stesse milizie contro bersagli statunitensi in Iraq. Si tratta della seconda occasione dall’inizio della propria amministrazione e della prima volta dall’elezione del neo-presidente iraniano Ebrahim Raisi in cui il Presidente statunitense Biden ha autorizzato questo tipo di operazioni contro delle proxy iraniane.

Gli Stati Uniti hanno definito le operazioni come parte di una strategia difensiva volta a distruggere e diminuire le capacità militari delle milizie filo-iraniane in Medioriente. Tuttavia, secondo un esperto di International Crisis Group, Brian Finucane, gli attacchi potrebbero mettere in dubbio le basi legali della presenza statunitense in Iraq e Siria. 

In effetti, la presenza di Washington in Siria è per lo più legata ad una strategia di “counter-terrorism”, volta a combattere il terrorismo appunto, per lo più implementata ad Idlib, una volta descritta come “il più grande rifugio sicuro di al-Qaeda fin dall’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre”.

Quanto alla presenza statunitense in Iraq, quest’ultima risale all’invasione del 2003. La formazione di un failed state, principalmente a causa della mancanza di un progetto per la costituzione di un nuovo Iraq, ha giustificato la permanenza degli apparati statunitensi in territorio iracheno.

Tuttavia, il mancato ripristino della sicurezza e dei servizi pubblici essenziali ha favorito la nascita di movimenti di resistenza contro l’occupazione straniera culminata con richieste, anche da parte dell’ufficiale governo iracheno, di ritiro.

In ogni caso, preme sottolineare che i recenti eventi non fanno altro che evidenziare i pericoli di una ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti. La creazione di un sistema di alleanze nel medio oriente tramite proxy e alleanze con attori non-statali è parte integrante della politica iraniana di “forward defence” con cui Teheran cerca di inserirsi laddove il governo locale manchi di un effettivo controllo.

È questo, in effetti, che ha consentito alla Repubblica Islamica di introdursi nello scenario libanese e iracheno post-invasione statunitense (2003). Una politica che, presumibilmente, caratterizzerà anche il modus operandi del neo-eletto Presidente iraniano, Raisi. 

Elemento fondamentale nei rapporti Washington-Teheran è, senza dubbio, l’accordo sul nucleare e, in particolare, la possibilità per l’Iran di assistere ad un allentamento delle restrizioni economiche. Difatti, seppure l’amministrazione Biden stia spingendo per la negoziazione di un accordo sul nucleare di follow-up, l’eventuale revoca delle sanzioni economica resta per Raisi un punto di vittoria – a scapito di restrizioni più a lungo termine quanto all’attività nucleare della Repubblica Islamica e un sistema di monitoraggio più rigoroso.

Tuttavia, per quanto ci siano speranze e ottimismo riguardo la possibilità di concludere un accordo sul nucleare entro i primi di agosto – prima, dunque, dell’effettivo inizio del mandato di Raisi – l’accordo non può considerarsi sufficiente per una de-escalation delle tensioni tra Iran e Washington come dimostrano i recenti attacchi tra Iraq e Siria.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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