LA RIVOLUZIONE DEI GIOVANI TURCHI

Il problema primario che l’Impero ottomano di fine Ottocento si trovava ad affrontare era sicuramente quello della modernizzazione. Le pressioni che le minoranze muovevano nei confronti del governo centrale evidenziavano la debolezza e l’irreversibilità di tale processo. Inoltre, l’azione delle potenze occidentali secondo quelle che erano le dinamiche del Grande Gioco non creavano di certo le condizioni affinché l’Impero riuscisse a riprendersi. 

In questo contesto, si ritagliava un ruolo di preminenza il movimento dei Giovani Turchi, sorto nel 1889.  Tale movimento era costituito da una parte dai liberali guidati del principe Sabaheddin, che avevano accolto nei loro ranghi ebrei, greci e armeni con l’obiettivo di creare uno stato turco moderno governato quindi da un Parlamento che si sarebbe basato su una costituzione; dall’altra, dai nazionalisti, guidati da Ahmed Riza, che, invece, avevano l’intenzione di creare uno stato turco sotto l’egida di un ottomanismo esclusivo e che vedevano dunque come nemici tanto i liberali quanto le minoranze ma anche gli islamici che volevano il sultanato.  

Nel 1902 le due fazioni si riunivano a Parigi dove nonostante le divergenze entrambi i gruppi auspicavano a delle riforme che si rifacessero a quelle degli anni Settanta dell’Ottocento e alla stessa Costituzione del 1876. Le due parti si trovavano d’accordo solo sul ritorno al costituzionalismo: Kemal si era violentemente opposto all’ingerenza delle potenze occidentali mentre, i liberali desideravano un aiuto, in particolare da Francia e Inghilterra.

Evidente era che in seno al Congresso fosse stato riproposto il concetto dell’ottomanesimo che tuttavia era stato in qualche modo sostituito dall’ideologia nazionalista: anche i partiti appartenenti alle minoranze dell’esercito si rifacevano quasi sempre a questo principio. Sembrava vincere così l’idea del patriottismo turco che, di fatto, si poneva in una posizione antitetica sia nei confronti delle minoranze sia nei confronti dell’azione occidentale nel processo di costituzione del nuovo stato. Da questo momento l’etnia turca avrebbe assunto un ruolo di preminenza. 

Alla fine del 1907, i comandanti del terzo corpo d’armata, che appartenevano ai Giovani Turchi si ribellavano contro le autorità provinciali e, il sultano Abdulhamid II si trovava costretto a restaurare la Costituzione del 1876. Tuttavia, le forti rivalità che caratterizzavano il partito creavano problemi circa le richieste da fare sulle riforme economiche e sociali: i nazionalisti si ispiravano al panislamismo e al mercantilismo basandosi sui modelli tedesco e nipponico; i liberali, invece, si votavano alla multietnia e all’economia liberale. 

Le elezioni concesse dal sultano nel 1908 vedevano la vittoria del multipartitismo e, in particolare, i partiti portati avanti dai Giovani Turchi erano due: il Comitato di Unione e Progresso (CUP) e il partito Unione Liberale (LU). 

In un primo momento venivano attuate riforme tipicamente liberali. Iniziava così il processo di modernizzazione che il movimento aveva da sempre programmato.

Tuttavia, Abdulhamid II cercava di riprendersi il potere assoluto: il suo tentativo si sarebbe rivelato un fallimento e, infatti, veniva deposto dai Giovani Turchi in favore di Maometto V che lasciava tutto in mano al movimento. 

Tra il 1908 ed il 1913 si apriva l’ultimo capitolo dell’Impero ottomano: in questo periodo infatti, le ideologie nazionaliste prendevano il posto di quelle liberali a causa della violenta crisi che l’Impero stava vivendo. 

Tuttavia, l’atteggiamento ambiguo dei Giovani Turchi rispetto alle situazioni più gravi, come quello dei massacri nei confronti degli armeni, metteva in luce l’oscillazione ideologica fra l’ottomanesimo e il panislamismo all’interno del movimento. 

Tra il 1910 ed il 1913 si presentava il problema dell’indipendenza dei territori -che affondava le sue radici circa un secolo e mezzo prima. Per far fronte al problema, veniva rafforzato l’esercito: impellente la questione dell’Anatolia divisa in quel momento fra Russia e Cina: le grandi migrazioni islamiche la facevano diventare uno dei punti focali per la costituzione del nuovo stato. 

Mentre gli europei attendevano la fine naturale dell’Impero, l’Italia attaccava, nel settembre 1911, l’attuale Libia: infatti all’epoca essa era una delle regioni più remote dell’Impero nel versante occidentale. Al termine della guerra l’Italia otteneva, oltre alla Libia, anche delle isole -fra le quali Rodi.

Da questo momento, la situazione sarebbe precipitata: gli Stati balcanici si sarebbero rivoltati contro l’Impero e, nello stesso tempo, Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia si erano uniti in una coalizione anti-ottomana.

Queste ultime, forti dell’appoggio della diplomazia russa, la quale intendeva approfittare della situazione per dare il colpo di grazia all’Impero ottomano e riuscire a creare la tanto agognata barriera di Stati-cuscinetto. 

Tuttavia, la vittoria ottenuta durante la prima Guerra balcanica, avrebbe determinato la fine della coalizione determinata dalla spartizione dei territori: quindi, la Bulgaria attaccava Serbia e Grecia. Aveva inizio la Seconda Guerra Balcanica che si sarebbe conclusa -su richiesta della stessa Bulgaria- con il trattato di Bucarest dal quale nasceva un nuovo stato: l’Albania. 

Le Guerre Balcaniche sancivano, di fatto, la fine dell’Impero ottomano: nel 1913 il 75% dei territori europei dell’Impero non apparteneva più ad Istanbul. 

