SUMMIT BIDEN-PUTIN: ERA DAVVERO NECESSARIO?

L’atteso incontro tra Biden e Putin a Ginevra ha suscitato non poco clamore mediatico. Ma ad evento concluso, come già anticipato, nessun risultato è stato raggiunto. 

Il 16 giugno a Ginevra ha avuto luogo l’attesissimo incontro tra i presidenti Joe Biden e Vladimir Putin, un evento che difficilmente sarà passato inosservato anche ai meno appassionati della politica internazionale, considerando che nell’ultima settimana non si è parlato d’altro. 

In particolare, i media non hanno mancato l’occasione di paragonare questo incontro a quello avvenuto sempre nella città svizzera tra Reagan e Gorbachev nel 1985. Anche in quel caso, infatti, dopo un periodo di distensione, le relazioni tra i due paesi sembravano essere ad un punto di non ritorno, soprattutto a causa della questione nucleare che ai tempi era sicuramente la più grande preoccupazione dei due leader.

Nel 1985, oltre al nucleare, i temi affrontati furono la violazione dei diritti umani in Unione Sovietica, in riferimento ai prigionieri politici, e l’autodeterminazione dei popoli, in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan. 

Trentasei anni e diversi presidenti dopo, la situazione non sembra essere cambiata molto. Biden è infatti arrivato a Ginevra con l’intenzione di ottenere da Putin risposte chiare sull’ingiusta incarcerazione di Alexei Navalny (diritti umani), sulla questione della Crimea e del Donbass (autodeterminazione) e sulla strategia nucleare russa. Ironicamente, entrambi gli incontri sono avvenuti dopo discutibili affermazioni dei presidenti americani sulla controparte russa: Reagan aveva definito l’URSS “l’impero del male”, mentre Biden qualche mese dichiarò senza mezzi termini che Putin era un assassino.

L’unica novità aggiunta allo scenario, e l’argomento sul quale Biden ha insistito maggiormente, sono stati i cyber attacchi russi nei confronti di alcune istituzioni americane e la loro presunta influenza sulle elezioni. L’importanza della cybersecurity in questo summit può essere interpretata come il più evidente segno dei tempi: se nel 1985 l’URSS rappresentava una minaccia per i suoi armamenti nucleari, nel 2021 la Russia viene temuta principalmente per i suoi hacker e le loro capacità informatiche. 

Nonostante l’urgenza della questione, posta anche tra le priorità nell’agenda USA, nessun risultato è stato raggiunto a riguardo. In realtà, si può affermare che l’unica cosa su cui i due leader siano riusciti a concordare in quattro ore di fitta conversazione è stato il ritorno degli ambasciatori nelle rispettive capitali, dopo che erano stati richiamati in patria a causa delle dichiarazioni di Biden e le conseguenti risposte di Putin.

Eppure, l’incontro è stato definito “positivo” dall’americano e “produttivo” dal russo, entrambi mostrandosi soddisfatti del proprio lavoro. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché?

Il summit è stato proposto da Biden. Le ragioni sono molteplici: si tratta del primo incontro con Putin da presidente in carica degli USA e quindi previsto dal protocollo diplomatico, ma soprattutto, come sottolineato dal Presidente stesso, era importante che le questioni citate venissero affrontate di persona. Inoltre, l’invito a Ginevra può essere considerato come un’offerta di pace dopo la tensione degli ultimi mesi, che aveva fatto respirare aria di guerra fredda. Tuttavia, sebbene l’iniziativa sia partita da Washington, molti giornalisti hanno subito sottolineato come l’evento avrebbe giovato principalmente a Putin.

Secondo gli americani, questa sarebbe stata per lui un’occasione da non sprecare: su un palco internazionale, accanto al leader dei paesi democratici, Putin ne avrebbe sicuramente guadagnato in potere e status. Alcuni hanno addirittura criticato la scelta di Biden, insinuando che l’evento avrebbe legittimato la figura di Putin come leader di una potenza mondiale, una sorta di riconoscimento ufficiale.

Ciò che si fa fatica a comprendere è secondo quale logica, dopo 20 anni alla guida della Russia, Vladimir Putin avrebbe bisogno di sentirsi legittimato in quanto figura politica da un incontro che di fatto non ha significato nulla. E qui si arriva al punto cruciale: era davvero necessario?

Entrambi i protagonisti, nel corso delle loro conferenze stampa separate, si sono espressi positivamente sull’incontro ma, cosa ben più importante, hanno rimarcato le loro posizioni divergenti e talvolta del tutto incompatibili sui temi affrontati, in particolare su Navalny e i cyberattacchi. Nessuno, né tra i russi né tra gli americani, è rimasto sorpreso da questo esito, anzi, in molti hanno confessato che l’incontro sia andato molto meglio del previsto. 

Quindi, ricapitolando: Biden e Putin si sono incontrati dopo dieci anni, in un momento in cui le relazioni tra loro stessi e i rispettivi paesi sono ai minimi storici, hanno discusso di questioni sulle quali entrambi sapevano perfettamente di non poter mai concordare, in modo più o meno implicito hanno dichiarato di non fidarsi l’uno dell’altro e di considerarsi avversari, ed hanno tenuto conferenze stampa separate.

Tuttavia, per ragioni abbastanza incomprensibili, l’incontro viene considerato un enorme passo avanti e il punto di partenza per una serena coesistenza nei prossimi anni: probabilmente le aspettative erano così basse che perfino una stretta di mano è stata interpretata come un eccellente atto diplomatico. 

Parlando di strette di mano, tra le varie analisi non sono mancate certo quelle sul linguaggio del corpo dei due uomini, che hanno sottolineato come uno fosse decisamente più rilassato (Biden) mentre dalla postura dell’altro (Putin) si percepisse tensione, preoccupazione e, in qualche modo anche un po’ di ansia da prestazione, quasi ad insinuare che il presidente russo avesse un copione da seguire e che ogni sua mossa fosse preparata (ignorando che gran parte del cerimoniale della diplomazia sia effettivamente già stabilito e che i due presidenti siano, per forza di cose, tenuti a seguirlo in ogni caso, con azioni e frasi di rito).

Questa visione dei fatti sembra, ancora una volta, volere calcare la linea che divide i “buoni” dai “cattivi”, implicitamente suggerendo che l’evento di Ginevra sia stato semplicemente una gentile concessione fatta alla Russia, permettendole di essere, agli occhi della comunità internazionale, allo stesso livello degli USA, ma facendo di tutto per sottolineare che la realtà è ben diversa e che, in fondo, gli americani hanno cose più importanti a cui pensare.

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