LO SCONFINAMENTO DELLA MARINA BRITANNICA IN CRIMEA

Il 23 giugno, il cacciatorpediniere HMS Defende della marina britannica, é stato oggetto di un incidente diplomatico con la Russia, essendo accusata di aver sconfinato in quelle che Mosca considera ormai sue acque territoriali: quelle della Crimea

Il cacciatorpediniere, era di ritorno dall’Ucraina dove era stato luogo di firma di un accordo fra i governi di Londra e di Kiev, per una collaborazione volta alla costruzione di 8 navi da guerra e l’implementazione di una base sul Mar nero.

Pochi giorni dopo, il caso risale in cima alle cronache internazionali a causa del ritrovamento di alcuni documenti riservati, successivamente ritrovati in una fermata dell’autobus nel Kent, a sud-est di Londra.

Da quando si apprende da questi documenti, l’HMS Defender avrebbe scelto deliberatamente di entrare nelle acque territoriali Crimeane per raggiungere la Georgia; lo scopo di questa manovra, semplicemente, sarebbe una prova di sostegno all’Ucraina rifiutando in questo modo la sovranità territoriale della federazione russa sulla penisola.

La questione é tutt’altro che semplice, infatti, secondo il diritto internazionale ed in particolare la convenzione di Montego bay, il transito di unità militari nelle acque territoriali di un paese é consentito finché queste non costituiscano un pericolo o una minaccia al paese che possiede le suddette acque territoriali, ma devono abbandonare le suddette acque in caso di richiesta da parte dello Stato.

Dunque già di per sé la questione in normali condizioni non avrebbe costituito un problema, ma dobbiamo tenere conto del contesto in cui sono avvenuti i fatti, come é stato detto numerose volte, i rapporti fra Mosca e l’Occidente sono ritornate a scendere a livelli che non si vedevano dal 2014 i cui fatti continuano a condizionare i rapporti fra le parti.

La scelta di Londra di entrare nelle acque territoriali della Crimea, affronta una spinosa, l’occupazione della Crimea dalla Russia non riconosciuta a livello internazionale;

Se guardiamo nuovamente al diritto internazionale, ci possiamo accorgere come il riconoscimento o meno della sovranità territoriale di Mosca sulla Crimea da parte di altri stati, é semplicemente una questione puramente politica, poiché ancora oggi secondo il diritto internazionale, il governo di fatto di un territorio ne consegna la sovranità a chi esercita il potere di governo, in questo caso Mosca.

Dunque, nonostante siano passati ben 7 anni, la crisi in Crimea continua ad influenzare i rapporti fra Occidente e Russia, la scelta del Regno Unito va letta come una forma di supporto all’Ucraina e anche come un rifiuto del riconoscimento della sovranità di Mosca ulla penisola, che altrimenti sarebbe potuta essere implicitamente riconosciuta, se non avesse “violato” le acque territoriali Crimeane.

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