LA POLITICA ESTERA DEI DIRITTI UMANI: MITO O REALTÀ?

Se nel mondo di oggi siamo ormai abituati ad associare il concetto di rispetto e promozione dei diritti umani all’Unione Europea ed alla sua azione normativa, questo stesso concetto incontra ancora diversi ostacoli nella sua effettiva implementazione all’interno della vasta politica estera europea. 

L’Unione Europea come Normative Power dei diritti umani

Ian Manners descrisse, nei primi anni 2000, l’Unione Europea come il vero “normative power” della nostra era[1]. Essendo essa un attore internazionale senza precedenti, dalla sua essenza stessa scaturisce una competenza normativa in grado di determinare nuove linee di condotta nel panorama delle relazioni internazionali.

Questa concezione è indispensabile per affrontare il tema della Politica Estera dei Diritti Umani. Sebbene uno specifico provvedimento in questo senso non sia ancora presente nell’ordinamento europeo, gli svariati articoli e disposizioni da trattato riguardanti il rispetto e la promozione dei i diritti umani costituiscono un filo rosso che permea ogni disposizione europea sull’Azione Esterna.

Applicando a ciò la cornice di “normative power”, possiamo osservare come la Politica Estera dei Diritti Umani diventi uno strumento normativo che permette all’Unione Europea di produrre norme di diritto esterne al suo stesso ordinamento e che determinano la personalità stessa dell’Unione nello scenario internazionale. 

Incongruenze e contraddizioni nell’ordinamento europeo

La personalità internazionale dell’Unione può essere definita come strettamente legata, se non addirittura fondata, sui valori che ne hanno determinato in primo luogo l’esistenza, ossia sul rispetto per la democrazia, le libertà individuali ed i diritti umani.

Questi ultimi si sono fatti strada nell’ordinamento europeo fino ad essere considerati, nel post-Lisbona, prerogative indispensabili per la legittimità stessa dell’Unione di agire come entità propria nello scenario internazionale. 

Tuttavia, l’Azione Esterna dell’Unione Europea è esclusa dall’azione regolatrice della Corte di Giustizia ex. Art.24 TUE, il che causa un vuoto giurisdizionale che è oggetto di critiche per quanto riguarda la responsabilità giuridica delle istituzioni europee e degli Stati Membri per i loro atti di politica estera.

La Corte Europea dei Diritti Umani si è invece pronunciata in svariate occasioni in merito a violazioni dei diritti umani da parte di Stati Membri avvenute in territori terzi. La capacità della Corte di dirimere sulla responsabilità extraterritoriale delle parti contraenti, applicando un’interpretazione vasta al concetto di giurisdizione esplicitato all’Art.1 CEDU, potrebbe rivelarsi una valida soluzione alle lacune giuridiche della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

È per questo motivo che, all’Art.6 TUE, si determina che l’UE debba accedere, come sua propria entità giuridica, alla CEDU, divenendone una parte contraente e di conseguenza soggetta a revisione di ogni suo atto, compresi quelli sui quali la Corte di Giustizia non ha voce in giudizio, ossia l’Azione Esterna. 

Ad uno sguardo più approfondito della giurisprudenza europea si può trarre la conclusione che la Politica Estera dei Diritti Umani, seppur fondata su nobili premesse e promettendo encomiabili risultati, ha principalmente lo scopo di giustificare e legittimare la personalità internazionale dell’Unione Europea, e sul lato pratico è caratterizzata da innumerevoli contraddizioni e inconsistenze.

Indubbiamente, la sfera in cui queste inconsistenze si manifestano in modo più preponderante è la Politica Europea di Vicinato. Questa politica regionale, basata sui successi della politica di allargamento, trae la sua ragion d’essere proprio dal concetto di esportazione dell’acquis communautaire, lo stesso concetto alla base della Politica Estera dei Diritti Umani. La PEV è dunque strettamente collegata a quest’ultima, ed in essa sono riscontrabili le sue principali difficoltà di applicazione pratica. 

La Politica Europea di Vicinato: ambizioni deluse?

Il Vicinato, contestata regione artificialmente riunita sotto un solo nome, raccoglie in sé i temi più caldi e le realtà più scottanti del panorama internazionale contemporaneo. Basti pensare alla crisi migratoria che interessa i Paesi del Vicinato Meridionale, oppure la crisi post-2014 con la Russia e le sue ripercussioni nel Vicinato Orientale.

È proprio in questa regione che l’Unione Europea potrebbe affermarsi come un efficace e influente attore politico internazionale, ponendo l’accento sulla sua linea di politica estera che necessariamente poggia sul rispetto e la promozione dei diritti umani.

Questo processo è già iniziato grazie all’utilizzo sempre più ampio di clausole di condizionalità all’interno degli accordi di cooperazione e associazione con i Paesi del Vicinato, che fanno riferimento sempre più spesso a quadri internazionali di protezione dei diritti umani.

Tuttavia, la nozione di valori dei diritti umani “condivisi” con alcuni Vicini autocratici influisce negativamente sulla credibilità dell’Unione come difensore dei diritti umani nella regione e sull’approccio basato sui diritti umani dichiarato nella PEV. Inoltre, nuove sfide all’interno e al di fuori dell’Europa stanno provocando ulteriore instabilità, inefficienza e incoerenza del quadro europeo della promozione dei diritti umani nella regione.

