IL SUMMIT 2021 DELLA NATO: L’INNOVAZIONE COME DRIVER DI CAMBIAMENTO PER L’ALLEANZA

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Ogni anno i Capi di Stato e governo dei 30 Stati membri della NATO si incontrano per il Summit: un’opportunità per valutare e fornire una direzione strategica alle attività dell’Alleanza. Quest’anno si è tenuto a Bruxelles e l’agenda della giornata si è focalizzata soprattutto su una possibile riforma dell’Alleanza, iniziativa nata già nel 2019 sotto il nome di NATO 2030. 

Defence Innovation Accelerator of the North Atlantic (DIANA)

Durante il vertice di Bruxelles è stato annunciato il lancio del Defence Innovation Accelerator of the North Atlantic (DIANA), una missione volta ad incentivare la cooperazione transatlantica sulle nuove tecnologie relative alla difesa civile e militare, sfruttando l’innovazione come leva per lo sviluppo e la trasformazione. 

Secondo David van Weel, assistente segretario generale della NATO per le sfide emergenti della sicurezza, DIANA dovrebbe raggiungere la sua capacità operativa entro il 2023 con sede sia in Nord America che in Europa.

Il ruolo principale di tale missione è quello di testare, co-progettare e sviluppare soluzioni nel campo delle Emerging and Disruptive Technologies (EDTs) che rappresentano allo stesso modo dei rischi e delle opportunità per l’Alleanza. 

Le EDTs comprendono tutte quelle tecnologie in abito di difesa e sicurezza che avranno sul nostro futuro un impatto dirompente e rivoluzioneranno le capacità, le strategie e le operazioni militari. Van Weel ha affermato “The accelerator will support the development of seven emerging and disruptive technologies (EDTs): artificial intelligence; quantum-enabled technologies; big data processing; hypersonics; biotechnology; space and autonomy”

Il tema delle EDTs costituisce dunque un elemento centrale nel campo della sicurezza internazionale anche in relazione al terrorismo, tantoché la stessa Agenzia europea per la difesa (EDA) ha sviluppato un programma specifico al riguardo.

La strategia messa in atto dalla NATO ha pertanto due obiettivi principali: da un lato favorire lo sviluppo di tecnologie a duplice uso, ossia tecnologie utili sia in contesti civili che militari, dall’altro rafforzare l’Alleanza creando al contempo un forum per gli alleati finalizzato allo scambio delle migliori pratiche di protezione dalle nuove minacce.

DIANA sarà anche responsabile della creazione e della gestione di una rete di sovvenzioni per incentivare la crescita di startups che possano soddisfare le esigenze tecnologiche della NATO. 

A tal proposito durante il vertice del 14 giugno 2021 è stato istituto il NATO Innovation Fund che prevede una serie di investimenti per un miliardo di euro in 15 anni. 

E’ evidente come la volontà dell’Alleanza rispetto ai precedenti investimenti in campo tecnologico sia quella di migliorare il network con nuove startups piuttosto che con le tradizionali e grandi aziende che operano già in questo settore.  

Il fondo in questione segue il modello del Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), ossia l’Agenzia del Dipartimento di Difesa americano responsabile della ricerca e sviluppo di tecnologie innovative per la sicurezza nazionale. 

Notiamo dunque come il DARPA risulti uno strumento fondamentale per incentivare la cooperazione transatlantica nel campo delle tecnologie più critiche attraverso il coinvolgimento del settore privato, delle università e di altri enti non governativi nelle attività della NATO. 

Climate Change and Security Action Plan

Per la prima volta la NATO ha posto attenzione anche al problema del cambiamento climatico, altro punto dell’Agenda 2030. Il nuovo Piano d’Azione riguardante il cambiamento climatico e la sicurezza prevede la messa in atto di una serie di provvedimenti “green” i quali riguarderanno l’intero spettro di lavoro dell’Alleanza, dalla pianificazione della difesa alle esercitazioni.

Durante il Summit di Bruxelles è stato evidenziato come il cambiamento climatico costituisca una seria minaccia per la difesa internazionale. Le temperature estreme, l’innalzamento del livello del mare, il disboscamento ed eventi meteorologici devastanti costituiscono inevitabilmente degli ostacoli al completamento di mansioni militari, con gravi conseguenze per la stabilità regionale e la sicurezza umana. 

L’obiettivo è dunque quello di ridurre le emissioni di gas serra derivanti dalle attività militari e dalle varie strutture politiche dell’Alleanza per cercare di ottenere un livello di emissioni pari a zero entro il 2050. Ovviamente per realizzare questo traguardo si rivela fondamentale l’avvio di dialoghi periodici in modo da poter condividere il maggior numero di informazioni e best practices in tema di difesa green. 

La NATO condurrà ogni anno delle valutazioni riguardanti l’impatto del cambiamento climatico sulle strategie di sicurezza transatlantica, monitorando anche i progressi in questo campo e rivalutando gli obiettivi prefissati. 

Possiamo dunque notare come il vertice di Bruxelles abbia rappresento un importante momento di cambiamento e soprattutto di innovazione del Concetto Strategico della NATO, cambiamento che si concretizzerà ulteriormente con il Summit 2022 di Madrid. 

Classe 1998, ottiene una laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l'Università di Bologna. Nel corso della triennale si specializza principalmente nel project management e in tutto ciò che concerne lo sviluppo sostenibile, grazie soprattuto al suo attivismo nell'ambito dell'associazionismo.
A seguito di un periodo di studio trascorso in Svezia, durante il quale ha potuto approfondire temi relativi al security risk management, decide di approfondire questo interesse con un Master in International Security Studies presso la Charles University di Praga, optando per una specializzazione in ambito tecnologico.
Attualmente, oltre a frequentare il Master, sta lavorando come consulente presso un'agenzia di consulenze manageriale italiana occupandosi principalmente di risk management e sviluppo sostenibile.

Membro della redazione dello IARI, scrive per l'area "Difesa e Sicurezza".

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