Ciò provocava un forte senso di impotenza e vergona nei Giovani Turchi che rispondeva con ogni forma di violenza possibile nei confronti delle minoranze. Nello stesso 1913, il tentativo di uccidere Talat pascià spingeva il Comitato di Unione e Progresso a rivoltarsi e rovesciare Maometto V, instaurando un regime dittatoriale.

Questo, spazzava via l’ala liberale del movimento lasciando spazio al panislamismo e al nazionalismo: nasceva un triumvirato che vedeva protagonisti Talat, Enver e Cemal i quali costituivano un nuovo Governo. Fra il 1913 ed il 1914, i territori dell’Impero si ridimensionavano fortemente determinando anche una omogeneizzazione della popolazione.

Per evitare che i disordini provocati dalle minoranze travalicassero i confini, la Russia decideva di intervenire in favore della proposta di una serie di riforme: nominato responsabile l’internazionalista russo Andrej Mandelestam veniva proposta la nomina di un governatore cristiano per le provincie armene.

Nell’estate del 1913, le potenze occidentali (Russia, Gran Bretagna, Francia, Italia, Austria-Ungheria e Germania) si riunivano ad Istanbul per gestire la situazione senza consentire ai Turchi di intervenire: durante il summit Germania ed Austria si osteggiavano con l’obiettivo di ottenere il favore dell’alleanza turca ed avere così maggiori influenze nella regione mediorientale.

Per venire incontro alle esigenze di tutti si decideva quindi di creare due province supervisionate da due europei che così davano facoltà alle potenze occidentali di gestire e controllare il progredire delle riforme. L’accordo veniva firmato l’8 febbraio 1914 solo da Russia e Turchia.

Il rischio di un attacco russo portava il governo a permettere le ingerenze degli occidentali a partire dall’aprile del 1914, tuttavia questo processo non si sarebbe mai concluso a causa dello scoppio della Grande Guerra e, in agosto, la Turchia si sarebbe schierata a fianco degli Imperi centrali dopo avere firmato un accordo segreto decretando l’ingresso del Paese in guerra.

Durante la Guerra i triumviri avevano messo in atto tutta una serie di diaspore nei confronti delle minoranze, in particolare con quella armena: era in atto il genocidio armeno. 

Ad aggravare la situazione era la sospensione del Parlamento il 1° marzo 1915, lasciando così tutto il potere in mano al triumvirato che continuava a rafforzarsi. Adesso, il CUP voleva concludere il processo di omogeneizzazione: l’Anatolia era quasi totalmente turca.  

Conclusasi la Grande Guerra, i triumviri avrebbero riparato in Germania, Francia ed Inghilterra si sarebbero premurate di non consentire alla Russia bolscevica di appropriarsi dei territori che l’Impero ottomano aveva appena perso. 

Fra la fine del 1918 e quella del 1919, si tenevano i processi a coloro i quali avevano messo in atto il Genocidio; nel frattempo, Mustafà Kemal dava avvio alla campagna nazionalista e i greci occupavano Smirne. Mentre era in corso la guerra contro la Grecia, in settembre Kemal si muoveva in maniera tale da istituire un nuovo governo.

Con il Trattato di Sèveres l’esperienza dell’Impero ottomano si era ufficialmente conclusa e gli occidentali si affrettavano ad occupare le Regioni dell’ormai ex-Impero. Questa situazione preoccupava non poco il Governo centrale turco che inviava Kemal in Anatolia per aiutare il governo ottomano della regione.

Distintosi in numerose battaglie, questi diveniva l’erede dell’ideologia del Comitato di Unione e Progresso: il suo obiettivo principale era quello di riorganizzare l’esercito. Riuscito nel suo intento guidava una forte opposizione contro gli eserciti delle potenze occidentali prima fra tutti contro la Grecia per riottenere Smirne.

Iniziava così la guerra turco-greca e, nel frattempo, il governo turco si spostava ad Ankara: Kemal, infatti, deponeva definitivamente il Sultano.

Essendosi le truppe inglesi insediate ad Istanbul con il pretesto di tutelare le minoranze cristiane, nel giugno del 1921, Kemal riusciva a riottenere l’ex capitale attraverso un abile stratagemma: essendo in atto una grave crisi politica aveva ottenuto che la questione delle minoranze perdesse priorità e il suo esercito, oramai interamente turco, sequestrava degli ufficiali inglesi ottenendo uno scambio con Londra. 

Nell’ottobre 1921, le truppe turche riuscivano a conquistare l’intera Anatolia che nel frattempo era passata sotto l’egida russa: questa vittoria consentiva ad Ankara di ottenere l’appoggio di Pietroburgo suo malgrado, e, nel frattempo Italia, Gran Bretagna e Francia trovatesi alle strette ritiravano le proprie truppe.

Così, il 24 luglio 1923, veniva firmato il Trattato di Losanna, la Turchia otteneva: l’integrità territoriale peninsulare ed il controllo delle aree asiatiche ed europee attorno ai distretti, mentre il controllo del Mediterraneo restava sotto il controllo di Italia, Francia e Gran Bretagna. 

Il 29 ottobre 1923 veniva proclamata la Repubblica di Turchia che aveva come primo Presidente proprio Kemal il quale sarebbe riuscito a portare a termine il processo di modernizzazione ed omogeneizzazione iniziato durante il secolo precedente.

Pertanto, costituiva uno Stato laico, avviava un processo di secolarizzazione, vietava la poligamia e aveva avviato il processo di emancipazione delle donne. Nel 1924 concedeva la Costituzione. Questo stesso processo si sarebbe interrotto con la sua morte, avvenuta nel 1938. 

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