LIBIA: LA DIFFICILE STRADA VERSO LE ELEZIONI

Le divisioni all’interno dei membri del governo di transizione libico stanno bloccando l’iter politico verso le elezioni presidenziali previste per dicembre 2022.

Le Nazioni Unite hanno annunciato a fine gennaio i candidati del governo di transizione libico, incaricati di nominare tre membri del Consiglio Presidenziale e un Primo Ministro in vista delle elezioni presidenziali di dicembre 2022. I candidati avrebbero dovuto elaborare un quadro costituzionale per le elezioni parlamentari e presidenziali nel giro di qualche settimana, ma la situazione è bloccata da febbraio. 

La notizia della nomina di un governo di transizione arriva dopo il decennio di caos in cui è sprofondato il paese a seguito della caduta del regime di Gheddafi nel 2011. Tribù locali, gruppi di mercenari e stati terzi hanno sfruttato i vuoti di potere offrendo il proprio sostegno alle due principali fazioni interne rivali: il governo di accordo nazionale di Tripoli (GNA), unica entità politica internazionalmente riconosciuta, e l’Esercito Nazione Libico (LNA) sotto il comando di Khalifa Haftar.

A partire da quest’estate abbiamo assistito a un progressivo raffreddamento del conflitto accompagnato da un rinnovato intervento diplomatico delle Nazioni Unite, con il sostegno dei paesi del Maghreb, fino ad arrivare al cessate-il-fuoco annunciato ad ottobre 2019, e alla nascita del Lybian Dialogue Forum.  

Il fallimento dell’intervento internazionale in Libia nel 2011, non essendo stato sostenuto da una chiara conoscenza del contesto socioculturale del paese e accompagnato da un chiaro progetto di ricostruzione, ha portato al fallimento.

Oggi, se apparentemente sembra che ci sia stato un passo per ristabilizzare il paese con la nascita di nuovi spazi di dialoghi, le divisioni all’interno degli organi gestiti dalle Nazioni Unite rendono il futuro del paese ancora più incerto. Il che è ci ricorda che la situazione in Libia necessita di un piano ben studiato perché, dopo dieci anni di caos, per uscire dal caos è necessario un piano d’azione ben studiato volto a mediare tra gli interessi di attori di diversa natura  i quali, con il sostegno dei propri partner  locali regionali e internazionali rivendicano tutti una loro fetta del paese.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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