LA SVIZZERA SCEGLIE L’INDUSTRIA MILITARE STATUNITENSE

Credits: https://en.wikipedia.org/wiki/Lockheed_Martin_F-35_Lightning_II#/media/File:F-35A_flight_(cropped).jpg

La Svizzera rinnova il sistema di difesa e acquisisce dagli USA 36 caccia militari F-35A e 5 unità di fuoco Patriot.

Il Consiglio Federale elvetico ha annunciato che la Svizzera ha scelto di acquisire 36 caccia militari F-35A del produttore statunitense Lockheed Martin per sostituire la sua flotta di 30 F/A-18 Hornet e 26 F-5 Tiger II.

A questi si aggiungono anche cinque unità di fuoco Patriot PAC-3, il sistema di difesa aerea a lungo raggio, del produttore statunitense Raytheon. Le forniture, che inizieranno nel 2027, dovranno essere concluse entro il 2030. 

Nell’ambito della valutazione tecnica, nel complesso, sono state prese in esame le proposte di quattro candidati per la fornitura di aerei da combattimento (oltre al modello F-35A di Lockheed Martin, Eurofighter di Airbus, F/A-18 Super Hornet della Boeing, Rafale di Dassault) e di due candidati per il sistema missilistico (SAMP/T di Eurosam e Patriot di Raytheon). 

Nel comunicato attraverso cui è stata resa nota la decisione della Svizzera di affidarsi all’industria militare statunitense, si legge: “Il Consiglio federale ritiene che F-35A e Patriot siano i più adatti a proteggere la popolazione Svizzera contro le minacce aeree”. Tutte le offerte, infatti, hanno soddisfatto i requisiti richiesti dalla Svizzera, ma il governo elvetico sostiene che F-35A e Patriot rappresentino la migliore soluzione possibile, sia in termini tecnologici che in termini economici. 

A risultare determinante nella valutazione delle proposte e nella scelta del fornitore è stata proprio l’offerta economica. Lockheed Martin ha richiesto 5,068 miliardi di franchi per la fornitura dei 36 velivoli e 15,5 miliardi per l’erogazione di servizi di manutenzione della durata di 30 anni. Il costo dell’acquisto e della gestione del sistema di difesa aerea a lungo raggio, invece, ammonta a 3,6 miliardi

La decisione, che è stata presa dopo la visita dello scorso 15 giugno di Joe Biden a Ginevra, dove ha incontrato il suo omologo elvetico Guy Parmelin, fa pensare ad un allontanamento della Svizzera dai partner europei e alla volontà di Berna di rinsaldare i rapporti con Washington. Tuttavia, Viola Amherd, membro del Consiglio federale svizzero e capo del Dipartimento della Difesa svizzero, ha chiarito: “Non c’era spazio per riflessioni politiche”.

Amherd ha spiegato che la valutazione è stata effettuata sulla base di un’analisi oggettiva dei costi e dei benefici che ha portato ad una scelta ragionevole, la quale non comporta in alcun modo implicazioni politiche. Si tratta, tuttavia, di una scelta importante che, tra l’altro, potrebbe portare dei benefici anche all’Italia. Lo stabilimento piemontese di Cameri, non molto distante dal confine svizzero, infatti, è l’unico polo di costruzione, manutenzione e aggiornamento degli F-35 al di fuori degli Stati Uniti. 

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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