IL GENOCIDIO CULTURALE È ANCORA UN PROBLEMA GIURIDICO

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Il genocidio culturale è ancora una questione complessa e le recenti scoperte di tombe di bambini indigeni vicino ad una scuola in Canada, effettuate tramite un radar a penetrazione del suolo, hanno riportato in auge la questione.

Il caso del Canada

Molte delle politiche di colonizzazione e assimilazione effettuate in  Canada, come l’Indian Act e il Child Welfare System,   sono state riconosciute come fortemente lesive dei diritti delle popolazioni indigene, così come l’instaurazione delle scuole residenziali che i bambini aborigeni erano costretti a frequentare.

Nel 2015, il rapporto rilasciato dal Tribunale per la verità e riconciliazione del Canada, Truth and Reconcilation Commission, ha riconosciuto come queste scuole rappresentavano effettivamente ‘’una politica coerente per eliminare gli aborigeni come popoli distinti e per assimilarli alla corrente principale canadese contro la loro volontà.’’

Mancanze e differenze sostanziali

Il genocidio culturale non è propriamente incluso nella categoria di crimini internazionali, declinati dallo Statuto di Roma, The Rome Statute, della Corte Penale Internazionale, The International Criminal Court (ICC). Un’altra importante mancanza è quella rappresentata dalla Convenzione sulla Prevenzione e Repressione del Crimine di Genocidio del 1948, The Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of GenocideThe Genocide Convention.

Dal punto di vista giuridico, infatti, queste assenze rappresentano un difetto per il diritto internazionale. La difficoltà nel trovare un framework giuridico internazionalmente riconosciuto e condiviso risiede nell’astrusa questione relativa all’umbrella concept rappresentato dal termine ‘’cultura.’’

Con esso, difatti, si intendono diverse caratteristiche, aspetti ed elementi che, costituiscono il patrimonio culturale di un singolo o di un gruppo di persone. Quest’ultimi rendono il termine un concetto molto vasto ed eterogeno che crea delle difficoltà sostanziali nel definirlo in modo complessivo e unanime.

Tuttavia, è possibile inquadrare il concetto di genocidio culturale, partendo da un’analisi del crimine di genocidio.

Il crimine di genocidio, definito come ‘’il crimine dei crimini’’ è stato normativamente incluso nello Statuto di Roma all’articolo 6 e all’articolo II della Genocide Convention, che ne specificano gli aspetti oggettivi e soggettivi. Analizzando l’aspetto materiale del reato, dunque, il crimine genocidio prevede una ben strutturata categorizzazione di comportamenti che lo contraddistinguono:

(a) Uccidere membri di un gruppo; 

(b) causare seria sofferenza fisica o mentale ai membri di un gruppo; 

(c) Infliggere deliberatamente ai membri di un gruppo condizioni di vita calcolate per condurre alla distruzione fisica in tutto o in parte di quel gruppo; 

(d) Imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno di un gruppo; 

(e) Trasferire forzatamente i bambini da un gruppo ad un altro.

Giuridicamente, quindi, il crimine di genocidio possiede una solida strutturazione che non lascia spazio a fraintendimenti per quanto riguarda gli aspetti oggettivi del reato, quelli che ne caratterizzano, quindi, la materialità e concretezza delle azioni.

Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, ovvero la componente prettamente mentale e psicologica del reato, nel caso di genocidio, questa va ricercata nell’intento di distruggere in tutto o in parte un gruppo targettizzato. La componente piscologica, nel reato di genocidio, è molto forte perché le intenzioni di chi commette questo tipo di reato non sono celate ma particolarmente esposte e dirette e presuppongono una forte componente volitiva.

Per quanto riguarda il genocidio culturale, invece, l’aspetto psicologico e soggettivo del crimine va ricercato nel desiderio di annientare la cultura di un determinato gruppo di persone. L’elemento soggettivo di quest’ultimo, quindi, differisce da quello del genocidio comune, poiché cambiano le motivazioni degli intenti. Qui, è l’annientamento della cultura di quel gruppo a rappresentare il fine che spinge a compiere determinati comportamenti.

Per quanto riguarda l’aspetto oggettivo, nel genocidio culturale, non esiste una declinazione precisa e puntuale delle condotte criminali che ne definiscono la fattispecie. Per esempio, nella commissione di un genocidio culturale non è detto che si raggiungano gli stessi livelli di violenza e disumanità prodotti dal genocidio communente riconosciuto,  difatti, il genocidio culturale può includere l’eradicazione delle attività culturali e artistiche così come della lingua o delle tradizioni.

Di conseguenza, questo provoca una forte confusione e una poca chiarezza nonché incertezza su quali, effettivamente, siano i comportamenti illeciti riconducibili al genocidio culturale.

Approcci diversi per colmare il vuoto normativo

Nel diritto internazionale, per ovviare a questo gap di rilevanza considerevole, sono stati tracciati due distinti percorsi metodologici. Da una parte, si ritrovano coloro i quali ritengono che il problema sia risolvibile procedendo ad estensioni interpretative ricavabili dalla categoria di crimini contro l’umanità, dall’altra invece vi sono altri giuristi, i quali ritengono essenziale una classificazione indipendente del crimine di genocidio culturale[1]. Una possibile indipendenza normativa però viene anche considerata come irrealizzabile nella concretezza a causa proprio dell’umbrella concept e delle diverse opinioni diffuse sull’argomento.

Tuttavia, se si osserva il panorama contemporaneo, a livello internazionale sempre più casi di condotte criminali di una certa severità sono perpetrate ai danni di determinati gruppi di persone, con l’intento di danneggiarne la cultura. Di conseguenza, in prospettiva di un futuro non troppo lontano non può essere esclusa la possibilità che venga predisposto la stesura di un trattato internazionale che dia la giusta rilevanza giuridica e normativa alla complicata questione del genocidio culturale.


[1] Novic E.  2016. The Concept of Cultural Genocide: An International Law Perspective, Regno Unito: Oxford University Press.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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