IL SOFT POWER RUSSO IN SIRIA PASSA ATTRAVERSO I SITI ARCHEOLOGICI

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L’attivismo di Mosca nel settore archeologico dimostra la volontà di partecipare alla ricostruzione siriana con il soft power, sottraendo influenza a Teheran

Palmira: sito martoriato ma di grande valore

Il sito archeologico di Palmira, patrimonio dell’UNESCO, è stato vittima dei bombardamenti condotti dai lealisti e dai Russi contro l’opposizione sin dalle prime fasi del conflitto. Una volta essere stata riconquistata, tale area è stata sempre più oggetto di interesse russo per la presenza di numerosi beni archeologici.

Se nei primi anni del conflitto siriano l’intenzione di Mosca era quella di controllare siti del genere specialmente per sfruttare la presenza di gas e fosfati, spartiti con la Repubblica Islamica, adesso la Federazione Russa sfrutta l’immenso valore archeologico del sito, in particolar modo della città di Apamea, fondata nel 301 a.C. e sito UNESCO.

Un sito di grande valore potrebbe essere usato da Mosca per inserirsi nella ricostruzione del Paese mediorientale e per dimostrare agli occhi del mondo che è capace di provvedere, tramite il suo soft power, alla risoluzione di dinamiche culturali.

Mettere le mani sui siti archeologici: influenza geopolitica anche in chiave anti-Iran

Scienziati ed esperti russi hanno recentemente creato un modello digitale per l’antica città di Apamea e le sue chiese, oggetto di immenso valore culturale. Apamea, situata nella provincia centrale di Hama, testimonia l’attività degli scienziati russi e dell’Istituto per la storia della cultura materiale dell’Accademia russa delle Scienze.

Attraverso il posizionamento degli scienziati russi in tali aree Mosca cerca di incrementare la sua influenza geopolitica nella Siria centrale, nell’area di grande valore archeologico, culturale e storico. Inoltre, vuole dimostrare all’Occidente di saper gestire perfettamente il dossier della ricostruzione post-conflitto, attribuendo grande importanza a tale tema.

Infine, curando tali attività, Mosca fa capire a Teheran di voler gestire, senza la sua influenza, lo sviluppo della ricostruzione dell’area, limitando di fatto la sua influenza 

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