Valutando le sfide per la promozione della Politica Estera dei Diritti Umani nel Vicinato, si possono riscontrare incongruenze a livello orizzontale e verticale. Orizzontalmente, queste carenze sono principalmente spiegate dal fatto che l’UE non dispone di una base giuridica sufficientemente solida per l’attuazione di una Politica Estera dei Diritti Umani efficace.

Una frammentata divisione di competenze a livello interistituzionale europeo si traduce in una inconsistente produzione di iniziative e policy making riguardo il Vicinato[2]. Inoltre, la mancanza di una sistematica cornice per l’applicazione della Politica Estera dei Diritti Umani e che concretizzi gli obiettivi descritti all’Art.21 TUE causa ritardi e confusione nell’applicazione di questi stessi obiettivi.

In aggiunta, la mancanza di applicabilità in sede di giudizio sofferta dalla Corte di Giustizia non sembra considerare la responsabilità giuridica delle istituzioni europee e degli Stati Membri per gli atti di politica estera che potrebbero ledere i diritti umani dei cittadini di paesi terzi.

In verticale, la coerenza è teoricamente richiesta dall’articolo 24 TUE, ma in pratica disaggregazione in decisioni di politica estera da parte di Stati Membri, interessi nazionali divergenti ed iniziative individuali controproducenti continuano a minare l’approccio comune europeo nel Vicinato.

I Paesi Membri sempre più spesso e specialmente nei confronti dei Paesi del Vicinato tendono a dare priorità alla propria linea di politica estera nazionale indipendentemente dall’approccio comune a livello europeo.

Le sfide per la Politica Estera dei Diritti Umani nel Vicinato

Questi mutevoli confini nella Politica Europea di Vicinato pongono all’UE il difficile compito di dover combinare le norme nazionali, europee e internazionali sui diritti umani con obiettivi politici spesso contrastanti. Tale conflitto tra valori ed interessi rappresenta una seria sfida per la comunità giuridica europea: l’Art.21 TUE obbliga infatti l’Unione a promuovere lo stato di diritto e la validità universale dei diritti umani nella sua azione esterna.

L’UE ha una sua personalità giuridica internazionale ed è vincolata a questi obiettivi anche dalla sua Carta dei Diritti Fondamentali. Al contrario, vi sono forti incentivi politici ad aggirare i requisiti legali europei tramite accordi bilaterali tra Paesi Membri e Paesi del Vicinato o tramite accordi non vincolanti sponsorizzati dall’Unione stessa.

Voci contrastanti all’interno delle istituzioni europee ed idiosincrasie nazionali che prepongono interessi nazionali ai valori comuni generano necessariamente politiche incoerenti nei confronti del Vicinato, dove è più necessario per l’UE presentarsi con una voce unita e coerente in modo da smentire finalmente il suo epiteto di “political dwarf”[3].

In questo contesto, l’Italia è stata messa a giudizio della CEDU per favoreggiamento della guardia costiera libica nel contesto della crisi migratoria. Una condanna in questo senso metterebbe direttamente in discussione la coresponsabilità dell’Unione Europea in materia[4].

Inoltre, nel 2019 è stata presentata una causa preliminare presso la Corte Penale Internazionale contro persone responsabili nell’UE di crimini contro l’umanità nel Mediterraneo meridionale[5]. Come possono questi fatti essere considerati coerenti con il quadro della cosiddetta Politica Estera dei Diritti Umani dell’UE?

Indubbiamente, la Politica Estera dei Diritti Umani deve dimostrare la sua efficienza e rilevanza non solo alla comunità internazionale, ma ai Paesi Membri, gli stessi che hanno preso parte alla sua creazione, e le sue competenze e i suoi provvedimenti richiedono un potenziamento, se non una vera e propria ristrutturazione radicale. 


[1] Manners, I. (2002). Normative Power Europe: a contradiction in terms? Journal of Common Market Studies, vol.40, No.2, p. 252.

[2] Lang, A. (2014). La politica estera dell’Unione Europea: inquadramento giuridico e prassi applicativa. Giappichelli. Torino., p.4.

[3] Whitney, R. (25 January 1991). WAR IN THE GULF: EUROPE; Gulf Fighting Shatters Europeans’ Fragile Unity. The New York Times. Accessed on 21/10/2021. Available at: https://www.nytimes.com/1991/01/25/world/war-in-the-gulf-europe-gulf-fighting-shatters-europeans- fragile-unity.html

[4] Wintour, P. (8 June 2018). “UN Accuses Libyan Linked to EU- Funded Coastguard of People Trafficking. Libyans Associated with Italy’s Deal to Reduce Migration Also among Six Placed under Sanctions”. The Guardian. Accessed on 24 February 2021. Available at: https://www.theguardian.com/world/2018/jun/08/un-accuses-libyan-linked-to-eu-funded-coastguard- of-people-trafficking 

[5] Bendiek, A. and Bossong, R. (2019). Shifting boundaries of the EU’s Foreign and Security Policy. SWP Research Paper. German Institute for International and Security Affairs. Berlin. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS